Le biblioteche con il “Douglas County Model” tentano “la rivoluzione” implementando proprie piattaforme per la distribuzione di ebook

Secondo Jamie LaRue della Douglas County Libraries, le biblioteche, per riappropriarsi della loro tradizionale autonomia nella gestione e distribuzione della conoscenza oggi a rischio causa la rivoluzione digitale, devono riprendere in mano il proprio destino a cominciare dagli ebook. E per farlo, hanno bisogno di dotarsi di proprie piattaforme distributive che possano finalmente liberarle dal “giogo” dell’attuale distribuzione di contenuti basato su un sistema calato dall’alto costituito dal blocco “editori-piattaforme di intermediazione private”.

Il tramonto del modello cartaceo e l’avvento delle risorse digitale hanno segnato la cesura. Nel sistema precedente le biblioteche potevano acquistare con cospicui sconti (fino al 40-45%) libri dagli editori, con anche la possibilità di ottenere altre copie con le quali sostituire quelle usurate. Ma, con gli ebook tutto è cambiato. Gli editori hanno introdotto nuovi modelli distributivi che quasi sempre prevedono piattaforme distributive gestite da operatori specializzati, e come conseguenza si è verificato sia un forte aumento dei prezzi dei libri digitali rispetto a quelli cartacei sia l’introduzione di pesanti limitazioni nel servizio di prestito. L’opinione di Jamie LaRue è che i modelli adottati dai grandi editori come HarperCollins, Random House ecc., stiano, di fatto, spingendo le biblioteche fuori dal mercato del libro.

Da qui l’idea “rivoluzionaria”: perché le biblioteche non si dotano di proprie piattaforme distributive così da permettergli di “bypassare” gli intermediari e negoziare direttamente con editori e autori? Con uno sforzo finanziario, tecnologico e organizzativo, le biblioteche potrebbero ridiscutere con gli editori e riottenere sconti simili a quelli del passato, riacquistando anche il controllo sulle proprie collezioni con il possesso permanente dei file invece di “subire” la licenza.

Non solo. Spingendo il modello più in là, Jamie LaRue pensa che le biblioteche possano e debbano trasformarsi – sempre sviluppando proprie piattaforme ad hoc – anche in editori indipendenti nella produzione degli ebook. Con il suo staff ha creato: “The Wire”, una piattaforma on line per aspiranti autori, attraverso la quale un novello scrittore può essere guidato – Wire step-by-step – nel processo della scrittura e in quello del marketing editoriale. Il nostro compito di bibliotecari – sostiene Jamie LaRue – è anche quello di aiutare chi tra i nostri utenti vuole diventare scrittore.

Certo, il progetto messo su dalla Douglas County Libraries non è che sia a costo zero: almeno 100 mila dollari sviluppo software compreso. Tuttavia, la bontà dell’intuizione di Jamie LaRue sembra trovar conferma nelle reazioni positive che arrivano dal mondo bibliotecario USA. Ispirate direttamente dal “Douglas County model”, si segnalano, infatti, diverse iniziative: dall’ENKI – collettivo delle biblioteche della California – ad altri sistemi bibliotecari in Kansas, Washington, Australia, Alaska ecc.

Tra questi, il progetto ENKI, basato su il software open source eBook Network e sviluppato da CalifaContra Costa County Library, risulta particolarmente interessante. La piattaforma implementata con Adobe Content Servers (come suggerito dal Douglas County model)  serve un consorzio di circa 220 biblioteche, e permetterà la gestione di ebook – acquistati direttamente dagli autori, piccoli editori, distributori come Smashwords ecc. – mediante condivisioni di accessi multipli e/o centralizzati a molteplici contenuti e con l’aggiunta di caratteristiche e funzionalità assenti negli attuali modelli distributivi di terze parti.

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