\ LIBRI, SCRITTORI E STAMPA IN RETE
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quattro libri al bar
Da sempre il libro è un oggetto statico collocato nello spazio intorno a noi. E’ una copertina che, a seconda, suscita curiosità, libera fantasie, promette avventure, esibisce cultura. Immobile, fa bella mostra su scaffali delle librerie, riempie mensole, impila comodini, appesantisce borse o finisce dimenticato in un qualche angolo, ma sempre nella fiduciosa attesa di essere riscoperto, sfogliato e magari finalmente letto.
Ma dal mondo Internet arriva ora un’inziativa singolare perché getta scompiglio sia nel tradizionale “status” del libro sia nelle nostre antiche abitudini rispetto ad esso. L’idea è di un giovane statunitense, Ron Hornbaker, che ha pensato di rielaborare concezioni, meccanismi, consuetudini intorno al “pianeta libro” con gli strumenti del Web generando, di conseguenza, una dilatazione e sovversione dei suoi caratteri originali. N’è nato un progetto concretizzatosi in un website dal nome: “Bookcrossing”.
Le parole che accolgo il visitatore in cima all’home page parlano chiaro: “Benvenuto nella comunità degli amanti dei libri, il Bookcrossing è un’associazione libraria globale che attraversa lo spazio e il tempo… i libri dei nostri membri sono lasciati liberi… il loro scambio mai ha avuto tanta serendipità ed è stato più eccitante…il nostro scopo è semplicemente fare del mondo una biblioteca”.
Vi è un po’ riassunta tutta la filosofia dell’iniziativa: un’oasi virtuale per gli appassionati della lettura dalla quale mettere in movimento i libri, farli concretamente viaggiare sulle strade del mondo alla ricerca di nuovi lettori. Ne viene fuori una stupefacente inversione dei ruoli: i lettori diventano prede, i libri cacciatori. E’ questa la rivoluzione del “Bookcrossing”, Hornbaker la chiama “released in the wild”, che vuol dire: rilascia i libri allo stato selvaggio.
Prospettiva da colpo apoplettico per bibliofili e bibliotecari inorriditi al pensiero di rischi e pericoli cui possono incorrere le povere creature cartacee. Ma il “Bookcrossing” non si prefigge certo di sparpagliare avventatamente per il mondo copie e copie di volumi, anzi. Il buon funzionamento dell’iniziativa, pilotata egregiamente da un sito esempio di semplicità d’uso ed efficienza tecnica, offre ampie garanzie al riguardo.
Per contribuire a “liberare” libri per metterli in circolazione nella propria città, regione o nazione, basta collegarsi al sito, iscriversi (gratuitamente) e cominciare a registrare online i propri libri preferiti, dopodiché non resta che segnare sulla copertina un identificativo numerico e le relative norme d’uso, destinati all’eventuale “ritrovatore”, ed infine scegliere il luogo del rilascio.
Il “Bookcrossing" mette a disposizione le cosiddette O.C.Z., zone ufficiali di scambio che in genere corrispondono a bar, pub, birrerie ecc., dove sono approntati spazi ad hoc per prelevare o depositare i libri. In alternativa è possibile individuare, consultando l’apposito database del sito, altri punti di rilascio scorrendo, per ogni località, l’elenco di quelli più utilizzati.
Per chi volesse poi assaporare il lato più fascinoso e romantico dell’iniziativa, è anche possibile lasciare il proprio libro su panchine, sale d’aspetto, scompartimenti ferroviari, cabine telefoniche ecc., ma facendo alzare troppo il livello di “serendipità” con il rischio d’interrompere le catene di rilasci e ritrovamenti che sono la garanzia per il successo del progetto e alimentano dinamismo e crescita della comunità virtuale aggregatasi intorno ad esso, anche perché il consenso raccolto nella Rete dal nuovo modo d’essere del libro ideato dal Bookcrossing rappresenta l’altro grande obiettivo dell’iniziativa: la socializzazione online.
Su i risultati raggiunti nel breve lasso di tempo d’attività dell’iniziativa, bastano alcune cifre: 70 mila adesioni, 190 mila libri registrati, un numero complessivo di visite al sito web pari a 23 milioni di contatti. Un’affermazione davvero notevole che conferma in pieno le previsioni dello studioso di ciberspazio, Howard Rheingold, che anni fa nel suo famoso saggio “Comunità virtuali” spiegava come l’espansione di Internet avrebbe sempre più comportato fenomeni di vita comunitaria con forti vincoli di solidarietà disinteressata perché basati su soli interessi intellettuali.
E l’amore per i libri, il piacere della lettura, il desiderio di condividerne l’esperienza, la curiosità di conoscere altri bibliomani sparsi per il mondo, il divertimento e la gratificazione nello scambiare libri in un modo così insolito, il fascino di partecipare ad un progetto universalistico-libertario tipico di quella fabbrica d’utopie che è la rivoluzione di Internet, altro non sono che il potente collante capace di mettere insieme la gran massa di persone dell’associazione libraria globale ideata da Hornbaker spesso fisicamente distanti fra loro migliaia e migliaia di chilometri.
Ci sono anche interpretazioni più recenti sulle trasformazioni addotte dalle nuove tecnologie della comunicazione su individui e gruppi che evidenziano ancor di più il ruolo giocato da idee, interessi, passioni umane nello sviluppo del Web. Un altro acuto osservatore di Internet, David Weiberg, sostiene che la Rete malgrado sia il risultato di un incredibile balzo tecnologico, lungi dal disumanizzarci, rappresenta un ritorno alla nostra vera natura.
Il Web è una nostra costruzione volontaria di natura intellettuale. Le parole, i sentimenti, i progetti, le utopie ne costituiscono la materia prima. Il Bookcrossing è un’idea che ha messo in moto nuove passioni intorno all’antica cultura del libro, è un entusiasmante e sovversivo messaggio lanciato attraverso la Rete: “liberiamo i nostri libri e facciamo del mondo una biblioteca !” Tanti e tanti hanno già risposto e con fantasia offrono quotidianamente il loro contributo alla realizzazione di un sogno collettivo. A pensarci bene forse oggi le uniche buone notizie ci arrivano dal Web.
Pubblicato su TUTTOLIBRI (La Stampa) il 22 febbraio 2003Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007
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