Ricostruzione virtuale della Biblioteca di Lorsch
Quello che secoli di storia hanno frammentato e disperso, le tecnologie digitali sono oggi in grado di ricomporre. È il caso del progetto “Biblioteca Laureshamensis digital: Virtuelle Klosterbibliothek Lorsch”, avviato dall’Università di Heidelberg in collaborazione con l’Unesco.La Biblioteca del monastero di Lorsch (cittadina tedesca dell’Assia dichiarata patrimonio dell’umanità) è famosa per essere stata una delle più importanti e ricche biblioteche dell’Europa medievale.
Custodiva un preziosissimo corpus di oltre
300 manoscritti risalenti ad un periodo compreso tra il V e il XV secolo
– tra cui l’Evangeliario di Lorsch (810), la Farmacopea
di Lorsch (795), il Lorscher Rotulus (860) e il Lorsch Codex (1170 –
1175) – che oggi, dopo secolari vicissitudini che determinarono
decadenza e rovina del monastero, risultano disseminati - in parti intere
o a pezzi - tra circa 70 biblioteche europee e degli Stati Uniti d’America,
con una porzione assai consistente concentrata in sole 4 biblioteche:
principalmente nella Biblioteca Vaticana (circa 140 pezzi) e poi presso
la Biblioteca di Stato della Baviera, la Biblioteca Nazionale Austriaca
e la Bodleian Library di Oxford.
Il progetto, finanziato dal Ministero per la scienza e l’arte
del Land Hessen, si propone, appunto, di ricostituire virtualmente Biblioteca
e scriptorium di Lorsch. Molti manoscritti saranno digitalizzati direttamente
in loco, per quelli invece custoditi in biblioteche prive di strutture
idonee è previsto il trasferimento presso il centro di digitalizzazione
dell’Università di Heidelberg, tra i più avanzati
al mondo per questo genere di lavori.
Caso a parte quello della Biblioteca Vaticana
che annovera il maggior numero di codici provenienti da Lorsch. Qui
l’Università di Heidelberg ha dislocato – dal novembre
2010 – un proprio laboratorio di digitalizzazione inviando un
team di 6 persone con relative attrezzature.
Nella sfida per far rinascere “virtualmente” la Biblioteca
di Lorsch, la digitalizzazione è uno dei passaggi più
difficili. Si tratta di maneggiare con la massima cura, e nello stesso
tempo, con il massimo di efficienza materiali compositi e fragilissimi,
per ricavarne – a dispetto del peso dei secoli esercitato sulle
carte – elaborazioni di immagini, e soprattutto per quel che riguarda
le miniature e decorazioni, colori ad alta definizione.
L’intenzione è offrire a studiosi
e appassionati un prodotto finito, cioè un manoscritto virtuale
impaginato – mediante il sistema “electronic binding”(rilegatura
elettronica) – come l’originale ma con funzioni “aumentate”:
non solo la possibilità di sfogliare ed ingrandire le pagine
ma anche quella zoomare su ogni dettaglio.
Il metodo di lavoro utilizzato dal centro di digitalizzazione dell’Università
di Heidelberg e dai sui team esterni (compreso quello in funzione nella
Vaticana) è il “Graz Model”, chiamato così
perché sviluppato presso la Biblioteca dell’Università
di Graz in Austria. Si tratta di un modello progettato appositamente
per la digitalizzazione integrale - con il massima della cura e il minimo
impatto – dei manoscritti.
Il piano di lavoro grazie al particolare design permette la scansione senza il contatto diretto con il materiale. Un raggio laser aiuta la collocazione ottimale del manoscritto sul piano di lavoro mentre il cambio pagina è eseguito mediante un sistema ad aria aspirata. Interviene poi una fotocamera digitale ad alta risoluzione con un sistema di posizionamento in grado di minimizzare le distorsioni che effettua la scansione.
E nel caso di acquisizione dei testi in modalità
“full-text” è disponibile una evoluta tecnologia
OCR, la “ABBYY FineReader”. Una volta comunque digitalizzate,
le immagini sono convertite nel formato TIFF e ritoccate con un image
editor professionale per garantire la perfetta corrispondenza tra copia
digitale e originale.Infine, la gestione degli oggetti digitali così
creati nell’ambito di un servizio di repository è affidata
allo standard METS, uno formato documento XML per la codifica dei metadati
descrittivi, amministrativi e strutturali.
Presentazione on line ed accesso rappresentano per la “Virtuelle
Klosterbibliothek Lorsch” il momento decisivo di una non facile
scommessa: ricostituire un prezioso giacimento di cultura medievale.
Rotoli liturgici, pergamene, letture monastiche, codici miniati, compendi
di medicina, ricettari, cronache, trascrizioni di autori classici come
il famoso “Virgilio Palatinus” ecc.; ovvero spezzoni, parti
e frammenti separati da secoli dalla distanza dei luoghi che come tessere
di un mosaico la tecnologia digitale ora rimette insieme ricreando,
“in apparenza”, di quell’unicum corrispondente alla
collezione originaria.
E malgrado le inevitabili differenze tra i vari centri di digitalizzazione cooperanti, lo sforzo comune è quello di cercare di ripristinare l’unità dell’antica biblioteca monastica attraverso una piattaforma web il più possibile omogenea. Anche in questo caso, il modello di riferimento viene da Heidelberg. La digital library della biblioteca universitaria già utilizza una modalità d’accesso denominata “scaffali digitali di libri” che, nel caso dei manoscritti, consente di selezionare attraverso un indice i codici. È possibile anche controllare il numero dei fogli o pagine, scorrendoli avanti e indietro.
Ogni riproduzione digitale contiene poi tutte le informazioni bibliografiche: firma, autore, luogo di fabbricazione, data e anche l’indice con i titoli dei capitoli selezionabili. Inoltre, con la funzione “anteprima” l’utente può accedere ad una panoramica delle miniature avendo anche l’ausilio di uno zoom per visualizzare i dettagli. A prescindere dai futuri cambiamenti che potranno intervenire nella collocazione delle risorse in rete, l’accesso on line a lungo termine alle copie digitali – che su Internet andranno in formato JPEG con risoluzione 300 dpi – sarà garantito da un servizio PURL.
Viceversa riguardo la conservazione digitale
delle “master copy” del corpus dei manoscritti di Lorsch,
verrà utilizzato il formato immagine TIFF - che assicura nel
tempo livelli adeguati di colori, luminosità, contrasto e nitidezza
rispetto agli originali - e un sistema di backup adeguato basato su
hard disk in RAID e sistema a nastro TSM archivio, in più è
prevista un’ulteriore duplicazione delle “master copy”
a beneficio della Biblioteca Nazionale Tedesca.
Pubblicato su Biblioteche oggi n.12 2011
- Cultura Digitale 2003 -
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