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Pixel di conoscenza

Al recente Salone del libro di Parigi è stata presentata la Biblioteca digitale “Europeana”, anticipazione francese della futura Biblioteca Digitale Europea (BDE): Dodicimila testi on line - per la maggior parte della Bibliotheque Nazionale de France ma anche della Biblioteca Nazionale ungherese e portoghese – che presto diventeranno centomila.

Patrimonio che andrà a confluire -  entro il 2010 -  nella BDE, distributore finale dei contenuti digitali provenienti dalle biblioteche e dagli archivi di tutta Europa.

Insomma, la digitalizzazione della conoscenza umana appare una sfida sempre più aperta, anche perché, come ha ammesso Jens Redmer – responsabile dei progetti Google per l’Europa – nonostante gli archivi digitali realizzati che già raccolgono milioni e milioni di testi: “la maggior parte dell’informazione ancora risiede fuori dalla Rete”.

Ed è questo a rendere infuocata la competizione. C’è ormai tra le principali “internet company” una corsa a siglare accordi con le maggiori biblioteche ed istituzioni culturali del mondo.

La prima a muoversi - e in grande stile - è stata Google. L’azienda di Mountain View ha messo in pista “Library project”: ambizioso e costoso progetto che, mediante la partnership con grandi biblioteche americane e inglesi e un budget iniziale di 270 milioni di dollari, prevede, nei prossimi anni, lo scansionamento e la messa on line di ben 16 milioni di libri.

Yahoo! e Microsoft hanno replicato in due mosse. Entrambi hanno prima aderito all’archivio digitale multimediale “Open Content Alliance” – sorta di biblioteca universale no-profit pensata soprattutto in funzione anti-Google – e poi  lanciato i loro progetti di “brand”. 

Yahoo! ha puntato sul modello mediateca, cioè su un contenitore on line da riempire non solo di libri (dovrebbero essere in arrivo i primi 18 mila di letteratura americana) ma anche di audiovisivi, immagini, musica ecc.

Soltanto libri, ma numerosi e di qualità invece nei piani di Microsoft: 150 mila titoli (di cui 100 mila provenienti dagli scaffali della British Library), corrispondenti a circa 25 milioni di pagine da digitalizzare e mettere su internet.

Forte di una donazione di un milione di dollari ricevuta dall’istituzione filantropica A.P. Sloan Foundation per trasferire in digitale i contenuti cartacei di alcune delle più importanti biblioteche degli States, è da ultimo entrato nella partita anche l’Internet Archive di Brewster Kahle, forse un po’ in ritardo, ma con un grosso vantaggio: l’utilizzo di formati aperti, al contrario del progetto di digitalizzazione di Google che prevede l’utilizzo di standard proprietari con rischi futuri riguardo l’interoperabilità.

In ogni caso, tutti i contendenti in lizza dovranno fare i conti con due fattori decisivi: le soluzioni di “book search” e la complessa vicenda del copyright.  “Book search” significa tirar fuori la migliore tecnologia per consentire agli utenti la ricerca facile e veloce su internet di qualsiasi libro con consultazione (full text o parziale) della copia digitale ed eventualmente acquisto tramite links che puntano alle librerie.

Google ha Google Book Search che oltre alla ricerca e al “preview”, consente anche il download integrale ma solo per quelle opere in regime di pubblico dominio. “Search inside the book” è la tecnologia di “ricerca on line dei libri” targata Amazon. Mentre Microsoft sta per rilasciare il suo “Msn book search”.

In ultimo, anche due colossi del mondo dell’editoria – Random House e HarperCollins – si sono lanciati in questo settore, inaugurando sui lori rispettivi siti web sistemi avanzati di ricerca.

Più difficile ed insidiosa si presenta la questione della proprietà intellettuale. Nodo da sciogliere: i diritti sui libri ancora soggetti a copyright ed inseriti in progetti di digitalizzazione e distribuzione on line.

Da una parte autori e soprattutto editori sul piede di guerra, dall’altra soprattutto Google destinatario prima di strali poi di denunce per aver violato – malgrado la sua difesa basato sul “fair use” – le norme che regolano i diritti d’autore, anche se ultimamente - visto l’incremento delle vendite registrato per i libri visualizzati su Google Book Search - alcune grandi case editrici sembrano intenzionate a  far marcia indietro.

Approcci diametralmente opposti hanno, invece, adottato Yahoo! Microsoft e Amazon. Le prime due – per ora - puntano sul pubblico dominio, cioè sulla digitalizzazione soltanto di quei libri pubblicati prima del 1930.

Amazon ha scelto, invece, la piena sintonia con gli editori: copie digitali solo autorizzate e a pagamento. Per quel che riguarda, invece, la futura Biblioteca Digitale Europea, ad aprile si è concluso il lavoro degli esperti incaricati dalla Commissione di studiare la complessa questione del copyright. Ora si attendono le decisioni.

Pubblicato su Nòva (Il Sole24ore) 10 maggio 2007


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