Biblioteche digitali e gestione dei diritti: da Google Books al progetto ARROW

Su i programmi di digitalizzazione europei grava una complicata questione, definita  il “buco nero del patrimonio culturale del XX secolo”.  Si tratta della querelle dei libri “fuori commercio” pubblicati nel Novecento (e quindi in gran parte ancora sotto diritti). Milioni di volumi custoditi nei magazzini delle biblioteche del vecchio continente e in standby rispetto ai principali programmi di digitalizzazione libraria che finora si sono potuti occupare – con l’eccezione di Google Books– solo di quelli in regime di pubblico dominio. Milioni di volumi  che però possono rappresentare – una volta “liberalizzati”attraverso l’introduzione di innovativi modelli di gestione dei diritti – una importante opportunità per il mercato europeo dei contenuti digitali .

Tutt’altra situazione è invece quella statunitense. Qui Google, partito già da qualche anno con il suo programma di “digitalizzazione a tappeto”, ha puntato subito – malgrado la class action intentatagli nel 2005 dall’Authors Guild e l’Association of American Publishers per aver disatteso la normativa sul copyright con conseguente patteggiamento forfettario (Settlement 2008/09) da 125 milioni di dollari – su un approccio aggressivo: niente consenso preventivo da richiedere agli aventi diritto, ma preventiva digitalizzazione limitatamente  ai patrimoni delle biblioteche americane aderenti al progetto, compresi i testi out of print ancora sotto diritti, sulla base del principio opt-out, e cioè chi non vuole essere digitalizzato (editore/autore) può chiamarsi fuori comunicandolo anticipatamente al progetto. In base al Settlement, Google ha proceduto alla digitalizzazione distinguendo i libri – in relazione alla disponibilità commerciale in USA – in commercio e fuori commercio.

I primi utilizzabili soltanto con il consenso preventivo degli aventi diritto, i secondi invece digitalizzabili senza autorizzazione a meno, come abbiamo visto, di comunicazione contraria. Questo procedere ha generato tutta una serie di problemi. Intanto, l’inefficienza del sistema selettivo messo in piedi da Google: da una ricerca effettuata dall’AIE è risultato ad esempio che molti libri di importanti autori italiani del Novecento benché ancora in commercio sono stati dichiarati da Google non commercially available e quindi digitalizzati. Ma soprattutto, il fatto che la strategia sulla gestione dei diritti intrapresa da Big G – nata nell’ambito della cultura del fair use assimilato dalla normativa americana – è sembrata non tenere conto delle legislazioni sul diritto d’autore in vigore nel resto del mondo ed in particolare in Europa.

Con in ultimo una grossa novità: la sentenza della corte di New York arrivata il  22 marzo scorso, sentenza che rischia di scardinare tutto il sistema tirato fin qui su da Google con non poca disinvoltura. Il giudice federale ha, infatti, bloccato l’accordo da 125 milioni di dollari con gli autori ed editori americani “perché garantirebbe a Google un monopolio de facto e la possibilità di ottenere profitti dai libri senza il permesso dei detentori dei diritti di copyright”. E risulta subito evidente che il punto su cui verte la sentenza è la digitalizzazione senza consenso preventivo sulla base dell’opt-out dei libri fuori commercio.

Insomma, intorno al cosiddetto “buco nero” del XX secolo, i giochi sembrano più che mai aperti. E cominciano a prendere corpo iniziative europee finalizzate a contemperare l’autorizzazione preventiva alla digitalizzazione dell’opera con l’esigenza di disincagliare i progetti di biblioteche digitali dalle secche del “pubblico dominio” per spingerli nel mare aperto dei libri “fuori commercio”. Le soluzioni  puntano su tavoli d’incontro tra aventi diritto e biblioteche per ricercare accordi che soddisfino entrambi le parti. I primi tentativi sono di Germania e Francia.

Per il programma di Biblioteca digitale dei libri fuori commercio pubblicati in Germania dal 1948 al 1965, il modello tedesco totalmente pubblico, oltre l’individuazione di criteri condivisi per la definizione e determinazione dello status di “fuori commercio” di un opera,  prevede un sistema di licenze collettive al posto del consenso preventivo dei titolari fermo restando l’esigibilità individuale del diritto di opt out.  Anche la Francia punta alla “rivitalizzazione” in ambiente digitale dei suoi fuori commercio del Novecento. Ma in questo caso il modello è pubblico / privato. Una nuova società commerciale si incaricherà della digitalizzazione, mentre i diritti saranno affidati ad una società di gestione che li offrirà in esclusiva all’editore originario oppure senza esclusiva a chiunque. In ogni caso, la Bibliothéque nationale de France riceverà per diritto copia dei file digitali e gli stessi file saranno ricercabili sulle biblioteche digitali on line pubbliche Gallica 2 e Europeana.

Tuttavia, sulla strada del possibile modello europeo – alternativo a Google – di gestione dei diritti,  c’è un ostacolo: i costi di transazione derivanti dalla “ricerca diligente” degli avanti diritto. Se, infatti, in una digitalizzazione di massa è necessario prima rintracciare individualmente tutti gli autori ed editori delle opere fuori commercio e poi stipulare con ognuno i relativi accordi, il costo derivante dall’organizzare queste procedure può non solo superare la spesa per i diritti da pagare, ma arrivare a costituire un impedimento alla realizzazione del progetto stesso. La soluzione è sviluppare un sistema distribuito supportato da un’infrastruttura di rete che faciliti la gestione delle informazioni e dei diritti riducendo drasticamente i costi di amministrazione degli stessi.

E proprio qui sta l’importante innovazione proposta da ARROW: progetto europeo coordinato dall’AIE che appena conclusa la fase sperimentale 2008-2001, la Commissione  ha deciso di rifinanziare, a partire dal 1 aprile 2001, come ARROW PLUS. La caratteristica basilare di ARROW sta nell’approccio cooperativo – rispetto a tutti gli attori della filiera del libro digitale – e nella scelta operativa impostata sull’assoluta neutralità. Il sistema è, infatti, progettato per raccogliere – mettendo in comunicazione una serie di banche dati distribuite in Europa –  informazioni sia bibliografiche che sullo stato dei diritti così da poter rispondere a tutte le richieste prescindendo dal modello economico-amministrativo adottato dalla biblioteca interessata.

In dettaglio, quando viene inoltrata ad ARROW una richiesta di informazioni riguardo libri inseriti in un programma di digitalizzazione, il sistema si avvia individuando, anzitutto, in modo esatto i libri mediante i registri più autorevoli tra quelli disponibili; quindi passa a recuperare dati sugli autori tramite VIAF, il servizio congiunto sugli authoriy file delle biblioteche di tutto il mondo;  segue poi la verifica che non esistano edizioni in commercio delle opere ricercate con conseguente attestazione dello status di “fuori commercio”; poi vengono contattate le banche dati delle società di gestione collettiva dei diritti per informazioni sugli autori/editori delle opere in questione; infine, cosa fondamentale,  ARROW accerta che tali società di gestione abbiano mandato per far pervenire le licenze di digitalizzazione alla biblioteca richiedente.

Inoltre, alla fine dell’elaborazione – interamente processata attraverso l’ARROW website – il sistema mette anche a disposizione tutte le informazioni via via raccolte così che l’intero svolgimento possa essere in qualsiasi momento riesaminato punto per punto. In questo modo, la “ricerca diligente” degli aventi diritto risulta considerevolmente facilitata.  E facilitare significa riduzione dei tempi di ricerca (time saving) con conseguente drastico abbattimento dei costi: davvero un buona notizia per i progetti di digitalizzazione quasi sempre alle prese con il problema di budget troppo risicati. In Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, dove il sistema è già operativo, sono stati fatti dei test con le rispettive biblioteche nazionali: ricercando notizie sugli stessi libri, prima con ARROW e poi senza ARROW. Il risparmio di tempo (time saving) ottenuto con ARROW rispetto alle tradizionali procedure manuali è risultato – in media – dell’80%.

Una porzione non indifferente del famoso “buco nero” spetta poi alle “opere orfane”, vale a dire a quelle opere i cui autori risultano sconosciuti o introvabili. La stessa sentenza dello scorso 22 marzo contro il Settlement ne ha rimarcato la difficoltà di gestione rispetto ai diritti. Nel caso specifico il giudice federale ha riscontrato una colpevole ambiguità nel loro trattamento in quanto Google nel digitalizzare le “opere orfane” lo avrebbe fatto “ senza una ricerca preventiva ma sfruttando la solita clausola dell’opt-out procurandosi così una posizione monopolistica anche rispetto a questa particolare categoria di contenuti editoriali”. Del tutto diverso, invece, l’approccio di ARROW: nel suo workflow  le “opere orfane” sono considerate come naturale “sottoprodotto” del processo di ricerca. Come chiarisce Piero Attanasio, coordinatore del team che si occupa del progetto: “noi facciamo la ricerca dei genitori, e se non li troviamo, qualcun altro dovrà stabilire se la nostra ricerca, che è solo tecnica, è da ritenersi sufficiente per dichiarare in maniera definitiva se un’opera è orfana”.

ARROW è stato pensato per le biblioteche, operativamente come supporto all’iniziativa i2010 sulle digital library della UE con particolare attenzione al progetto “Europeana”.  Ma anche con l’ambizione di proporsi come portale europeo di riferimento in grado di offrire soluzioni tecniche per facilitare programmi di digitalizzazione sia in ambiti nazionali che internazionali di libri su larga scala. Questo, in pratica,  sarà il compito di ARROW PLUS, che rifinanziato parte ora con tre iniziali obiettivi da realizzare: migliorare ulteriormente il sistema alla luce dei risultati ottenuti nei paesi pilota (Francia, Germania, Spagna e UK), estendere il sistema ad altri paesi e cominciare la sperimentazione per una gestione tecnica delle informazioni sui diritti questa volta relativi alle immagini. In prospettiva, oltre ad un utilizzo di ARROW – in quanto sistema basato sul principio di “neutralità” – non solo limitato al circuito bibliotecario ma aperto anche agli altri attori della filiera editoriali, non è da escludere una futura “collaborazione” con Google relativa alla digitalizzazione dei libri europei fuori commercio che esclusi dall’opt-out potrebbero obbligare anche l’azienda di Mountain view ad “abbracciare” la ricerca diligente degli aventi diritto.

Pubblicato su Biblioteche oggi n. 7  2011

Questa voce è stata pubblicata in biblioteca digitale, diritto d'autore, editoria digitale e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *