La “non riforma” del diritto d’autore EU e il Trattato di Marrakesh

marrakesh_screenshotDopo i tanti “rumors” sui lavori della Commissione riguardo un nuovo diritto d’autore “più moderno ed europeo”, la montagna sembra aver partorito il solito topolino… Lo scorso 14 settembre è stato diffuso  il pacchetto di documenti approvati dalla Commissione UE, e le reazioni negative degli addetti ai lavori sono state immediate:  l’AIB si è immediatamente unita a IFLA, EBLIDA, Public Libraries 2020, Europeana e Liber Liber nell’esprimere “forte delusione e disappunto a seguito della lettura dei provvedimenti che dopo tanta attesa e tanto lavoro si sperava segnassero un momento significativo nel riequilibrio dei diritti in gioco: diritto d’autore e diritto all’informazione come bene comune”. Dal canto suo, il presidente dell’IFLA – Donna Scheeder – ha rincarato la dose, commentando che “le proposte odierne sulla riforma europea Copyright sono deludenti a dir poco. Sembra che i politici siano più interessati a uno o due settori particolari (vedi lobbies editori/autori)  che alla promozione del bene pubblico. Il Parlamento europeo e gli Stati membri dovrebbero dar prova di leadership cosa di cui la Commissione non è stata all’altezza, e dare alle biblioteche l’opportunità di cui hanno bisogno per aiutare i cittadini ad accedere alla conoscenza, lavorando in questo modo alla costruzione di un’Europa più creativa, innovativa e quindi più forte”.

L’unica buona notizia che sembra far  capolino dai documenti approvati, concerne il sospirato arrivo di nuove eccezioni tali da consentire – anche in ambito UE –  il  “text and data mining”,  ovvero la possibilità  per i ricercatori europei di utilizzare queste tecnologie d’analisi di grandi insiemi di dati (big data) by-passando la tenace opposizione degli editori e i tanti  off-limits dei database proprietari.  Per il resto, a prevalere è una generale delusione. C’è però un punto dove l’inadeguatezza del “topolino” – fondamentalmente riflesso dell’assenza di una forte e condivisa volontà politica per il bene comune –  è davvero macroscopica: è quello delle “dimenticanze” rispetto alle persone con disabilità, o meglio della più generale questione della ratifica del trattato di Marrakesh.

Il 28 giugno 2013 è stato sottoscritto a Marrakesh (Marocco) un trattato internazionale frutto di una proposta elaborata dall’Unione Mondiale Ciechi: la ratio è che il diritto d’autore debba subire forti deroghe per permettere anche ai non vedenti e/o ipovedenti di accedere alla conoscenza attraverso testi veicolati in Braille, formati audio, ebook e con caratteri stampati molto ingranditi. Firma accolta con soddisfazione non solo dall’Unione Mondiale Ciechi, ma anche dal WIPO (Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale) – che in un suo studio aveva già evidenziato come solo 57 Stati membri su 184  già prevedessero eccezioni al diritto d’autore a favore di persone con disabilità visive – e soprattutto  dalla organizzazione rappresentante i non vedenti europei (European Blind Union) la quale a sua volta stima che a fronte di circa 285 milioni di ciechi esistenti al mondo soltanto il 5% dei libri pubblicati sia attualmente disponibile in versione accessibile.

Il trattato – per la prima volta – impone un vero e proprio obbligo nell’introdurre, nelle legislazioni nazionali degli Stati aderenti,  eccezioni al diritto d’autore che permettano alle associazioni dei disabili di produrre, distribuire e rendere disponibili – in formati accessibili – copie per i beneficiari senza alcuna necessità di ottenere l’autorizzazione del titolare dei diritti. Il suo campo di applicazione è quello delle opere letterarie e artistiche in forma testuale (comprese le illustrazioni), pubblicate e disponibili su qualsiasi supporto, con esclusione delle opere audiovisive quali film e programmi televisivi. I paesi  sottoscrittori al 28 giugno 2013 sono  51, tuttavia per l’effettiva entrata in vigore è sufficiente la ratifica di almeno 20 paesi: quota che è raggiunta nel giugno scorso con l’approvazione definitiva da parte di India, El Salvador, Emirati Arabi Uniti, Mali, Uruguay, Paraguay, Singapore, Argentina, Messico, Mongolia, Corea del Sud, Australia, Brasile, Perù, Corea del Nord, Israele, Cile, Ecuador, Guatemala e Canada.  Scorrendo l’elenco, balza subito agli occhi l’assenza dei principali paesi occidentale, e in particolare  di quelli UE. Ragione per cui, diventa interessante riandare agli ambiziosi pronunciamenti della Commissione Europea in materia di diritto d’autore – nel senso di “…norme moderne sul diritto d’autore nell’UE per la promozione e la circolazione della cultura europea” – per valutarli alla luce dell’atteggiamento fin qui tenuto  da Bruxelles e da alcuni dei principali Stati membri (Italia compresa ) rispetto alla ratifica del Trattato di Marrakesh.

In realtà, l’Unione Europea ha sottoscritto il Trattato e nel periodo della presidenza greca ha ripetutamente invitato gli Stati membri a ratificarlo. Ma, si sono subito manifestate forti resistenze. Il contrasto principale è sorto intorno alla questione della competenza riguardo l’eccezioni sul copyright. Per l’Unione sarebbe propria ed esclusiva , mentre per diversi Stati membri – tra cui Germania, Francia, Finlandia – si tratterebbe solo di competenza concorrente. Della controversia è stata investita la Corte di giustizia dell’Unione cui la Commissione Europea ha richiesto il parere ai sensi dell’articolo 218, paragrafo 11 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, ponendo la seguente questione: “l’Unione Europea detiene la competenza esclusiva per concludere il trattato di Marrakech volto a facilitare l’accesso alle opere pubblicate per le persone non vedenti con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa?” la Commissione – nel tentativo di trovare comunque una via d’uscita –  ha anche avanzato delle proposte di compromesso che da un lato riaffermano la sovranità dei singoli Stati membri dell’Unione  e dall’altro ribadiscono il principio della competenza giuridica dell’Unione stessa. Il tentativo di trovare un punto di equilibro, tuttavia, al momento sembra fallito, in quanto almeno sette paese – tra cui Germania e Italia – non sembrano d’accordo con questo tentativo di conciliazione.

Riguardo poi specificatamente la posizione italiana, la ratifica implicherebbe sicuramente una modifica in senso estensivo della legislazione nazionale rispetto alle tipologie di disabilità coperte dalle eccezioni.  Infatti, il regolamento attuativo – derivante dall’introduzione di un’eccezione con l’art. 71 bis sul diritto d’autore – al momento fa riferimento soltanto alla categoria dei “disabili sensoriali” (vale a dire con difficoltà a vista e udito la cui situazione sia accertata ai sensi della legge 104), mentre il Trattato di Marrakesh estende le eccezioni anche a soggetti con disabilità percettive e/o fisiche tali di compromettere l’accesso a testi stampati e/o digitalizzati.

Nel maggio 2015,  l’Unione Italiana Ciechi ha sollecitato il governo italiano a procedere alla ratifica del Trattato di Marrakesh. Invito a cui è seguita un’interrogazione parlamentare presentata al Senato. Tuttavia, la risposta data dal governo lascia presagire  una situazione di stallo che allontana le promesse di un “diritto d’autore più democratico e inclusivo” e nello specifico a tutto svantaggio di un paritario accesso alla conoscenza da  parte dei soggetti deboli:  “ritenendo che la materia di cui al trattato di Marrakech non sia di esclusiva pertinenza della UE, come la Commissione propone ma, in senso opposto, che tale competenza sia concorrente. Le asserite riluttanze del nostro Paese, in concorso con altri, a dare attuazione al trattato in esame e a ritardarne la ratifica, non corrispondono a realtà, essendo proprio l’Italia uno dei pochi Paesi che, proprio dall’asserire la competenza concorrente con la UE nella materia vorrebbe, con tale mezzo, offrire non solo tutela specifica in tutto il continente europeo alle categorie interessate, ma anche un servizio efficiente per il tramite di una normativa omogenea”.

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