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La Roma dei Cesari in 3D

Bernard Frischer – decano della realtà virtuale e professore di antichità classica  – in un’intervista di qualche anno fa – ricorda la folgorazione che ebbe,  quando giovane studente a Roma, si trovò per la prima volta davanti al famoso plastico della Roma antica del Gismondi, conservato al Museo della Civiltà Romana dell’Eur.

Fu il quel momento che decise di ricreare virtualmente la Roma dei cesari. Ma per farlo, dovette aspettare un po’ di tempo, almeno fino alla metà degli anni ’90, quando, con l’avvento delle tecnologie digitali, riuscì finalmente ad avviare - presso University of California di Los Angeles (UCLA) – il progetto “Rome Reborn” (Roma Rinata).

Oggi, a circa dieci anni dall’inizio  lavori, il primo modello in 3D di Roma antica è ormai cosa fatta, ed è stato presentato – lo scorso 11 giugno – in Campidoglio al sindaco Veltroni. Si tratta della più grande e completa simulazione di una città storica finora  tentata.

Il modello  - che finora è costato circa 3 milioni di dollari - riproduce la Roma del 320 D.C., quella dell’imperatore Costantino, e mostra  uno spazio urbano  - delimitato dai  19 chilometri di mura aureliane - comprendente  7 mila edifici, 170 templi, 31 monumenti, 8 ponti sul Tevere e 400 torri. A breve, questo mondo virtuale culturalmente qualificato, sarà navigabile in tempo reale via Web.

Gli utenti potranno muoversi al suo interno liberamente e visitare virtualmente importanti costruzioni pubbliche quali il Palazzo Senatorio, il Colosseo, il Tempio di Venere ecc.
Per la costruzione del modello, punto di partenza, ovviamente il plastico del Gismondi, su cui ha lavorato il Politecnico di Milano in collaborazione con l’Università della Virginia e l’UCLA.

Tecnologia utilizzata: il “Reverse Modeling” che consente di riportare in forma digitale una forma fisica per poi inserirla in un ulteriore processo progettuale digitale. In una prima fase si è utilizzato il Laser Radar, capace di individuare misure a distanza con risoluzione millimetrica, integrato poi da uno scanner 3D a triangolazione.

Questa prima scansione ha prodotto un modello di dimensioni enormi: 260 milioni di poligoni. Quindi, con la seconda fase, si è passati al processo di ripulitura, cioè di ricostruzione CAD (Computer Aided Design), fino ad ottenere un modello digitale molto più leggero (da 260 a 1 milione di poligoni), perfettamente adatto alla visualizzazione con sistemi di realtà virtuale.

La ricostruzione si è basata su due tipologie di edifici: monumentali e popolari. Per i primi ( il Circo Massimo, la Basilica di Massenzio, il foro romano ecc.) si sono utilizzate documentazioni e rappresentazioni fornite in maniera dettagliata dagli studiosi.

Per i secondi (architettura vernacolare), anch’essi di fondamentale importanza in quanto costituenti il tessuto urbano su cui si innestano gli edifici famosi ma difficilmente ricostituibili,  si è invece seguita un’altra modalità di lavoro: la ripetizione con variazioni di dimensioni e d’orientamento – per tutta l’estensione del modello – di un limitato numero di archetipi credibili.

“Rome Reborn”, secondo Frischer, si inserisce a pieno titolo in quel secolare sogno di ricreare l’antica Roma, perché rappresenta: “la continuazione di cinque secoli di ricerca da parte di studiosi, architetti e artisti che sin dal Rinascimento hanno cercato di restaurare le rovine di Roma con parole, cartine, immagini”.

Ma oltre al continuum del restauro digitale fondamentale per “ri-leggere” luoghi, tracce e testimonianze fortemente deteriorate dal trascorrere dei secoli, la realtà virtuale applicata al mondo antico – ricreando palazzi, luoghi e monumenti non più esistenti -  può essere anche considerata un formidabile strumento  – a disposizione di studiosi, studenti e semplici turisti -   per comprendere lo sviluppo urbanistico della città antica e  mostrare  poi come da essa hanno preso gradualmente forma gli agglomerati moderni.

Inoltre, il carattere “open” del progetto, scaturito dal lavoro fin qui svolto da un team internazionale interdisciplinare, è naturalmente finalizzato alla creazione di  un’infrastruttura per la cooperazione in Rete tra archeologi, architetti, informatici ecc. Una comunità di supporto per i futuri sviluppi:  aggiornamenti di Rome Reborn con trasformazioni del tessuto urbano e monumenti dall’850 AC al 450 DC,  implementazioni di progetti simili per Atene e la Gerusalemme biblica.

Ma “Rome Reborn” non è solo scienza, tecnologia e didattica, è anche spettacolo. La sua rigorosa ricostruzione tridimensionale diventerà,  infatti, la base  di “Rewind Rome”, un grande progetto di entertainment.  A partire dal 21 aprile 2008 aprirà un teatro virtuale a pochi passi dal Colosseo, dove gli spettatori potranno vivere un’esperienza unica: un’immersione in una Roma antica mai vista – in 3D scala 1:1 -  popolata di decine di migliaia di personaggi  - digitalmente creati – che animeranno strade, fori, palazzi ecc.

Gli sviluppatori della Virtuality (che gestirà il progetto “Rewind Rome”) assicurano che:  sarà proprio come vivere nell’antica Roma, con i suoi egocentrici imperatori, i suoi brutali spettacoli di intrattenimento, il suo esotico stile di vita”.

Pubblicato su Tuttoscienze (La Stampa) il 26 settembre 2007


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