I librai sfidano Amazon

Qual è la differenza tra Amazon e una libreria tradizionale? La libreria All’Arco di Reggio Emilia insieme con altre librerie indipendenti scommettono su un ribaltamento dei rapporti di forza nel tentativo di riportare al centro della consapevolezza dei lettori il ruolo insostituibile delle librerie fisiche. L’idea è trasformare la distanza siderale che separa i due mondi  in gap negativo proprio per il colosso di Seattle:  noi regaliamo ai nostri clienti non solo sorrisi, ma anche consigli, competenze, iniziative, occasioni d’incontri con autori ecc., sostengono i librai. E nello stesso tempo, lanciano il “contrattacco” dai social network con l’hastag #altrocheamazon per invitare  i lettori a segnalare “ciò che, quando penserete a noi, vi farà esclamare…altro che Amazon”!

Insomma, sarà grazie agli strumenti digitali (Facebook, Twitter, Instagram ecc.)  se le librerie sopravvivranno all’imperio di Amazon perché  capaci di offrire e condividere con i propri lettori  tutto quello che il Web “oggettivamente” non può dare? L’AIE (Associazione Italiana Editori) ha prodotto un istant-book su questo tema (I social salveranno la libreria?) che raccoglie 21 buone idee pensate e sperimentate da librerie di tutto il mondo per crescere e dialogare con i propri lettori sfruttando i social network. Gli esempi sono tanti, variegati e virtuosi.

I social associati alla creatività possono produrre contenuti virali come il video, con milioni di visualizzazioni, “The joy of books realizzato dalla libreria canadese Type Book nel quale – nel corso della notte a libreria chiusa –  i libri prendono magicamente vita. Oppure, foto geniali scattate con libri posizionati in modo da sostituire parti del corpo possono diventare “Corpus Libris”: un blog di gran successo ideato dalla libraia Emily Pullen. C’è poi #librosospeso, vero e proprio fenomeno virale che grazie a Twitter, Instagram ecc. si è diffuso alla velocità della luce nelle  librerie italiane : come nella tradizione napoletana del “caffè sospeso”, il piacere è quello di acquistare un libro per lasciarlo in dono a chi entrerà dopo di noi in libreria…

Certo, la creatività assistita dai social è importante, ma ciò che alla fine potrà risultare decisivo –  sulla base delle testimonianze provenienti da librerie sparse in diversi angoli del mondo  –  è  la voglia di riscatto della libreria indipendente con la valorizzazione  della  “personal recommendation”. È  quello che – ad esempio – sta facendo l’australiana Kaleido Book & Gifts di Perth, che ha deciso di utilizzare gli strumenti digitali per ottimizzare la propria tradizione, vale a dire per comunicare pervasivamente  ai  clienti i vantaggi nell’entrare in  libreria e  trovare facilmente non solo tutte le informazioni cercate, ma anche consigli e raccomandazioni offerte da uno  staff di veri amanti dei libri e della lettura.

In Gran Bretagna, a difesa delle biblioteche indipendenti si è schierata una Big dell’editoria mondiale: Penguin Random House. Per Hannah Telfer – responsabile del settore Consumer e Digital Development dell’azienda – “la raccomandazione umana rimarrà sempre  fondamentale nella ricerca dei  libri”.  Questa scelta di campo opposta al “modello Amazon” basato su Big Data e smart algorihtms si è concretizzata con l’avvio di “My indipendent bookshop”: piattaforma innovativa che cerca di mettere insieme e-commerce, passioni dei lettori e salvaguardia delle librerie indipendenti.

I membri di “My indipendent bookshop”– semplici appassionati, blogger, bibliotecari, esperti di letteratura ecc. – allestiscono negozi virtuali dove posso mettere in mostra fino a 12 libri   raccomandandoli e condividendoli con le rispettive community attraverso Facebook, Twitter, Google+ ecc. Quando un lettore acquista un libro, entra in gioco la piattaforma e-commerce “Hive” – connessa con centinaia di librerie indipendenti sparse nel Regno Unito – che si occupa non solo della transazione ma anche di stornare una percentuale del ricavo a favore della  libreria preferita dall’acquirente.

Il progetto di Peguin scommette sia sulla possibilità di trasferire on line il modello “personal recommendation” mutuato dalle librerie indipendenti e sia sulla capacità della piattaforma di far crescere una comunità intorno alle conversazioni tra esperti e lettori, agli scambi di informazioni, ai consigli di lettura, alle condivisione delle scelte di lettura degli autori preferiti. Scommessa confortata da un sondaggio dalla stessa Peguin dal quale risulta che il 60% dei lettori nello scegliere che cosa leggere ascolta prima di tutto i suggerimenti di conoscenti, amici e familiari.

Pubblicato su Nòva AJ (Il Sole24ore) 22 febbraio 2015

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