Didattica digitale

Secondo l’Ocse il divario tecnologico tra scuola italiana e quelle dei paesi europei più avanzati è ampio. Per   numero di computer (6 ogni 100 studenti) l’Italia si colloca   (media europea 16) al terz’ultimo posto, seguita soltanto da Romania e Grecia. Quart’ultima si colloca invece per scuole dotate di tecnologie di alto livello con connessione Internet a banda larga, disponibili da noi solo per il 6% della  popolazione scolastica. La scuola italiana si ricolloca poi in fondo alle graduatorie  non solo nell’uso di strumenti tecnologici per l’apprendimento, ma anche nella formazione tecnologica degli insegnanti.  E la UE offre una spiegazione per tutti questi ritardi, quando  – nel suo rapporto “Education budgets under pressure in Member States” – ricorda che  dal 2000 al 2010 l’Italia risulta essere l’unica nazione europea che non solo non ha incrementato la spesa per l’istruzione, ma l’ha tagliata pesantemente.

Nel tentativo di reagire a questa situazione mettendo in qualche modo mano alle carenze  infrastrutturali, il MIUR ha lanciato dal 2007 il “Piano Nazionale Scuola Digitale” che comprende quattro iniziative: piano LIM (Lavagne Interattive Multimediali) e tre progetti sperimentali solo per alcune scuole pilota (cl@sse 2.0, scuol@ 2.0, editoria digitale scolastica). Con un grosso limite:  risorse finanziare modestissime, circa 30 milioni di euro l’anno ossia meno dell’0,1% della spesa pubblica per l’istruzione, vale a dire meno di 5 euro per studente. Con gli obiettivi – come sottolinea l’OCSE –  di utilizzare la tecnologia come catalizzatore dell’innovazione didattica, ma soprattutto con l’intenzione  di creare una domanda che spinga altri stakeholders a contribuire al piano.

Con la legge 128/2013 è arrivato poi un altro nuovo impulso verso la “digitalizzazione” della scuola. Con l’art. 6 è stato , infatti,  sancito un passaggio “epocale”:  l’obbligo per i nuovi testi scolastici di essere in formato digitale o misto. Insomma, il libro digitale entra ufficialmente nella scuola italiana. E anche se la legge dispone che le scuole possono – in alternativa o a complemento dell’adozione dei corsi tradizionali da parte degli editori – predisporre e organizzare contenuti digitali in maniera autonoma, di fatto – viste le carenze denunciate –  anche questa norma guarda alla platea degli stakeholders offrendo loro l’incentivo di un più ampio e garantito mercato del libro digitale scolastico.

Gli editori, a questo punto, in un certo senso “obbligati” a estendere e ri-qualificare la loro offerta di contenuti digitali, si sono lanciati nella sfida un libro digitale scolastico inteso come nuovo progetto d’apprendimento. Tutte le proposte, iniziative, progetti editoriali e sperimentazioni in circolazione, sono sostanzialmente riconducibili a due modelli : il primo – in continuità con il passato – basato  su “oggetti di apprendimento” inseriti in ecosistemi on line proprietari; il secondo, invece,  fuori dagli  schemi tradizionali e all’insegna della “didattica capovolta”, impostato su  “ambienti di apprendimento” condivisi e aperti.

Per Emilio Zanette – direttore editoriale della Gruppo Pearson,  leader mondiale nell’editoria scolastica – il libro di testo cartaceo,  con i suoi vantaggi cognitivi derivati dalla linearità, stabilità e scorrevolezza, rimane tuttora fondamentale per l’apprendimento. Mentre il direttore editoriale Zanichelli – Giuseppe Ferrari – spiega che il vecchio manuale resta, per gli insegnanti,  una base irrinunciabile, e per gli alunni un percorso fondamentale. Aggiungendo che: “ il digitale rispetto alla lunghezza e complessità del processo educativo basato sul libro di testo, può avere una funzione integrativa ma non sostitutiva”.

Nella didattica digitale della Pearson il libro cartaceo si dispiega nel  LIMBook, libro digitale sfogliabile e interattivo che permette al docente di organizzare le lezioni – anche personalizzandole – con la lavagna multimediale o con un computer collegato al videoproiettore, mentre consente allo studente – nella versione ActiveBook –  l’accesso ai contenuti digitali. Il LIMBook è integrato in un  Learning System che comprende sia un ambiente on line – Didastore –per lo studio, le esercitazioni e l’approfondimento che un Mylab, cioè una  piattaforma per la didattica personalizzata.

L’Interactive eBook – libro digitale tra i più avanzati – rappresenta anche per Zanichelli la principale proposta per la scuola digitale. Ripropone tutti i contenuti del libro stampato ma arricchito da approfondimenti multimediali con l’aggiunta di servizi di condivisione tra studenti e tra professori. Ed è accessibile – grazie ad un progetto grafico molto curato – da qualsiasi dispositivo: dallo schermo del computer ai tablet fino agli smartphone. Inoltre, Zanichelli punta molto sia sulla piattaforma ZTE con circa 50 mila esercizi scolastici disponibili sia sul Tutor on line per la matematica del biennio che ha tra i suoi punti di forza il checker, vale a dire l’assistente on line di algebra.

La piattaforma “Alexandria”, è un ambiente di apprendimento per la pubblicazione di materiali e risorse digitali autoprodotti dai docenti in linea con le buone pratiche OER (Open Educational Resources). L’ideatore di “Alexandria” è Agostino Quadrino, direttore editoriale di WikiScuola e convinto sostenitore della “didattica capovolta”.  Il modello basato sulla centralità del manuale – secondo Quadrino – è superato. Ma, il vero cambio di paradigma non sta più tanto nel cambiamento di supporto da cartaceo a digitale quanto nel passaggio da sistemi di conoscenza chiusi a sistemi aperti. Nell’epoca dove la conoscenza  è risorsa abbondante e disponibile,  i contenuti digitali “open” diventano un grande repertorio a disposizione dei docenti, come del resto disposto dall’art. 6 della L.128. E quindi, il nuovo modello – sempre secondo Quadrino – non può che essere quello di classi sempre più simili a comunità di ricerca impegnate a ri-elaborare e apprendere dal grande repertorio della Rete.

Visione, al momento, forse abbastanza utopistica, ma che tuttavia tocca una questione reale: la inevitabile e progressiva perdita di centralità del libro di testo cartaceo e connessa organizzazione didattica rispetto all’avanzare di  nuovi progetti d’apprendimento sempre più ispirati dalle nuove tecnologie. Dianora Bardi – docente di Lettere nei Licei, fondatrice di “Impara Digitale”, è tra i maggiori esperti di didattica innovativa mediante l’utilizzo delle tecnologie digitali –  offre una sintesi interessante rispetto alla contrapposizione dei due  modelli precedenti.

Secondo la Bardi, il tradizionale manuale scolastico non è da eliminare. È ancora uno strumento utile per la periodizzazione e organizzazione dello studio, ma ormai va considerato solo uno tra i tanti strumenti disponibili. Nella nuova didattica “per competenze” sostenuta dalla Bardi, gli studenti devono lavorare su fonti molteplici – ma di qualità – provenienti dalla Rete. Il libro digitale deve essere – con l’aiuto specializzato e trasversale dei docenti – autoprodotto mediante le ricerche attraverso fonti autorevoli e attendibili (siti istituzionali, portali culturali, fondazioni accademiche ecc.), ma senza dimenticare  l’ausilio di strumenti più tradizionali come i libri di testo.

La scuola italiana per entrare consapevolmente e stabilmente nell’era digitale, conclude Dianora Bardi, ha di certo bisogno d’infrastrutture e finanziamenti, ma ha soprattutto bisogno di formare i propri docenti perché insegnino  – sfruttando al meglio le nuove tecnologie compreso il libro digitale – ai ragazzi  a essere creativi, autonomi e protagonisti attraverso il lavoro di gruppo.

Pubblicato su Nòva AJ (Il Sole24ore) 7 giugno 2015

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