Digitalizzare per il remix culturale

Perché si digitalizzano i patrimoni delle più grandi biblioteche del mondo? Soprattutto per la ricerca e la conservazione come sostiene la British Library, oppure per “l’accesso universale”, scopo che ostinatamente persegue l’organizzazione no-profit Internet Archive? Accesso universale che è stato al centro del più grande e ambizioso programma di digitalizzazione libraria mai tentato: Google Books. Partito nel lontano 2004 proprio sbandierando questo obiettivo, ha via via rettificato il suo target spostandolo dalla “biblioteca universale” alla computabilità dei libri digitalizzati – che hanno superato i 25 milioni – per lo sviluppo di applicazioni di searchable inside e intelligenza artificiale.

Ma, nella “mass digitization” spuntano anche modi nuovi d’intendere “l’accesso universale”. Ad esempio, i modi della condivisione e del riuso, insomma della “cultura del remix”. È l’idea rivitalizzante di digitalizzazione che propone la New York Public Library, rinverdendo la “mission” delle biblioteche pubbliche. Infatti, con il suo recente progetto “Public Domain Collection non solo ha reso disponibile on line un archivio digitale con oltre 180 mila documenti ad alta definizione che comprendono testi, immagini, spartiti, manoscritti, disegni, mappe, fotografie, testi antichi ecc., ma fornisce non solo a studiosi, editori, esperti ma anche a tutta la platea dei suoi utenti strumenti tecnici (Labs Remix Residency) e supporto scientifico (Mass Digitization Coordinator) per l’esplorazione, condivisione e soprattutto libero riutilizzo dei contenuti digitali del proprio archivio on line.

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