\ NUOVE TECNOLOGIE WEB

Il passaparola dei nuovi narcisisti

Se anche il magnate dei media Rupert Murdoch si è accorto dei blog, ordinando ai direttori delle sue testate di "pensare al web e sperimentare l'uso dei blogger per integrare la nostra copertura quotidiana delle notizie",  significa che dal 1997 - quando furono ideati da alcuni seguaci di Linux per creare una nuova forma di comunicazione in rete -  i " weblog " (poi abbreviati in blog) ne hanno fatta di strada.

Da quella lontana data, il ritmo di crescita è stato impressionante. Dalle poche decine di migliaia iniziali ai 4 milioni nel 2004; e poi il vero e proprio decollo: 20 milioni nel 2005, 70 milioni nel 2007 fino all’ultima straordinaria stima di 133 milioni di blog nel mondo, pubblicata nel recente rapporto  sullo “Stato della Blogosfera 2008” diffuso da Technorati, il più importante motore di ricerca del settore, come dire il “google” dei blog.

Technorati per monitorare e calcolare questa pacifica invasione del web,  ha operato in due modi: quantitativamente scansionando integralmente il proprio database, qualitativamente effettuando una approfondita indagine a  360° presso i più rappresentativi blogger di oltre 60 paesi.

La domanda di partenza è stata: chi sono i bloggers? Anzitutto, in maggioranza maschi (66%) (tendenza ancora più netta in Europa dove la percentuale raggiunge il 73%); hanno per il 50% un’età compresa tra 18 e 34; sono in prevalenza statunitensi (43%) seguiti dagli europei (27%) e dagli asiatici (13%); usano in prevalenza la lingua inglese (72%) (con l’eccezione dell’Europa dove si blogga utilizzando ben 34 lingue diverse).

E nello scegliere il tipo di blog da pubblicare, le loro preferenze si suddividono, in pratica, tra blog personali e professionali, mentre rispetto agli argomenti trattati, primeggiano:  tecnologia (46%), politica (35%), musica (31%) e cinema (30%).

Ma perché si fa “blogging”? Il monitoraggio di Technorati indica una base comune nel desiderio di inseguire nuove opportunità. Lo ammettono un po’ tutti.  Pubblicando un blog si spera di aumentare la propria visibilità in rete: rispetto al proprio ambiente, alla propria cerchia di conoscenze, per quelli che lo fanno per hobby; tra gli addetti ai lavori, nell’ambito del proprio settore di riferimento, per chi invece fa “blogging” professionalmente.

Tra le motivazioni degli intervistati s’impone, infatti, di gran lunga la soddisfazione personale (75%), anche il divertimento sembra agire come molla (54%) senza disdegnare però le eventuali occasioni per ricavare dal blog qualche soldo (42%).

Magari inserendovi della pubblicità, come fa la maggioranza. Ma solo per i pochi fortunati che possono vantare blog da più di 100 mila visitatori al mese, i ricavi diventano davvero interessanti con medie  intorno ai  75 mila dollari/anno.

Sta di fatto che quello dei blog è ormai un fenomeno profondamente radicato nella rete, e tutti gli osservatori concordano nel considerare la potenza del “passaparola telematico” garanzia di “lunga durata”. Negli USA i frequentatori dei blog (77 milioni) superano MySpace (75 milioni) e nettamente Facebook (41 milioni). Mentre, secondo Universal McCann (marzo 2008), il 77% degli utenti globalmente attivi su Internet leggono abitualmente almeno un blog.

Ma, l’impressionante progressione registrata da Technorati, ci dice anche un’altra cosa non meno interessante: aprire un blog è facile, immediato, e “alla moda”. Manutenerlo, sembra invece essere tutt’altra cosa.  Infatti, solo 1,1 dei blog risultano aggiornati almeno una volta la settimana e scendono ad appena 900 mila (su 133 milioni) quelli aggiornati in media ogni 24 ore.

Quindi, la “Blogosfera attiva” – che poi è quella che incide sullo sviluppo dell’ecosistema di nuovi media – subirebbe una riduzione “tout court”. Lontano da essere – come gli aggregati farebbero in un primo momento credere – un fenomeno “main stream”, bloggare interagendo in maniera tempestiva – così come richiede l’ubiquità del web - risulterebbe, di fatto, ancora un’attività di nicchia.

Ma c’è di più, anche la stessa “Blogosfera attiva” non è esente da criticità. A parte le accuse di generico “dilettantismo on line” e “narcisismo digitale” lanciate tempo fa da Andrei Keen con il suo famoso The cult of amateur”.

Attacchi ben più circostanziati colpiscono l’ultima evoluzione importante del fenomeno blog: quella che sta trasformando la semplice auto-pubblicazione in “citizen journalism”.

Mediante la diffusione dei nuovi strumenti tecnologici di facile documentazione degli eventi (fotocamere, cellulari con video ecc.), migliaia e migliaia di cittadini e utenti di internet si stanno trasformando in reporter e attraverso i propri blog o collaborando con siti di informazione che aggregano questi contributi – vedi OhmyNews il sito d’informazione coreano più visitato nel quale il 70% dei contenuti sono prodotti da circa 35 mila cittadini reporter - producono quantità di notizie rilanciate in tempo reale attraverso la rete.

L’accusa che più spesso gli viene rivolta è: disinformazione e deresponsabilizzazione nell’atto della comunicazione, come nel recente caso della falsa notizia di Steve Jobs colpito da grave infarto, apparsa sul sito di citizen journalism iReport e diffusasi alla velocità della luce, con grave danno per la Apple che prima della smentita ha subito un forte contraccolpo in borsa.

Pubblicato su Tuttoscienze (La Stampa) il 10 dicembre 2008


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