Dalla Bibliotheca Universalis a Google Books, passando per la Bibliotheca Selecta

Gessner_Possevino_GoogleL’idea di offrire “un accesso universale” al sapere non è un concetto esclusivamente moderno. Non sono stati Larry Page e Sergey Brin –  con il loro visionario “Google Books”  che doveva “ organizzare l’informazione del mondo per renderla accessibile a tutti” – i primi ad avere questa idea. Qualche secolo addietro – per la precisione nel 1545 – qualcuno aveva già pensato una cosa simile.

Infatti, proprio in quell’anno cominciava a circolare in Europa la “Bibliotheca Universalis”, opera monumentale – in 4 volumi – del naturalista, teologo e bibliografo svizzero Conrad Gessner (1516-1565). La tecnologia utilizzata è, ovviamente, la più avanzata dell’epoca: il libro a stampa. Ma, l’eccezionalità è soprattutto nei contenuti: migliaia di pagine dove è raccolto la summa dello scibile umano dell’epoca. Si tratta dell’elenco di oltre 15 mila opere – nelle tre lingue base della cultura europea: ebraico, greco e latino – che rappresentano, in quello scorcio del XVI secolo, tradizione e apice della civiltà occidentale.

Nelle pagine della “Bibliotheca Universalis”, le opere sono catalogate per titolo e autore, con l’aggiunta di note tipografiche, numero delle pagine e formato. Inoltre, l’ordinamento immaginato da Gessner offre anche la possibilità di localizzare – e quindi teoricamente di accedere – alle opere, riportando per ognuna l’indicazione del luogo ove è conservata: le biblioteche di Roma, Firenze, Bologna, Venezia, alcune  biblioteche dei paesi germanici e poi raccolte private di studiosi tra le quali anche quella di Erasmo.

Ovviamente, l’accesso universale ”modello XXI secolo” di Google Books – conseguenza dell’impressionante rivoluzione tecnologia e digitale degli ultimi decenni – presenta numeri di tutt’altro genere rispetto alle dimensioni della “Bibliotheca Universalis” di Gessner: a ottobre 2015 i libri digitalizzati dalla Big Company di mountain view erano più di 25 milioni,  con l’obiettivo finale di annettere al mega archivio digitale tutti i libri pubblicati al mondo che – secondo una stima più o meno attendibile – ammonterebbero a circa 130 milioni.

Tuttavia, oltre a numeri completamente diversi  (anche se sulla base di alcune stime è stato calcolato che già nel 1500 i libri a stampa in circolazione Europa si aggirassero tra dieci e venti milioni di copie) bisogno tener conto dell’impostazione opposta delle due “Biblioteche Universali”: quella di Google basata visibilmente sulla quantità ovvero sul voler indicizzare – a prescindere –  tutto il patrimonio librario esistente, mentre la “Bibliotheca Universalis” di Gessner al contrario basata sulla qualità,  cioè su una selezione erudita di opere ritenute fondamentali sia alla circolazione del sapere che allo sviluppo della cultura umana del tempo.

Ma c’è di più, la “modernità” di Gessner non si limita alla sola idea di “accesso universale”, ma va oltre:  l’erudito svizzero si preoccupa anche di come debba  essere organizzato tecnicamente l’accesso al sapere. A questo scopo, Gessner scompone raccolta e strutturazione delle informazioni in tre passaggi ancora oggi attualissimi: 1) raccolta delle informazioni 2) inserimento di queste informazioni in una forma memoria organizzata 3) predisposizione strumenti per il recupero di queste informazioni. E nella sistematizzazione del terzo passaggio, ha un ulteriore colpo di genio: inventa la “scheda di catalogo”.

Insieme all’ideazione di questo strumento innovativo,  nasce anche l’idea della moderna biblioteconomia. Infatti, la scheda di catalogo non solo sopravvive al suo ideatore, ma attraversando i secoli e dopo  aver conquistato il mondo delle biblioteche è giunta fino a noi. E oggi –sopravvissuta anche alla rivoluzione dell’informatizzazione – la scheda di catalogo la ritroviamo, dematerializzata ma inalterata nei suoi tratti essenziali, ancora in uso nei cataloghi on line (OPAC) delle biblioteche di tutto il mondo.

 Nel 1525, durante il sacco di Buda compiuto dai turchi, la grande biblioteca del re Mattia Corvino viene devastata. Vent’anni dopo, al momento della comparsa della “Bibliotheca Universalis”, la grande impressione suscitata da questo evento è ancora forte tra gli eruditi europei, tra questi c’è anche Gessner che ne trae spunto per affrontare un altro grande problema strettamente connesso con l’accesso universale: la tutela e la conservazione del patrimonio librario. In questo senso la “Bibliotheca” di Gessner si propone anche come “guida” per la formazione di biblioteche pubbliche e private concepite – per la prima volta – come istituzioni indispensabili nel mettere a riparo le collezioni librarie da eventi calamitosi di varia natura.

Ma come sempre accade, a un certo punto, il pendolo della storia muta direzione: e alla cultura universale umanistica da cui aveva avuto origine la “Bibliotheca” di Conrad Gessner presto si sostituiscono particolarismi e chiusure che annunciano da lì a poco l’avvento della Controriforma. Ed è in un’Europa ormai attraversata dal “morbo dell’eresia” che la Chiesa Cattolica parte al contrattacco sbarrando la strada all’accesso universale al sapere, a cominciare dai libri. Nel 1559 su ordine del Papa Paolo IV è pubblicato l’Index librorum prohibitorum cui presto seguirà “l’Indice tridentino”.

È in questo clima oscurantista che nasce il progetto del gesuita Antonio Possevino (1533-1611) della “Bibliotheca Selecta”, in pratica l’anti-Bibliotheca Universalis: è la fine dell’idea di biblioteca aperta e universale e inizio del suo contrario. La biblioteca progettata da Possevino è “Selecta” in quanto filtro “ad excludendum” del sapere. Al contrario della “Bibliotheca Universalis”, deve con urgenza  porre “rimedi contra la libertà degl’ingegni troppo o curiosi o penetranti” e quindi creare una “biblioteca ideale e chiusa” del sapere controriformato nella quale solo alcuni libri (religiosi) sono permessi mentre molti altri (classici antichi e contemporanei) invece proibiti, tra questi: il Principe di Machiavelli, “l’arabica versio Aristotelis depravatissima”, le Satire di Luciano, il De rerum natura di Lucrezio…ecc.

E il pendolo della storia oggi da che parte sta andando? Dalla presentazione – nel 2004 –  del progetto “Google Books” che appunto doveva “ organizzare l’informazione del mondo per renderla accessibile a tutti”, molta acqua è passata sotto i ponti e la grande campagna di mass digitization per “liberare” tutti i libri del mondo, secondo molti osservatori, è in realtà diventata un modo per rendere i testi digitalizzati computabili e di conseguenza trasformabili in risorsa sia per lo sviluppo di progetti di intelligenza artificiale che di altre applicazioni “smart” a carattere prevalentemente commerciale, con un progressivo affievolirsi (se non spegnersi) dell’originario progetto culturale.

Nell’era post-libro, nell’era di Internet dove – all’inizio – tutto sembrava più aperto e libero, è in corso una mutazione preoccupante. L’accesso universale – grande promessa dalla rivoluzione digitale –appare sempre di più una chimera. Le Big Internet Company, a cominciare da Google, Facebook ecc., hanno ormai colonizzato la Rete e controllano domande e risposte delle ricerche on line di tutto il mondo. E chi controlla domande e rispose, controlla la realtà. Oggi, come nel XVI secolo, abbiamo bisogno di più cultura umanistica, di più apertura, di più universalismo. Servono – con urgenza – tanti Gessner per contrastare i Possevino  del XXI secolo.

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