Proposta dell’avvocato generale della Corte di giustizia europea per un limitato “diritto alla digitalizzazione”

Secondo l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea – Niilo Jaaskinen – le biblioteche, senza alcun obbligo di accordo preventivo con gli aventi diritto,  possono digitalizzare anche opere sotto copyright. Si tratta di un parere – emesso lo scorso 4 giugno – non vincolante, ma che comunque propone alla Corte una soluzione giuridica nella causa in corso.

Tutto è cominciato nel 2009, quando la Biblioteca dell’Università tecnica di Darmstadt procede nella digitalizzazione di un libro di storia in suo possesso. Il file ottenuto viene poi messo a disposizione – attraverso i terminali interni – sullo scaffale elettronico della biblioteca. A quel punto, gli utenti possono non solo consultare il testo sui monitor, ma stamparlo (per parti o per intero) oppure salvarlo su un proprio dispositivo USB.

La casa editrice Eugen Ulmer KG, dopo aver invano provato a risolvere il problema offrendo (a pagamento) alla biblioteca i sui libri in formato ebook, presenta ricorso per violazione del copyright. Dopo un primo pronunciamento del tribunale distrettuale competente, la questione, impugnata da entrambi i contendenti, finisce prima alla Corte Suprema tedesca e poi davanti alla Corte di giustizia dell’Unione Europea.

La novità interessante è l’interpretazione dell’avvocato generale delle “eccezioni” previste dall’art.5 (3) (n) Infosoc UE 2001/29. In pratica, è stabilita una sorta di equiparazione tra digitalizzazione e comunicazione. Ovvero, le biblioteche possono liberamente digitalizzare opere sotto copyright se lo scopo è: “la comunicazione o la messa a disposizione, ai singoli individui, a scopo di ricerca o di attività privata di studio, su terminali dedicati situati nei locali delle istituzioni, di opere o altri materiali contenuti nella loro collezione”.

Con la precisazione che comunque le biblioteche possono avvalersi di questo “diritto alla digitalizzazione” solo nei casi di documenti – che pur essendo ancora coperti da diritto d’autore – risultino particolarmente fragili, rari o antichi oppure quando per un’opera ci sia un evidente rischio di usura dovuto dall’elevato numero di richieste di consultazione.

Distinguendo poi tra “comunicazione” e “creazione”, sempre sulla base di quanto disposto dall’art.5 (3) (n), Niilo Jaaskinen ha invece negato la possibilità di una memorizzazione di documenti digitalizzati su dispositivi USB. Argomentando che nel caso specifico non si tratterebbe più di una “comunicazione” ma di vera e propria “creazione di copia digitale”. Lasciando però aperta la possibilità di stampa su carta di un testo digitalizzato, poiché non si riscontrerebbero differenze tra una fotocopia di pagine di un’opera fisicamente presente nei fondi della biblioteca e la stampa di pagine di una copia digitale. Aggiungendo, infine, che nel caso di stampa su carta viene anche a mancare il rischio di una distribuzione illecita diffusa di un’opera o di parti di essa.

Quello dell’avvocato generale è – per ora – solo un parere, che però ha il merito da un lato di rendere ancora una volta evidente l’annosa situazione in cui si trovano le biblioteche rispetto alla loro missione di garantire l’accesso “anche” rispetto al patrimonio culturale digitalizzato, e dall’altro di provare a trovare una soluzione “scandagliando” le “eccezioni” presenti nella Direttiva comunitaria Infosoc nel tentativo di trovare nuovi piccoli spazi di manovra in grado di “alleggerire” la pesante tutela – esercitata molto più a vantaggio degli interessi privati piuttosto che di quelli pubblici – della proprietà intellettuale quale strumento di applicazione delle libertà del mercato interno.

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