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Il Million Book Project guarda anche a Oriente per lanciare la sfida alla biblioteca di Google

Per la “Biblioteca universale” di borgesiana memoria sembra davvero arrivato il momento di traslocare dai luoghi del mito e della letteratura, dove da sempre è suggestivamente relegata, e trasferirsi stabilmente nel quotidiano della nostra realtà “virtuale”.

La sfida, in tal senso, è stata lanciata il 14 dicembre scorso da Google, il più potente e famoso “motore di ricerca” al mondo, che con un ambizioso e costoso progetto, in collaborazione con 5 grandi biblioteche americane ed inglesi e con un budget iniziale di ben 270 milioni di dollari, conta di mettere in Internet un’immensa biblioteca di milioni di volumi digitalizzati per un accesso universale alla conoscenza e, nello stesso tempo, conta anche di realizzare, tramite accordi con editori, autori e librerie online, un business in stile net economy: ricerca libro, visualizzazione abstracts, e poi click sul pulsante “buy this book” per il trasferimento immediato nel sito della libreria che lo possiede per l’acquisto online.

Ma, a sole ventriquattr’ore dall’annuncio di Google, qualcun altro ha immediatamente raccolto la sfida: Il 15 dicembre, l’Internet Archive (www.archive.org) di San Francisco, creato nel 1996 dallo studente del MIT (Massachussets Istitute of Technology) Brewster Kahle, precursore dell’archiviazione online d’ogni qualsivoglia formato digitale (testo, audio, immagini, video) nonché ideatore dello speciale archivio del Web dedicato all’11 settembre, ha presentato il suo progetto alternativo di “Biblioteca universale”: l’Open-Access Text Archives.

Comune ad entrambi i progetti: la visione ecumenica dell’accesso al sapere, ma con qualche fondamentale differenza nei mezzi e modi per conseguirla. Google, ormai “major” del Web, con grandi disponibilità finanziarie e intraprendenti strategie di web marketing; l’Internet Archive, invece, alfiere delle tendenze tecno-libertarie per la circolazione delle idee e della conoscenza in Rete e promotore d’iniziative rigorosamente no profit.

L’Open-Access Text Archives metterà, infatti, a disposizione integralmente e gratuitamente testi multilingue in formato digitale. Gli utenti dovranno soltanto collegarsi via Internet all’archivio per visualizzare i libri sugli schermi dei computer, fare ricerche e/o stampe disponibili sia in PDF che nel nuovissimo formato DJUV concepito espressamente per ottenere una migliore immagine testo.

Per adesso, dieci importanti biblioteche internazionali si sono già accordate per mettere insieme le proprie collezioni digitalizzate o da digitalizzare. Due grandi istituzioni statunitensi, la Carnegie Mellon University Library e la Library of Congress (la prima biblioteca al mondo con un patrimonio di circa 19 milioni di volumi e 56 milioni di manoscritti) faranno confluire nel Text Archives i loro due famosi progetti digitali già in via di realizzazione: “Million Book” Project che vede anche la partecipazione di svariati istituti di ricerca e cultura indiani e cinesi, e “America Memory” cioè la più grande documentazione digitale sulla storia e cultura degli Stati Uniti.

A questi si aggiungeranno le collezioni di tre biblioteche canadesi (University di Toronto, University di Ottawa e McMaster University), quelle dell’Indian Institute of Information Techonology e dell’Indian Institute of Science, e ancora della China’s Zhejiang University, dell’European Archive e infine, quasi una sorta di segno della volontà del progetto di riproporre in chiave moderna l’antico mito del sapere universale, della Biblioteca Alexandrina d’Egitto.

Un patrimonio culturale che promette di essere assai più variegato rispetto alla, sebbene eccezionale, concentrazione libraria di stampo anglosassone in via di realizzazione da parte di Google. Insomma, perlomeno sulla carta, il profilo dell’Open-Access Text Archives sembrerebbe il più aderente all’identikit di quell’imprecisabile non luogo comunemente definito “Biblioteca universale virtuale”.

Intanto, più di un milione sono i libri che risultano impegnati per la prima grande migrazione nel nuovo archivio digitale. L’Internet Archive ha fatto sapere che già dal prossimo aprile una prima, piccola, porzione di esso, pari a circa 70 mila volumi, sarà disponibile online per la libera consultazione. La borgesiana rincorsa tra Google e l’Internet Archive è dunque appena cominciata.

Pubblicato su Il Riformista il 8 febbraio 2005

 


Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007

 
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