\ & BIBLIOTECHE DIGITALI

Open source e biblioteche

Partita agli inizi degli anni ’90 “da quell’incasinata stanzetta” di Linus Torvalds a Helsinki, La rivoluzione “Open source ” si è propagata, nel volgere di poco più di un decennio, ben oltre i nativi territori “hacker ”, investendo massicciamente Internet, le pubbliche amministrazioni, le imprese, e addirittura alcune grandi corporation , e finendo poi per incrociarsi con un mondo, che per orientamenti e disposizioni, è da subito apparso tra i più congenitamente a lei vicini: quello delle biblioteche.

Il previsto rendez-vous “open source – biblioteche”, sin da principio, ha mostrato i segni di varie e feconde possibilità. In particolare, sul versante bibliotecario, l’approccio al modello “software libero” ha comportato due tendenze principali: da un lato ha indotto le biblioteche ha fermare subito la loro attenzione su tutta quella serie di indubbi vantaggi, di natura tecnica e pratica: affidabilità, robustezza, sicurezza, economicità, scalabilita ecc.; dall’altro ha spinto taluni bibliotecari ad approfondire maggiormente la questione, con un approccio meno centrato sul pur indispensabile aspetto tecnologico e invece più attento ai nuovi metodi di gestione e lavoro insiti nel modello stesso, insomma l’ha indotti ad esplorare la “filosofia” Open source.

Dan Chudnov è stato tra i primi ad intraprendere questa strada e soprattutto a capire prontamente che la “filosofia” Open source poteva perfettamente adattarsi alle esigenze della comunità bibliotecaria giacché in grado di proporre un metodo di lavoro flessibile, articolato su più campi, e fortemente basato su un principio collaborativo. Si è dunque fatto promotore dell’Oss4Lib , sito di riferimento Web, ma anche e soprattutto comunità nata per stimolare l’innovazione e la cooperazione nella progettazione di software Open source da impiegare per la realizzazione di sistemi per biblioteche.

Partito, un po’ in sordina, nel febbraio 1999 presso la Yale Medical Library, in quanto gli ideatori inizialmente pensavano che non molti fossero interessati al free software per biblioteche, l’Oss4Lib, nel giro di pochi anni, ha conosciuto una repentina espansione. Attualmente è considerato un punto di riferimento imprescindibile. Offre una lista on line ricca di un centinaio di progetti provenienti da tutto il mondo, scorrendo la quale qualsiasi realtà bibliotecaria interessata all’Open source può facilmente attingere informazioni, allacciare contatti, trovare risorse, scaricare software dimostrativo e/o pronto all’uso.

Un altro bibliotecario entusiasta sostenitore della causa Open source, Eric Lease Morgan dell’University Libraries of Notre Dame nonché noto autore del free software MyLibrary , si è invece spinto ancor più in la nell’esplorazione del rapporto tra “filosofia” Open source e mondo delle biblioteche, ed ispirato dalla lettura di “The cathedral and the bazaar ” di Eric Raymond , sostiene di aver colto, nell’ambito del condiviso spirito comunitario, un’ ulteriore similitudine segno di un ancor più profondo legame: la cultura del dono.

Secondo E.L.Morgan, la comune cultura del dono si baserebbe su alcune caratteristiche che, con tutta evidenza, si ritrovano sia nell’attività dei bibliotecari che in quella delle comunità di sviluppo Open source: la regola dell’informazione condivisa e aperta, la pratica sempre gratuita dello scambio di dati e informazioni, la centralità riservata alle interazioni umane, il valore assegnato alla crescita di reputazione commisurata a quello che si riesce a dare via (a donare), sia che si tratti di codice sorgente che di particolari informazioni su libri o su articoli di giornale.

E non è un caso se il primo sistema bibliotecario Open source realizzato al mondo è stato denominato “Koha ”, parola in lingua maori che significa per l’appunto “dono”. La storia del progetto “Koha” può essere, infatti, considerata paradigmatica sia rispetto alle possibilità di successo dall’incontro biblioteche e Open source sia in relazione alle potenzialità derivanti dal comune background comunitario.

Nel 1999 lo staff della Horowhena Library Trust (HTL) della Nuova Zelanda si trovò a dover sostituire il vecchio software bibliotecario ormai non più utilizzabile. Dopo un rapido ma approfondito girò d’orizzonte realizzò che i più moderni software proprietari, assai costosi, non erano alla portata né economica né tecnologica di un’istituzione per niente facoltosa e per di più inserita in un contesto rurale. A quel punto, la soluzione escogitata fu: abbandonare l’ambiente Windows e puntare tutto sulla nascente promessa Open source. Grazie alla consulenza e al supporto della Katipo Communication , fu la stessa HTL ha sviluppare una propria piattaforma Open source realizzando il software “Koha”. Scelta conveniente e di successo. difatti, di lì a poco, nel 2000, “Koha” si aggiudicò anche due importanti premi: quello per l’innovazione nelle biblioteche e per l’interattività nell’ambito della categoria “comunità non profit”.

Attualmente “Koha” è una delle più importanti realtà nell’ambito mondiale dell’Open source per biblioteche. Il codice sorgente è pienamente disponibile e continua ad essere modificato e migliorato in tutte le sue funzionalità, inclusa la progressiva accettazione dei principali standard internazionali tipo MARC e Z39.50. Ormai si parla di una vera e propria “comunità Koha” in continua crescita con sviluppatori nei quattro continenti e portali in diverse lingue. L’applicativo, rilasciato con licenza pubblica GNU, è liberamente accessibile per il download da Internet. Con le ultime “release ” è stata creata un’interfaccia utente sempre più semplice ed amichevole e dotata di OPAC con un sistema per ricerche personalizzate. Le biblioteche che hanno adottato il free software Koha sono finora più di cinquanta e sono sparse un po’ in tutto il mondo : un successo internazionale che più di tante parole dimostra come l’Open source può essere considerato a tutti gli effetti il nuovo cantiere per la costruzione di library system.

I bibliotecari dell’Horowhenua Library Trust, nel tirare le somme della loro esperienza, hanno sottolineato come il modello “software libero” abbia fatto scoprire alle persone nuove motivazioni e un nuovo modo di lavorare, determinando di conseguenza una più veloce diffusione dei benefici e un considerevole aumento dell’efficienza. Dunque: più passione, più organizzazione, più comunicazione, più funzionalità e quindi maggiore produttività. La comunità bibliotecaria Open source si annuncia in una prospettiva sempre più interessante: lasciarsi scappare le buone notizie che arrivano dalla lontana Nuova Zelanda sarebbe un peccato.

Pubblicato su Biblioteche oggi n.10 2005



Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007

 
CULTURA DIGITALE