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Cinquecentine italiane nel Web

Forse non tutti i bibliofili, gli studiosi e gli appassionati del libro antico, sono a conoscenza della disponibilità in Rete di un eccezionale catalogo delle cinquecentine italiane: EDIT 16 . E’ un progetto, tuttora in fase di sviluppo, che l’ICCU , ente responsabile, ha impostato, visto il successo ottenuto con il catalogo nazionale online “SBN ” nato dalla collaborazione in rete di oltre 1700 biblioteche, di nuovo sul principio della cooperazione interbibliotecaria. In questo caso, la rete allestita può valersi di ben 1200 biblioteche italiane più la Biblioteca statale della Repubblica di San Marino e alcune biblioteche appartenenti allo Stato della Città del Vaticano tra cui la Biblioteca Apostolica Vaticana.

L’idea d’allestire un tale catalogo retrospettivo, ovvero un censimento delle edizioni italiane del XVI secolo, ha origini lontane. Di un progetto sulle cinquecentine si comincia a parlare agli inizi degli anni Ottanta. Ben presto però ci si rende conto che la macchina da mettere in moto è complessa e necessita di una laboriosa gestazione. Tuttavia, una volta esaurita questa prima e lunga fase, la stagione del catalogo può finalmente prendere il via: in principio limitatamente al formato cartaceo, poi, in tempi recenti, estesa anche al formato elettronico con l’uscita sul Web dell’OPAC EDIT 16.

L’interazione con il catalogo riserva subito una piacevole sorpresa: la scelta del libero accesso. Infatti, a differenza d’altre basi dati in Rete sul libro antico, vedi ad esempio The Hand Press Book Database del CERL che richiede costi abbastanza elevati, l’utilizzo di EDIT 16 è completamente gratuito. L’archivio in linea contiene attualmente circa 50 mila notizie bibliografiche, 15 mila notizie relative agli autori e 3 mila concernenti gli editori (tipografi, librai ecc.). Comprende, inoltre, la descrizione di circa 1900 marche tipografico-editoriali permettendone anche la visualizzazione.

La procedura d’interrogazione è comoda e funzionale e consente rapidamente di muoversi tra vari tipi di ricerche: di base, avanzata, per titoli, autori, editori e marche. Ad esempio, selezionando la ricerca per editori ed inserendo il nome di uno dei più insigni tipografi del XVI secolo, Giolito de’ Ferrari di Trino, s’ottengono un’infinità di notizie, tutte collegate tra loro: dei brevi ma esaurienti cenni biografici , una lista di 1131 libri da lui stampati, le fonti bibliografiche e l’elenco con relative immagini delle tante versioni della famosa marca dei Giolito De Ferrari basata su una fenice che esce dal fuoco.
D’interesse notevole è poi la possibilità fornita di scorrere il posseduto d’ognuna delle biblioteche partecipanti mediante inserimento, nel campo “localizzazione” che compare nella maschera di ricerca per titoli, dei rispettivi codici identificativi, rintracciabili nella pagina delle “Informazioni”, usufruendo così del privilegio di poter scrutare, almeno virtualmente, all’interno di patrimonio librari unici: da quelli custoditi nelle biblioteche delle più importanti abbazie d’Italia a quelli conservati nelle sale dell’Apostolica Vaticana, della Laurenziana di Firenze, della Marciana di Venezia, dell’Ambrosiana di Milano, della Casanatense di Roma ecc.

Ma forse per cogliere appieno l’importanza e la suggestione di EDIT 16 bisogna andare oltre il pur eccellente presente e spostare la nostra attenzione sulle prospettive future. Gli sviluppi previsti dal Laboratorio per la bibliografia retrospettiva , struttura scientifica dell’ICCU a cui è demandata la redazione e gestione del progetto, sono oltremodo interessanti e puntano ad acquisire la totalità dei libri stampati in Italia dal 1501 al 1600 stimata intorno alle 80 mila unità. Per far questo, EDIT 16 si muoverà lungo due direttrici: l’incremento della base dati e un forte potenziamento dell’attività di digitalizzazione. Una prossima implementazione consentirà il recupero da repertori (annali, cataloghi di biblioteche, bibliografie ecc.) delle 30 mila notizie bibliografiche tuttora mancanti. Mentre la pianificazione di una scansione a tappeto che produrrà circa 200 mila immagini garantirà, nello stesso tempo, la rappresentazione in digitale delle 80 mila edizioni presunte. Tutto questo, non solo comporterà un ulteriore arricchimento di contenuti scientificamente controllati disponibili nel Web per collezionisti, librai e catalogatori, ma designerà definitivamente il Censimento delle edizioni italiane del XVI secolo quale strumento imprescindibile per lo studio della stampa e dell’editoria del Cinquecento.

Pubblicato su WUZ n.5 settembre/ottobre 2004


Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007

 
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