\ & BIBLIOTECHE DIGITALI

La Biblioteca di Babele

Accesso mondiale, libero ed ubiquo. Questo, in estrema sintesi, il programma del più importante progetto di biblioteca digitale universale mai messo in cantiere.

Gli USA ritornati dopo vent’anni stabilmente nell’Unesco, hanno sottoscritto con la loro più importante biblioteca, la Library of Congress di Washington, un accordo per realizzare una digital library multilingua e multiculturale in grado di fornire attraverso internet – entro il 2009 –un servizio per la distribuzione della conoscenza a livello globale.

Il prototipo, al cui design hanno partecipato Unesco, federazione internazionale delle biblioteche e varie istituzioni di più di quaranta paesi, ha già cominciato ad essere testato – presso la sede Unesco di Parigi – dai delegati dei 193 paesi membri.

È disponibile nelle sei lingue ufficiali ONU (inglese, francese, russo, arabo, cinese, spagnolo) con l’aggiunta del portoghese, e come funzionalità di “search & browse” presenta le opzioni: “luogo”, “tempo”, “argomento” e “tipi di oggetti”.

Koichiro Matsuura, direttore generale dell’Unesco, ha ribadito – indicando la “mission” del progetto -  l’assoluta priorità di “incentivare la preservazione e il godimento del patrimonio culturale, scientifico e informativo incluso il patrimonio “born digital” enormemente cresciuto nell’ultima decade”.

Il nocciolo duro della “World Digital Library” è formato dalla Library of Congress e da altre cinque grandi biblioteche: Biblioteca Alexandrina, Biblioteca Nazionale d’Egitto, Biblioteca Nazionale del Brasile, Biblioteca Nazionale di Russia e la Biblioteca di Stato di Russia.

Mentre la biblioteca di Washington ha messo a disposizione  il suo know-how con relative linee guida e specifiche tecniche, designando inoltre come modello da seguire “l’American Memory project”,  suo archivio digitale di grande successo con oltre 11 milioni di documenti storici messi finora on line; le altre istituzioni stanno contribuendo con la digitalizzazione di materiali unici e rari - tra cui ad esempio preziosissime testimonianze scritte riguardanti la scienza islamica del X secolo d.c. – e più in generale con la conversione in formato elettronico di manoscritti, libri, mappe, incisioni musicali, suoni registrati, film, stampe, disegni ecc.

Scopo della WDL è costituire – con il sostegno del network culturale Unesco – un modello capace di svilupparsi in più paesi cosicché le maggiori parti del mondo possano avere rappresentanza nella biblioteca digitale mondiale con i risultato di espandere i contenuti no-english e no-western su internet e favorire comprensione,  scambi, ricerche tra  culture.

Per centrare tali obiettivi, perseguibili nell’ottica di un accesso globale, la WDL ha bisogno di quel giusto mix di risorse economiche e di high tech. I finanziamenti, tolta una parte di provenienza pubblica, dovrebbero prevalentemente scaturire dall’apporto dei privati.

In questo senso risulta incoraggiante il  primo contributo già incamerato: i 3 milioni di dollari donati da Google. Ma l’azienda di Mountain View, insieme alla Apple e all’Intel, contribuisce anche in altro modo.

La WDL, infatti, persegue, rispetto alla fruizione dei contenuti digitali, una rivoluzione, cioè  fornire agli utenti forme d’accesso innovative e preferibilmente ubique.

Potendo contare su un supporto tecnologico ad alto livello prestato dalle major informatiche, per la prima volta è previsto che materiale di pregio e di studio in formato digitale tipo mappe, manoscritti, libri, registrazione audio e video, possano essere disponibili – oltre che sui tradizionali pc (cosa di cui si occuperà l’Intel) – anche sui nuovi dispositivi high tech: mobile device, laptops e soprattutto gli iPod della Apple.

A questo proposito, Hervè Marchet, direttore education della società di Cupertino, ha voluto precisare: “il contributo della Apple è nelle possibilità della sua tecnologia, la missione di Apple in questo progetto è una missione di qualità, per far diventare easy l’utilizzo della tecnologia e permettere ai contenuti di essere raggiunti nel modo più semplice possibile”.

Pubblicato su Nòva (Il Sole24ore) 17 gennaio 2008

 


- Cultura Digitale 2003 -

 
CULTURA DIGITALE