Gli utenti fanno gli storici
La collezione di stampe e fotografie della Library of Congress, la più grande biblioteca del mondo, è di circa 14 milioni di pezzi, di cui un milione digitalizzati e disponibili sul catalogo on line.
Performance e numeri ben più sbalorditivi sono quelli di Flickr, il più importante aggregatore di immagini del Web. Dal 2005 - anno in cui è entrato a far parte della scuderia Yahoo! – la sua crescita è stata esponenziale. Tenendo conto dell’impennata della curva degli uploads e delle informazioni sull’attività degli utenti fornite dal sito, è verosimile stimare in circa due milioni la media delle foto che giornalmente finiscono nei database di Flickr.
Due colossi nei rispettivi campi: biblioteche e web 2.0. Che ora, in maniera del tutto inaspettata, hanno deciso di sperimentare una gestione comune di alcune collezioni fotografiche provando a mettere insieme due concezioni diametralmente opposte: la tradizione classificatoria bibliotecaria basata su gerarchie e tassonomie e l’etichettatura libera del popolo della rete che va sotto il nome di “social tagging”.
E’ nato così “The Commons”, un progetto pilota che vuole offrire agli utenti del Web “l’opportunità per contribuire alla descrizione delle raccolte di foto pubbliche di tutto il mondo”. Flickr mira in questo modo a realizzare un modello di pubblicazione e condivisione da replicare poi con altri istituti culturali in possesso di importanti raccolte fotografiche.
Intanto, la Library of Congress ha cominciato a caricare su Flickr le due prime collezioni di immagini: 1600 foto a colori della Farm Security Administration sulla vita negli Stati Uniti, Puerto Rico e Isole Vergini negli anni 1930-40, e 1500 scatti del Bain News Service che documentano i fatti di cronaca del 1910 con particolare attenzione agli accadimenti di New York City.
Tutti materiali in regime di pubblico dominio, indicato con la dicitura: “no know copyright restrictions”. Se l’esperimento funzionerà, altre raccolte presto troveranno spazio su Flickr, a cominciare dall’importante fondo iconografico sulla “Civil War”.
Al centro del progetto, la grande novità, cioè l’invito agli utenti di descrivere le fotografie delle collezioni aggiungendovi propri tags. Ma perché tutta questa apertura da parte della Library of Congress alle “virtù” partecipative del web 2.0?
Anzitutto, dicono le “FAQ” del progetto, per avvantaggiare i propri utenti, allargandone l’accesso e potenziandone interazione e fruizione. Tuttavia, la Biblioteca del Congresso - che non è nuova ad incursioni nel mondo delle nuove tecnologie – sembra queste volta mirare, più che ad una maggiore visibilità e appeal, ad una scelta strategica tesa ad esplorare e fattibilità e convenienza di nuovi strumenti comunicativi.
In primo luogo, utilizzando il tagging ad integrazione dei cataloghi. Molte sono, infatti, le foto, in possesso della Library of Congress, prive o quasi d’informazioni identificative. Si tratta di un problema non da poco, e qui l'aiuto richiesto agli utenti può rivelarsi determinate e non solo dal punto di vista della completezza, ma anche per valorizzare le collezioni ed arricchire i propri records.
In secondo luogo, verificando la possibilità di creare un sistema, diciamo, a doppia opzione: catalogazione tradizionale sul proprio website, forme di tagging collaborativo da implementare in ambienti esterni web 2.0 tipo Flickr.
Sistema che può, inoltre, favorire la Library of Congress a stabilire comunicazioni più orientate verso la "community on line", con la grossa opportunità di avviare azioni di disseminazione per estendere al massimo la visibilità del proprio materiale e con esso del proprio "brand name".
Non c’è dubbio che la sperimentazione, intrapresa dalla LoC, porta il modello biblioteca, soprattutto nella sua versione on line, ben oltre i suoi abituali confini. Del resto, con l’espansione del web partecipativo, per gli istituti culturali che producono e gestiscono quantità crescenti di contenuti multimediali, circoscrivere le informazioni soltanto all’interno del proprio sito, può allontanarli sempre di più dall’evoluzione in corso nella rete, e in particolare dal potere innovativo del Web e delle comunità nell’aiutare ad acquisire e ristrutturare conoscenza.
Insomma, la nuova centralità delle collezioni digitali di immagini, di documenti filmati, sonori ecc., offre occasione per promuovere sinergie tipo quella tra Library of Congress e Flickr e, nello stesso tempo, per dare vita a modelli aperti di biblioteca: movimento “open access” per l’interoperabilità e nuove forme di repository distribuiti e condivisi attraverso il Web.
Pubblicato su Nòva (Il Sole24ore) 28 febbraio 2008
- Cultura Digitale 2003 -
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