Copyfails, i fallimenti del diritto d’autore europeo

CjSlZpSXAAAPixNL’associazione non-profit EDRI (European Digital Rights),  impegnata da anni nella difesa dei diritti e le libertà nell’ambiente digitale europeo, ha tra le sue priorità anche la riforma del copyright in ambito UE. Quest’ultimo tema d’urgenza si è ulteriormente rafforzato alla luce dell’ultima comunicazione della Commissione europea – presentata lo scorso 9 dicembre 2015 –  dove, malgrado l’ambizioso riferimento a un “diritto d’autore moderno, più europeo”, si evidenzia- secondo l’EDRI – un interesse solo incentrato sull’accesso ai contenuti e sul relativo adattamento di alcune eccezioni con l’esclusivo scopo di migliorare il mercato facendo rispettare alcuni precetti del diritto d’autore.

In pratica, il copyright in Europa è ancora fermo alla direttiva Infosoc (2001/29/CE) “sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione”.  Nel frattempo, la società dell’informazione e l’ecosistema digitale sono cambiati più e più volte. Secondo l’EDRI la Commissione con la comunicazione del 9 dicembre 2015 ha perso un’altra importante occasione per una riforma vera del diritto d’autore  capace di sfidare le potenti lobby costituite dalle aziende tecnologiche, dagli editori e dai titolari dei diritti.

Entrando più nel dettaglio rispetto a come il sistema copyright UE  si è finora realizzato, l’EDRI ha individuato almeno nove “fallimenti” (copyfails) rispetto ai quali sarebbe urgente intervenire per ri-impostare un  progetto di “vera” riforma a beneficio di tutti gli attori (creatori e utenti) e degno del 21° secolo:

  1. Un sistema frammentato e caotico di eccezioni nell’utilizzo delle opere protette da copyright: in base all’attuale direttiva copyright UE sulle “eccezioni e limitazioni” ogni paese dei 28 può scegliere di includere o escludere qualunque di queste eccezioni facoltative. Di conseguenza: in alcuni paesi – tra cui la Francia – gli usi delle opere protette da copyright nelle scuole subiscono molte più limitazioni che in altre paesi come ad esempio l’Estonia, mentre nel Regno Unito le persone non sono autorizzate a fare copie di brani musicali acquistati legalmente contraddicendo il diritto alla copia privata.
  1. il fallimento della legislazione UE nel dare accesso ai non vedenti alle opere protette da copyright: la UE non ha ancora ratificato il Trattato di Marrakech – ratificato anche dalla Corea del Nord – che obbliga gli Stati a introdurre limitazioni e/o eccezioni nelle loro legislazioni nazionali tale da facilitare l’accesso alle persone non vedenti o ipovedenti ai contenuti (ebook) culturali digitalizzati.
  1. Le big company di internet – Google e Facebook su tutte – indebitamente investite dagli stessi governi di un ruolo di controllo tale da trasformarle in iuna sorta di “polizia di internet”: una sorta di privatizzazione strisciante dell’applicazione della legge che sposta sulle aziende private la sorveglianza dei contenuti pubblicati in internet. Insomma, invece che sistemi come “contentID”, una vera riforma del copyright.
  1. Il problema degli autori nell’ottenere una remunerazione equa.
  1. Una protezione del copyright così eccessiva da uccidere la creatività e l’accesso alla cultura.
  1. Una “Google tax” che non è una tassa e che Google non paga…!
  1. L’impedimento della ricerca – via commerciale – del text and data mining.
  1. Il Geo-blocking, ovvero l’accesso bloccato dai contenuti on line basati sulle geolocalizzazioni.
  1. la questione DRM: la limitazione dei diritti sulla musica e libri in formato digitale.
Questa voce è stata pubblicata in copyright, diritto d'autore, ebook, editoria digitale e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *