Prestito digitale: la negoziazione possibile

Gli editori non vedono di buon occhio il prestito digitale, anzi per alcuni è solo un modo per veicolare pirateria o nella migliore delle ipotesi rappresenta una pericolosa concorrenza all’acquisto diretto degli ebook. Per fortuna non tutti la pensano così. Ma, anche i favorevoli, lo concepiscono comunque in maniera restrittiva: una replica –  spesso in peggio –  del tradizionale modello analogico.

l’American Library Associaton (ALA) ha una sua strategia al riguardo: negoziare a tutto campo con gli editori nell’ambito dei modelli di business imposti alle biblioteche. Se gli editori offrono gli ebook a condizioni meno favorevoli dei libri a stampa, le biblioteche per accettare queste condizioni devono ottenere qualcosa in cambio. Secondo l’ALA i margini ci sarebbero, ed i risultati eventualmente ottenuti permetterebbero alle biblioteche – in una fase di drammatiche ristrettezze economiche – di poter contare su nuovi ricavi senza per questo rinunciare alle imprescindibili condizioni di base del servizio pubblico dovuto agli utenti, che è riassunta nelle seguenti tre caratteristiche “non negoziabili”:    1) esaustività dell’offerta 2) durata dei diritti 3) integrazione con accesso ai metadati e agli strumenti di gestione forniti dall’editore per migliorare la fruizione dei contenuti.

Gli editori partono da una regola ferrea:  “one copy – one user”. Negando la caratteristica “specificità” del digitale, ossia la possibilità che una   stessa risorsa abbia, nello stesso tempo, più utilizzi senza detrimento per alcuno, i prestiti vengono limitati ad un solo utente alla volta in base ad ogni licenza di ebook acquistata. Si tratta di una restrizione generalmente accettata, ma che spesso comporta lunghe liste d’attesa per ottenere il prestito dei titoli più richiesti. La proposta dell’ALA è reintrodurre la “specificità digitale” in cambio di compensazioni economiche: gli editori potrebbero concedere il prestito simultaneo a due o più utenti sulla base di un ritocco in alto del prezzo di vendita degli ebook.

Questa idea si scontra con il fatto che i prezzi dei libri digitali sono già troppi alti. Nel report si denuncia l’effetto “variable princing” sui programmi di spesa delle biblioteche. I prezzi degli ebook variano ampiamente. Alcuni sono addirittura al di sopra del prezzo della copia cartacea. Come soluzione è suggerita una “platform fee”, cioè una “tassa di piattaforma” definita genericamente come una via di mezzo tra l’acquisto d’accesso ad un database e la sottoscrizione di un abbonamento annuale. In realtà, piattaforme digitali che gestiscono l’arrivo degli ebook in biblioteca, non sembra che abbiano economizzato le transazioni. Anzi. Il modello economico del “digital lending” tramite mediatori-aggregatori come Overdrive negli USA oppure MediaLibraryOnLine in Italia, ha i suoi costi, e prevede, di solito, non solo l’acquisto dell’ebook a prezzo di copertina e una quota associativa alla piattaforma d’accesso ai file, ma anche un tanto a download.

Proprio per agire sui prezzi, nel tentativo di riportarli verso il basso, l’ALA individua altri spazi di negoziazione nell’ambito del modello: “limitazioni sul numero dei prestiti”. Gli editori, infatti, dopo un certo numero di prestiti,  possono costringere le biblioteche a riacquistare l’ebook. Quello che, ad esempio,  ha fatto HarperCollins mettendo un limite di 26 volte al prestito degli ebook nelle biblioteche inglesi: iniziativa che ha suscitato grandi proteste nel mondo bibliotecario di quel paese. Per l’ALA, malgrado che la ratio del modello comporti anche una violazione del principio di proprietà, lo schema potrebbe anche essere praticabile, ma a certe condizioni: anzitutto prezzi più bassi per gli ebook, poi aumento del numero dei prestiti effettuabili ed infine la  possibilità per la biblioteca di acquisire definitivamente gli ebook dopo un certo numero di anni dall’acquisto, in modo da garantirsi l’accesso permanente ai titoli fuori catalogo.

Un altro aspetto del digital lending che toglie il sonno agli editori è il prestito da remoto. La britannica Publisher Association sostiene che il prestito a distanza di libri digitali da parte delle biblioteche può costituire una “grave minaccia” per le attività commerciali degli editori. A queste parole è seguito  un energico invito alle biblioteche perché smettano di consentire la pratica del download e chiedano invece ai propri utenti – così come hanno sempre fatto con i libri a stampa – di ritirare in sede gli ebook presi in prestito. La modalità “check-out in biblioteca” denunciata nel report dall’ALA ripropone medesime paure e richieste. In questo caso la posizione dell’associazione è rigida: la pretesa di sottoporre a controllo in biblioteca gli ebook in prestito è definita “un’inutile barriera”, un “non-senso per gli utenti”. Un esempio di atteggiamento retrogrado che sembra ignorare il fatto che con Internet tutto è cambiato: il modello della distribuzione via rete è ormai  irreversibile e non solo per libri e biblioteche, ma per tutte le tipologie multimediali. Tuttavia, come fa sapere Fiona Marriot, bibliotecaria a Luton, qualche precauzione nel prestito da remoto è anche giusto prenderla. La Marriot ha denunciato ripetuti approcci dalla Cina, Nuova Zelanda ecc. al proprio sistema bibliotecario, fatti nel tentativo di accreditarsi membri della biblioteca così da poter scaricare ebook.  La soluzione che, al momento, sembra la più adeguata è la restrizione geografica. La piattaforma Overdrive prevede,  nel suo sistema di prestito,  controlli per garantire che le biblioteche forniscano ebook solo all’interno della loro area di servizio.  Dello stesso avviso è l’ALA che suggerisce alle biblioteche di contro-proporre a quegli editori troppo insistenti sull’introduzione di vari check-out,  di riservare il download da remoto solo a quegli utenti fisicamente presenti all’interno dei confini geografici di competenza della biblioteca.

In ogni caso, la rinegoziazione dei modelli di business che l’ALA propone alle biblioteche, oltre ad impegnarle in trattative su tutta una serie di condizioni accettabili o meno, offrirebbe loro un’ulteriore importante possibilità: recuperare spazi ed iniziativa approfittando della rivoluzione degli ebook sostenuta dall’editoria commerciale. Che il futuro delle biblioteche passi attraverso una partnership sempre più stretta con gli editori, è parte importante della filosofia dell’ALA. Il suo presidente – Maureen Sullivan – lo ha messo in chiaro quando ha spiegato che: “il nostro obiettivo è mettere insieme lettori, editori e biblioteche. Le biblioteche possono fare marketing per i libri in varie forme, promuovendo la reperibilità di opere, raccomandando titoli, ospitando autori ecc. “ E questo, secondo Sullivan, a maggior ragione va fatto con gli ebook. Il contributo che le biblioteche possono dare alla costruzione – insieme agli editori – di un “e-reading ecosystem” può migliorare di molto i rapporti facendo recedere anche quegli editori più intransigenti che oggi – in maniera inaccettabile – si rifiutano di vendere ebook alle biblioteche.

Nello specifico, rispetto ai modelli di business, l’opportunità per le biblioteche – secondo il report ALA – è  fondamentalmente determinata dalla natura digitale degli ebook: coglierla  permetterebbe loro il salto di paradigma, ossia oltrepassare i  modelli costituenti tutti basati sui supporti cartacei. Parallelamente, stessa cosa – aggiungiamo noi – dovrebbero fare gli  editori, ossia rinunciare  all’imposizione dei vari modelli restrittivi e macchinosi derivanti, anch’essi,  dal mondo analogico. E’ una “visione” che immagina un ruolo assai diverso per le biblioteche nei prossimi anni: una svolta in senso commerciale in sintonia con le proiezioni future del mercato degli ebook. L’idea è integrare biblioteche, utenti, autori, editori in un’unica piattaforma promozionale e  distributiva del libro digitale. Insomma, autorevolezza e  competenze delle biblioteche al servizio di forme di marketing per libro e cultura. Tutto questo porterebbe, secondo l’ALA, a ritorni economici che garantirebbero – in prospettiva – la sostenibilità di un settore messo sempre più a rischio dalle politiche di tagli attuate nei comparti pubblici.

Non c’è dubbio che mentre il mercato degli ebook continua a crescere, la biblioteche devono affrontare una doppia sfida: al loro interno quella della riorganizzazione delle collezioni e dell’implementazione di nuovi servizi di lettura e prestito digitale, al loro esterno quella di convivere in qualche modo  con gli aggressivi modelli economici distributivi degli ebook. Quello dall’ALA è il tentativo di trovare un “compromesso” tra servizio pubblico e le esigenze  della nuova editoria digitale. Tentativo difficoltoso giacché le biblioteche – braccate da una tempistica che l’innovazione ebook  rende sempre più incalzante – rischiano, prese dalla fretta di aggiornarsi, di diventare non tanto  agenzie di alfabetizzazione per la cultura digitale e per la promozione del libro e della lettura, quanto ben più banali piattaforme deputate all’aggregazione e al download dei libri elettronici. Tutto questo, mentre  rimane lì ferma, la questione dei diritti: un altro macigno sull’utilizzazione degli ebook e sul prestito digitale. A differenza del libro a stampa che riunisce in sé supporto e contenuto e vede quindi assolti tutti i diritti al momento dell’acquisto, il libro digitale – in tutte le sue fasi d’utilizzo compresa quella del prestito – ha bisogno di una protezione continua. Il report dell’ALA non affronta direttamente la questione, ma nella sua difesa della funzione di “servizio pubblico” svolta dalle biblioteche, uno dei punti qualificanti e “non negoziabili” è proprio la libera gestione dei diritti:  “le biblioteche devono poter decidere di possedere i libri acquistati, incluso il diritto di trasferire i contenuti a una piattaforma diversa e darli in prestito per un periodo di tempo indefinito”. Una situazione molto distante rispetto a come il sistema dei lucchetti digitali (DRM), voluti fortemente dagli editori, costringe il digital leanding: un ibrido troppo ancorato alle logiche del mondo analogico e poco a quelle ben più vantaggiose del digitale. Ed è proprio da questa sbagliata mescolanza che nascono gran parte dei problemi non solo per gli utenti e le biblioteche, ma per il prestito digitale nel suo insieme. Prova ne è – per adesso – il suo mancato decollo: non solo da noi – spiegabile con i nostri noti ritardi – ma soprattutto negli USA d0ve malgrado l’80% delle biblioteche pubbliche metta ormai a disposizione libri digitali, solo il 12% di utenti definiti lettori “forti” dichiara di aver preso almeno una volta in prestito un ebook in biblioteca.

Pubblicato su Biblioteche oggi n. 10  2012


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