\ NUOVE TECNOLOGIE WEB

Tutti uniti a Berkeley

Non molto tempo fa, insieme ai fasti di Napster veniva celebrata anche la rivoluzione del peer-to-peer. Ma si trattava, nonostante la dirompenza del fenomeno – misurata per l’anno 2000 in circa 75 milioni di utenti messi insieme dal servizio ideato da diciannovenne Shawn Fanning – “soltanto” di un pur eclatante caso di file sharing, ovvero della condivisione della memoria dei dischi dei PC in rete per lo scambio di file musicali in formato MP3: la più semplice tra le applicazioni rese possibili da una rivoluzione partita da ben più lontano, quella del calcolo o elaborazione distribuita.

Già dalla metà degli anni ’90, quindi ben prima dell’esplosione di Napster, si era, infatti, cominciato a lavorare intorno ad un ambizioso progetto: trasformare Internet, tramite tecnologia peer-to-peer, da piattaforma di sola comunicazione a piattaforma anche di lavoro.
L’idea semplice, ma geniale, è quella di sfruttare il surplus inutilizzato dei cicli di calcolo delle CPU dei personal computer, diventati via via macchine sempre più potenti, più accessibili e soprattutto più massicciamente presenti in Rete, per disporre, in tale modo, di un’enorme capacità di calcolo da utilizzare per analizzare, simulare, setacciare, riconoscere, predire, comunicare, controllare ecc. Il tutto per la messa a punto di supercomputer virtuali, basati sul calcolo distribuito e costituiti da miriadi di PC interconnessi, da impiegare poi in progetti di ricerca fino a quel momento, malgrado i grandi mainframe disponibili, irrealizzabili.

Il primo tentativo del genere su vasta scala, coronato da grande successo, è stato il progetto SETI@home. Lanciato nel 1999 con lo scopo di elaborare digitalmente i segnali radio provenienti dal radiotelescopio dell’osservatorio di Aceribo per ricercarvi indizi d’intelligenze extraterrestri, è riuscito ad attrarre, in poco tempo, milioni di partecipanti in tutto il mondo (le ultime stime indicano 5 milioni anche se quelli veramente attivi non dovrebbero essere più di ¼) fornendo più di 70 TeraFLOPS di elaborazione corrispondente a circa il doppio della capacità dei più potenti supercomputer esistenti oggi al mondo, tipo il NEC Earth Simulator.

Tuttavia, come non si stanca mai di ripetere Howard Rheingold, il padre delle “comunità virtuali”, la vera forza rivoluzionaria dell’elaborazione distribuita non è tanto da ricercare nelle performance tecnologiche, pur importanti nel loro ruolo sostentativo, quanto piuttosto nel potenziale sociale insito nelle iniziative di calcolo comunitario. Sarebbe, in altre parole, il fattore umano, il vero propulsore della rivoluzione targata p2p.

Opinione che sembra trovare significativi riscontri presso lo Space Sciences Laboratory dell’Università di Berkeley di California. Qui, un team capeggiato da David P. Anderson, promotore a suo tempo del progetto SETI@home, ha realizzato BOINC (Berkeley Open Interface for Network Computing), un’innovativa piattaforma dedicata al calcolo distribuito.

Lo spirito guida dell’operazione è, infatti, proprio quello di creare una comunità globale di volontariato informatico intorno a degli interessi scientifici, incoraggiando, nello stesso tempo, anche la nascita di una pubblica consapevolezza rispetto al metodo scientifico e al modo d’intendere il progresso.

Dal punto di vista tecnico BOINC si presenta come un sistema software client/server non specializzato, a struttura aperta, e quindi in grado di sostenere molte applicazioni differenti. Basta scaricare la parte client per avere sul proprio PC (Windows, Macintosh, Linux) un desktop unico ove far lavorare simultaneamente più progetti di calcolo distribuito con inoltre la possibilità di specificare l’allocazione delle risorse del PC (CPU, dischi ecc.) tra questi.

Al momento, gli aspiranti volontari informatici, possono scegliere almeno tra cinque progetti attivi che, oltre al famoso capostipite SETI@home, sono: Climateprediction.net per la generazione, attraverso l’elaborazione distribuita di migliaia e migliaia di modelli, del più grande esperimento di previsione climatica del mondo; Einstein@home per una ricerca su certi tipi di onde gravitazionali emesse dalle stelle di neutroni; Predictor@home che studia il comportamento delle proteine per capire il perché di quelle aggregazioni anomale che possono causare malattie quali Alzheimer, Parkinson ecc.; LHC@home che in collaborazione con il CERN di Ginevra è in grado di simulare, mediante calcolo distribuito, il comportamento del nuovo acceleratore di particelle LHC (Large Hadron Collider).

Per ora, a parte SETI@home che forte della sua consolidata popolarità continua a riscuotere un altissimo numero d’adesioni, gli altri progetti non superano le poche decine di migliaia di aderenti, ma sia Climateprediction.net. che Einstein@home sono segnalati in costante e veloce ascesa. Sono comunque previsti anche degli incentivi per attrarre partecipanti, il principale è il credito, vale a dire la misura numerica del contributo in calcolo offerto da ogni singolo utente che può, nel caso di particolari performance, trasformare delle normali persone in protagoniste di ricerche ad alto valore scientifico.

Una distinzione, infine, a cui gli ideatori di BOINC tengono molto è quella tra il loro modello di calcolo distribuito e quello che va sotto il nome di Grid Computing o DataGrid, vale a dire un sistema reticolare dove le risorse computazionali degli elaboratori d’università, laboratori, centri di ricerca ecc., sono gestite centralmente e full-time da professionisti dell’IT e dove, secondo David P.Anderson e compagni, proprio per questo viene a mancare un aspetto fondamentale della ricerca scientifica diffusa: il suo carattere di risorsa pubblica e decentrata. Insomma, direbbe Howard Rheingold: “il potere e il piacere, tipico del genere umano, di fare qualcosa che arricchisca tutti: la scienza e i singoli individui

Pubblicato su Tuttoscienze (La Stampa) il 7 settembre 2005


Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007

 
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