Una piattaforma digitale per i tesori culturali napoletani

metafad-640x445La forza della Rete e dell’evoluzione social del Web sta nel collegare,  raggruppare, aggregare, combinare, mischiare, integrare… un’inesauribile potenza reticolare generatrice di continue innovazioni tecnologiche ma anche di più o meno riuscite metafore. “Fare rete” è diventato una specie di mantra, valido un po’ in tutti gli ambiti e per tutti gli usi. In special modo in un settore come quello culturale, dove il tentativo di dar conto di stratificazioni, complessità e interdisciplinarietà dei fenomeni è ormai (quasi) totalmente affidato alle potenzialità gestionali, analitiche e rappresentative – finanche a quelle “taumaturgiche” –  delle tecnologie digitali.

In una città-universo come Napoli, con una storia infinitamente ricca, lo scorrere dei secoli ha prodotto una massa sterminata di cultura  via via       incastonatasi  in un numero smisurato di depositi culturali quali istituti religiosi, biblioteche, accademie, musei, archivi, conservatori….luoghi d’eccellenza, nel passato fortemente identitari, ma oggi spesso in difficoltà, a volte chiusi, in qualche caso addirittura dimenticati, ma in ogni caso  sconnessi non solo  con la Napoli attuale ma soprattutto con le reti culturali virtuali: gli utenti, le comunità, gli aggregatori del Web.

 Per reagire a questa situazione, cinque istituti – “Pio Monte della Misericordia”,   “Cappella del Tesoro di San Gennaro”,  “Società Napoletana di Storia Patria”, “Fondazione Biblioteca Benedetto Croce”, “ Istituto Italiano per gli Studi Storici” –  hanno però recentemente dato l’avvio a  una piccola rivoluzione, decidendo – grazie ai fondi europei assegnati dalla Regione Campania – di affidarsi alle tecnologie digitali appunto per “fare Rete”: programmando l’integrazione dei rispettivi patrimoni culturali per valorizzarli e  renderli disponibili al mondo esterno.

L’idea è quella di una piattaforma digitale open source –  MetaFAD – che riconnetta i loro patrimoni ri-contestualizzandoli storicamente rispetto alle loro caratteristiche e risorse peculiari. Il compito della gestione / valorizzazione digitale è appunto quello di permettere l’accesso on line integrato alle basi dati dei tre domini culturali interessati: bibliografico, archivistico e museale.  Ma, oltre all’interrogazione di un catalogo unico, punto forte del progetto è la digitalizzazione dei patrimoni degli istituti. L’attività è già iniziata e al momento gli oggetti digitalizzati sono circa 600 mila, tra cui testi a stampa antichi, pagine d’archivio e documenti di storia moderna e contemporanea, materiale grafico, manoscritti e materiale non librario.

La gestione delle riproduzioni digitali avverrà mediante una “Teca” costituita da un DAM (Digital Assets Management o sistema di Digital Library) in grado di manipolare gli oggetti digitali e generare formati file derivati. L’integrazione poi con l’OAI-PMH –  il miglior protocollo di comunicazione per la fruibilità di tutti i tipi di contenuti –   ne consentirà  l’esposizione e l’apertura dei servizi della TECA verso l’esterno. Tra questi, anche forme di e-commerce delle riproduzioni digitali che dovrebbero contribuire nel tempo alla sostenibilità economica della piattaforma.

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