Scenari digitali del sapere
“La scienza nell’era della sua comunicazione digitale”. Secondo incontro in programma quest’anno a “Spoleto scienza”. Nel corso della due giorni del convengo (14 e 15 luglio) organizzato dalla Fondazione Sigma-Tau, si sono dispiegati diversi scenari, tutti con un punto di partenza comune: gli strumenti digitali con la loro duttilità, convergenza ed economicità, stanno determinando un processo di metabolizzazione dei supporti e ibridazione dei generi e linguaggi che trova il suo “naturale” riscontro nell’infinta riproducibilità di internet.
Definita però quest’unica “certezza”. Considerato che su i tanti possibili sbocchi futuri della rivoluzione in corso regna sovrana una diffusa incertezza. Sembra non rimanere che “la navigazione a vista”. Oppure, come ha proposto il convegno, il modello “patchwork”, cioè l’arte di cucire insieme le diverse narrazioni intorno alla comunicazione digitale della scienza nel tentativo d’ottenere un insieme che faccia intendere almeno lo stato dell’arte.
Una cosa è certa: è in corso una profonda mutazione nel disegno della divulgazione, ma i contorni permangono assai sfocati. Perfetta metafora di questa fase ad alta fluidità: Second Life. Il “top” dei mondi virtuali: 10 milioni di utenti attratti da un irresistibile “glamour”. A parte lo shopping on line; vietato chiedere a cosa serva, nessuno lo sa. O forse, no.
Se è vero – com’è stato suggerito al convegno – che proprio nella comunicazione didattico-scientifica potrebbe trovare la sua exit-strategy: e-learning, ambienti tematici, esperimenti e simulazioni ecc. E se la regola è che nel mondo digitale la comunicazione (non solo) dei contenuti scientifici può seguire percorsi imprevedibili, un’altra conferma arriva da YouTube: il disordinato e bulimico magazzino di immagini “dal basso” che spopola sul Web.
Qui gli argomenti scientifici sono rivisitati – per la maggior parte dagli studenti - in maniera singolare: di solito, ironia e divulgazione non convenzionale al posto della didattica tradizionale. E quasi mai – cosa interessante - a scapito della qualità che mediamente è di buon livello, con punte di effettiva professionalità.
Al contrario, un esempio di “narrazione” scientifica che su internet ha sempre funzionato al punto da poter essere citata a modello è quella astronomica. Prima con i siti specializzati e la distribuzione dei software gratuiti (planetari ecc.), ultimamente con la raccolta e distribuzione in rete dei dati in formato digitale che – unitamente all’avvento dei telescopi digitali – sta cambiando in profondità l’osservazione astronomica.
Divulgazione scientifica on-demand? Un’idea che arriva dal sito della BBC, esempio di palinsesto multimediale via internet. Da fine luglio, gli utenti utilizzando iPlayer (il software video della BBC) potranno scaricare gratuitamente i filmati trasmessi dall’emittente negli ultimi sette giorni. Con un’unica limitazione: la validità delle copie. Disponibili per un massimo di trenta giorni.
E quali conseguenze per la divulgazione della conoscenza se il sapere racchiuso in milioni di libri e miliardi di pagine si trasferisse libero e accessibile in rete? Difficile a dirsi, ma l’impresa è iniziata e vede attori importanti: Google, le più grandi biblioteche del mondo, l’Unione europea. Di sicuro, l’incontro libro stampato – digitale rappresenta una delle ibridazioni più complesse ed in prospettiva più difficili da valutare dal punto di vista culturale.
Ma le varianti culturali all’insegna delle tecnologie della comunicazione non finiscono qui. C’è anche il GPS applicato alla storia artistico-culturale del territorio. Con Geopix Web – applicazione del CRS4 – si lavora alla guida turistico-culturale personalizzabile e consultabile – in tempo reale – nelle immediate vicinanze di un monumento o addirittura davanti ad un singolo quadro esposto in un museo.
Un’altra produzione scientifica di carattere multimediale è quella che si propone la ricostruzione e conservazione di paesaggi audio non più accessibili perché perduti o lontani nel tempo, ad esempio: il “sound” di un aeroporto degli anni ’50 del secolo scorso, quando sulle piste rullavano i quadrimotori. In questo caso il suono come informazione da comunicare per studiare ambienti e presenza culturale dell’uomo.
Comunque al centro – sia che si utilizzino audio, video, riproduzioni, animazioni, simulazioni ed altro – ci sono sempre loro: i contenuti scientifici. Hanno ormai a disposizione un ventaglio di strumenti da sfruttare al massimo. Lo stanno già facendo, e presumibilmente lo faranno sempre di più nel prossimo futuro. Mash-up, potenza e duttilità sembrano - per ora - le coordinate. Dopo si vedrà. Scienza, ricerca e divulgazione – viste da Spoleto – sono destinate, in ogni caso, a riposizionarsi.
Pubblicato
su Nòva (Il
Sole24ore) 6 settembre 2007
- Cultura Digitale 2003 -
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