Michael (Multilingual Inventory of Cultural Heritage in Europe)
Negli ultimi tempi, prima con la mostra “il Medioevo europeo di Jacques Le Goff ” tenutasi a Parma e poi con il libro “Il cielo sceso in terra. Le radici medievali dell’Europa ”, il grande storico francese, convinto europeista, Jacques Le Goff, ha proseguito nella sua opera di raccontarci il passato per mostrarci un possibile futuro.
Suo intento: rivelare all’Europa di oggi l’importanza delle radici comuni e della storia, ma forse ancor di più, l’importanza di uno speciale retaggio lasciatoci dall’età medievale, vale a dire la fusione di diverse entità nazionali in un’unità potenziale, in un comune sottofondo culturale, sotto il segno del Cristianesimo e della lingua latina, insomma un esempio d’integrazione culturale che poi è quello di cui, al momento attuale, si avverte il maggior bisogno.
E proprio rispetto a questo problema, l’avvento delle nuove tecnologie della comunicazione, offrono all’Europa, impegnata tra l’altro a sostenere una difficile fase del processo di unificazione, una storica opportunità: puntare sulla riscoperta e valorizzazione del patrimonio culturale comune per colmare i gap di coesione ed identità e, nello stesso tempo, mettere in moto strategie di sviluppo anche dal punto di vista economico.
Con il programma E-Europe, avviato a seguito del Consiglio Europeo Straordinario di Lisbona nel 2000, la fruizione del patrimonio culturale comune attraverso la sua digitalizzazione è diventato un tema centrale per le politiche dell’Unione. Principi e raccomandazioni sono stati poi definiti nella cittadina svedese di Lund (2001), quindi è stato istituito il gruppo NRG , ed infine avviato il progetto Minerva al quale è stato affidato il fondamentale compito di promuovere, dal punto di vista operativo, l’incontro fra nuove tecnologie e Beni Culturali riunendo i ministeri dei paesi membri dell’Unione preposti alla cultura (coordinati da quello italiano), scopo principale: facilitare l’accessibilità e la fruibilità in rete dei patrimoni culturali attraverso il coordinamento e l’armonizzazione delle attività di digitalizzazione.
Inoltre, Minerva si propone di coordinare i programmi nazionali, di stabilire contatti con altri paesi europei, organismi internazionali, associazioni, reti e progetti coinvolti nel settore della digitalizzazione, favorendo la convergenza fra archivi, biblioteche, musei e siti archeologici in una prospettiva d’integrazione dei servizi fra le varie “istituzioni della memoria”.
In vista di una seconda fase nella quale l’aspetto prioritario sarà meno la digitalizzazione quanto piuttosto l’accesso ad un patrimonio culturale europeo già in formato digitale, nell’ambito del “laboratorio” Minerva è stata messa a punto la soluzione ad “hoc”, in pratica il futuro catalogo della “European Digital Library” in via di costituzione: il progetto “Micheal ”.
Con un paragone azzardato ma forse efficace per cogliere le finalità complessive: Micheal si candida a svolgere quella funzione d’unità potenziale rispetto al patrimonio culturale europeo, proponendosi come una sorta di sistema unificante non così lontano, dal punto di vista delle regole della comunicazione, dagli effetti del latino spiegati da Le Goff.
E non è un caso se tra le prossime implementazioni annunciate, spicca proprio un portale trans-europeo della cultura che permetterà, per la prima volta, di accorpare, in funzione dell’accesso, i patrimoni nazionali di buona parte dei paesi europei.
Finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma eTen , ed organizzato in forma di consorzio con la partecipazione di ministeri, agenzie e partner tecnici di Italia, Francia e Regno Unito, Micheal, potendo far conto sugli input metodologici e tecnici fornitegli dal progetto Minerva, intende censire e dare poi accesso, in maniera semplice e veloce, alle collezioni digitali di musei, biblioteche e archivi dei diversi paesi europei.
Per collezioni digitali s’intendono tutta una serie di oggetti digitali tipo immagini, file sonori, testi, modelli 3D, risorse multimediali e/o interattive, ma anche cataloghi, inventari, banche dati che saranno successivamente fruibili sia online che offline. Ad esempio siti web o portali permetteranno l’accesso a tutta una serie di servizi e risorse, mentre attraverso prodotti, tipo CD, DVD ecc., si renderanno disponibili altri contenuti.
Molto importante, rispetto ai contenuti trattati, la garanzia d’autenticità, qualità e affidabilità, attualmente quasi inesistenti nel mare magnum di Internet, che invece Micheal sarà in grado di assicurare con evidente vantaggio, ad esempio, per studiosi, studenti e ricercatori.
Nello stesso tempo, le istituzioni culturali dei vari paesi europei partecipanti avranno l’opportunità di promuovere le proprie collezioni, di migliorare l’accesso al proprio patrimonio nazionale, di scambiare esperienze all’interno di un network assai composito. Inoltre, la circolazione d’informazioni e rappresentazioni, relative a differenti culture, anche se minoritarie e di livello regionale e/o locale, potranno innescare ed alimentare circuiti virtuosi tipo turismo culturale, industrie creative ecc.
Tecnologicamente, Micheal s’ispira al modello del Catalogue des fonds culturales numérisés dell’ MCC francese. La piattaforma software, che è distribuita come prodotto open source ed è basata su componenti assai noti , si compone di due moduli che operano all’unisono per la gestione e la pubblicazione dei dati: quello di produzione che permette di creare, modificare, importare e gestire i record che descrivono le collezioni digitali, e il modulo di pubblicazione che offre un’interfaccia intuitiva con cui gli utenti finali possono effettuare ricerche sui dati relativi al patrimonio culturale digitale europeo utilizzando il proprio browser web. Lo strato sottostante di quello che sarà il catalogo “dell’European Digital Library” è costituito da un potente e flessibile database XML basato sul modello di dati Micheal, vero e proprio nocciolo duro del sistema informativo distribuito, che è stato sviluppato a partire dal set di metadati implementati dal progetto Minerva e dalle specifiche della Dublin Core Metadata Initiative .
Il progetto partito nel giugno del 2004, terminerà nel 2007 la sua prima fase con tutti i servizi completati e funzionanti sia a livello nazionale che europeo. Ma già si profila una seconda fase: Michealplus . Dopo aver raggiunto l’importante obiettivo di riunire gli inventari dei patrimoni nazionali di Francia, Italia e Regno Unito, il sistema verrà allargato ad altri dieci paesi europei. Per la precisione, sarà la volta di Finlandia, Germania, Grecia, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna e Ungheria ha contribuire ad incrementare, arricchire e trasformare un catalogo collettivo che oltre a trasformarsi in un grande portale multilingue, potrà diventare, tornando al Medioevo di Le Goff, il “nuovo summa”, in formato digitale, del patrimonio culturale europeo.
Pubblicato
su Biblioteche
oggi n.4 2006
Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007
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