Nasce la Digital Library Italiana? Forse, chissà…

Digital_LibraryLo scorso 10 marzo è apparso un articolo sulla Stampa che – con toni trionfalistici – dava notizia della nascita della “Digital Library Italiana”: una piattaforma digitale unica dalla quale accedere on line ai contenuti digitalizzati di 101 archivi e 46 biblioteche statali.

In realtà, la notizia prende le mosse da un annuncio del ministro Franceschini riguardante la firma di un decreto del Mibact del 22 febbraio 2017 nel quale si stabilisce la nascita di un “servizio per la digitalizzazione del patrimonio culturale denominato “Digital Library”.

Sono anni – quasi decenni – che a intermittenza si torna a parlare di una “Digital Library Italiana”. Il primo atto concreto data 1999 – un lasso di tempo che se commisurato alla velocità della rivoluzione digitale corrisponde quasi alla distanza che ci separa dal neolitico – quando viene commissionato dal ministero uno studio di fattibilità per la realizzazione di un progetto denominato Biblioteca Digitale Italiana (BDI).

Nel 2001 il progetto prende ufficialmente il via, individuando nella cooperazione tra biblioteche, archivi e musei il fattore indispensabile per avviare una Biblioteca Digitale anche in Italia. Nello stesso tempo, ci si comincia a interrogare sull’identità e funzioni che dovrà avere il progetto.

Tuttavia, volendo realizzare l’impresa in un arco di tempo limitato e soprattutto a costi contenuti – su impulso del neonato Comitato Guida per la BDI – si decide di partire con la digitalizzazione in formato immagine dei cataloghi storici posseduti dalle biblioteche statali. Difatti, a tal proposito, lo studio di fattibilità osservava: “la soluzione appare alquanto intelligente e produttiva…., oltre che economica e facilmente praticabile.”

Qualche anno dopo, il progetto vira decisamente verso un Portale Internet in grado di  dare visibilità e interazione a una BDI in coda alla quale si è aggiunta intanto la sigla NTC, con l’intento di inglobare nel progetto Biblioteca Digitale anche  un  Network Turistico Culturale per la valorizzazione del “brand” Italia. Tutto questo, mentre sul fronte della digitalizzazione si procede con un programma eterogeneo, settoriale, nel quale è molto difficile rintracciare una visione d’insieme, un progetto culturale  definito.

Infatti, dopo i “cataloghi storici”, il Comitato guida BDI decide di finanziare i seguenti progetti: la digitalizzazione dei documenti musicali manoscritti e a stampa che contengono musica notata, con la possibilità di navigare dal record bibliografico verso l’immagine digitalizzata; la scansione di riviste storiche preunitarie; una bibliografia per argomenti di opere edite dal XV alla metà del XVIII secolo; la Biblioteca Galileiana e la Raccolta di opuscoli scientifici e filologici curata da Angelo Calogerà nel Settecento; la collana degli Scrittori d’Italia fondata da Benedetto Croce e pubblicata dall’editore Laterza; i manoscritti conservati nei plutei della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze e le collezioni cartografiche della Biblioteca nazionale Marciana di Venezia (GeoWeb) e della Società geografica italiana.

Questa variegata campagna di digitalizzazione si conclude intorno al 2009, ma già qualche anno prima la Biblioteca Digitale Italiana (BDI) si era – in pratica – dissolta nel portale diventato nel frattempo “Internet Culturale, vale a dire  punto comune di accesso on line per le risorse digitali, i cataloghi di biblioteche, archivi e istituzioni culturali italiane e altro. Viene, infatti, dotato di un motore di ricerca per svariate risorse catalografiche on line (SBN, Manus, Edit 16 ecc), consente l’accesso a diversi repository digitali e offre anche una serie sparsa di risorse multimediali: ipertesti, mostre virtuali, minisiti, 3D, dedicati a luoghi di interesse culturale, figure illustri, itinerari turistico-culturali…

Oggi, dopo 18 anni dallo studio di fattibilità per una Biblioteca Digitale Italiana, il Mibact rilancia di nuovo, annunciando – con un anglicismo di cui non si sentiva il bisogno – non una nuova Biblioteca Digitale, ma una – più enfatica –  “Digital Library” Italiana. Ma allora come oggi, i problemi di fondo sembrano sempre gli stessi: un piano nazionale di digitalizzazione, un coordinamento tra i programmi già in essere. E poiché nel frattempo il patrimonio culturale ha assunto sempre di più una valenza economica e commerciale, il ministro ha aggiunto che compito della Digital Library sarà anche che “ un tale patrimonio non diventi oggetto di trattativa di ogni singolo istituto con i giganti della Rete, con le grandi fondazioni, con cui possono avere dei rapporti di collaborazione, ma trattando da una posizione paritaria”.

Preoccupazione legittima, anche se il Mibact vanta già un precedente con il massimo gigante della Rete (Google) per un progetto Catalogazione e creazione metadati a supporto del Progetto Google finalizzato alla catalogazione delle collezioni di materiale antico e di pregio del Servizio Bibliotecario nazionale (SBN), attraverso la digitalizzazione massiva di opere di pubblico dominio (circa 1 milione di volumi) allo scopo di consentire al maggior numero di utenti l’accesso in linea alla produzione libraria delle biblioteche italiane”. Con funzioni d’indirizzo e monitoraggio affidate a un Comitato tecnico di cui fanno parte rappresentanti della Direzione Generale per le Biblioteche, mentre la responsabilità dell’attuazione del progetto viene assegnata alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Insomma, sia per quel che riguarda un modello procedurale mirato alla digitalizzazione e valorizzazione del patrimonio librario mediante accordi con big company di Internet sia soprattutto rispetto all’individuazione delle giuste competenze – in ambito bibliotecario –  interne al Mibact in grado di implementare una Digital Library in modo logico e coordinato, sembrerebbe che l’accordo con Google avrebbe potuto consentire – almeno per questi 2 aspetti – la ri-partenza non da zero come invece sembra fare il decreto che istituisce il nuovo “Servizio Digital Library per la digitalizzazione del patrimonio culturale”.

Intanto, nell’affidare il nuovo servizio,  il Mibact ha scelto l’Istituto Centrale per Catalogo e la Documentazione (ICCD), nato e sviluppatosi – dal punto di vista delle competenze – per la catalogazione del patrimonio culturale storico-artistico con esclusione proprio di archivi e biblioteche. Mentre, c’è un altro istituto ministeriale – l’ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane e per le Informazioni Bibliografiche) – specializzato proprio nel patrimonio librario e soprattutto responsabile dell’SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale) –  un successo riconosciuto anche all’estero – già per altro coinvolto nel progetto Google – e che vanta  quasi 6 mila biblioteche collegate nella Rete nazionale,  13 milioni di descrizioni bibliografiche, un catalogo on line con circa 6 milioni di accessi mensili che consente tra l’altro di visualizzare 800 mila testi già digitalizzati. Un Istituto cui fanno capo competenze importanti per l’implementazione di una “Digital Library”, ma che stranamente nel decreto è stato completamente ignorato.

Infine, la sostenibilità economica del progetto. Allo stato delle notizie disponibili, questo punto – fondamentale – appare abbastanza oscuro. Le notizie di stampa che riportano le dichiarazioni del ministro, parlano di un finanziamento – di partenza (?) – di 2 milioni di euro. Ma, scorrendo il decreto Mibact del 22 febbraio 2017 di questa cifra non c’è traccia. Al contrario, nel testo è specificato: il decreto non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, poiché, come previsto dal comma 2 dell’articolo 1, l’ICCD svolgerà le attività indicate in materia di digitalizzazione del patrimonio culturale nell’ambito della risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente”.

Da qui, un ulteriore dubbio: la cifra in questione sarà reperita – spostandola da un’attività all’altra – all’interno del bilancio del Mibact? Al momento, un chiarimento su questo punto cruciale – pre-condizione ineludibile per tutto il resto – risulta non  disponibile.

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