\ NUOVE TECNOLOGIE WEB

Web 2.0 and Libraries

“Un tempo gli utenti cercavano la biblioteca, oggi sono le biblioteche che devono cercare gli utenti”. E’ stato un po’ questo il “fil rouge” dell’incontro “Web 2.0 and Libraries” svoltosi lo scorso 6 marzo presso l’Università degli Studi di Roma Tre organizzato dal CASPUR/CIBER in collaborazione con AIB Lazio, AIDA, CILEA e FAO.

Le biblioteche con tradizionale interfaccia Web 1.0 non attirano o perdono utenti a vantaggio di navigazione e ricerche – perlopiù via Google -  facili, accessibili e veloci. Non solo. C’è un anche un altro fattore rischio per le biblioteche in rete: il non considerare e/o il non adeguarsi all’approccio “user – generated content” nella creazione e fruizione dei contenuti on line, insomma rimanere fuori dal Web 2.0.

Per non perdere il treno della comunicazione in rete, le biblioteche non possono che aprirsi  il più possibile al web collaborativo ed ai social network. Ma in base a quale riflessione teorica? Con quale progetto? Per adesso, nessuno ha una risposta precisa.

Si naviga a vista inseguendo le incalzanti innovazioni tecnologiche della rete tra cui la possibilità, da più parti annunciata, che l’anticipato arrivo del  Web 3.0 o “Data Web” renda  di colpo obsoleta tutta la questione Web 2.0. Tuttavia,  al momento, le biblioteche hanno poca scelta: per proseguire nella loro missione devo seguire gli utenti.

E oggi l’utente da semplice consumatore passivo è diventato attivo creatore e produttore di contenuti,  quello che  si dice un “prosumer”. Ed è intorno a questo nuovo “centro di gravità” che nascono, muoiono, si costruiscono, si sviluppano, si trasformano miriadi di applicazioni interattive, collaborative,  di condivisione risorse, di media sharing ecc., vale a dire la galassia Web 2.0.

L’incontro “Web 2.0 and Libraries”, esaurito l’inevitabile giro d’orizzonte introduttivo sul Web partecipativo,  si è focalizzato sullo stato dell’arte della cosiddetta “Library 2.0”, soprattutto con un occhio alla situazione italiana.

Bonaria Biancu della Biblioteca dell’Università Milano-Bicocca si è, infatti, chiesta, attraverso esempi concreti e risposte ad un questionario on line (che ha visto tra i tool/services più usati in biblioteca: Google, RSS, Blog, Wiki), se si può parlare di una biblioteca 2.0 “all’italiana”, cioè se oltre al semplice impiego di tecnologie avanzate – abbastanza diffuso -  c’è anche la possibilità di rintracciare l’applicazione dei principi teorici “Library 2.0” (condivisione, partecipazione utenti ecc.).

Mentre Valeria Pesce della FAO, ha proposto un esperienza concreta per andare oltre le normali offerte della tradizionale interfaccia web: utilizzare le tecnologie Web 2.0 per far diventare le informazioni bibliografiche accessibili ad altri servizi consumer. In sostanza, renderle non solo disponibili ma anche il più possibile riutilizzabili (cosa non sempre possibile tramite Harvesting OAI-PMH) grazie al meccanismo dei feed RSS.

Web 2.0 per biblioteche significa anche "social cataloguing", vale a dire OPAC che arricchiti da vari strumenti di socializzazione e condivisione di contenuti creati dagli utenti, si tramutano in SOPAC (Social Opac). Fuori dall'Italia vari sistemi bibliotecari hanno già adottato soluzioni del genere.

Ad esempio l'olandese MyDiscoveries permette agli utenti di diventare parte attiva nell'uso dell'OPAC attraverso recensioni, folksonomies ecc.; mentre il catalogo delle Penn Libraries (Università della Pennsylvania) accetta anche quei "popular tag" che risultano tra i più utilizzati. 

Questo ed altro è stato il tema affrontato dall'ultimo intervento di Andrea Marchitelli, che partito dalla domanda: "Il Web 2.0 incontrerà mai i cataloghi delle biblioteche?", si è soffermato sulle innovazioni nelle interfacce nei sistemi di information retrieval e sull'importanza  del fattore "social network" anche per quel che riguarda lo sviluppo e il futuro degli OPAC e delle stesse biblioteche.

Pubblicato su Biblioteche oggi n.3 2009


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