\ TESORI DIGITALI

Una giornata da Khmer

I giapponesi possono recarsi nel museo di Otsuka ed ammirare – senza doversi spostare all’altro capo del mondo - una serie di capolavori dell’arte occidentale: la Cappella Sistina, la Cappella degli Scrovegni, Villa dei Misteri di Pompei e molti altri.

Tutti perfettamente riprodotti in scala 1:1 su una base in ceramica con durata garantita – al contrario dei nostri fragili originali – di almeno duemila anni.

I veneziani possono, invece, risperimentare l’aura originale di un loro sito particolare: il Cenacolo Palladiano sull’isola di San Giorgio, ora che, grazie ad una ri-collocazione virtuale, l’immensa tela del Veronese “Le Nozze di Cana” sembra ritornata al suo posto.

Ed ora anche gli europei possono immergersi nel “Sacred Angkor”, spettacolo in teatro virtuale da poco presentato nel vecchio continente – basato sulla tecnologia australiana “virtual room” – che consente ai visitatori di esplorare, in scala reale in un mix di paesaggi in 3D e suoni d’ambiente, la capitale dell’antico impero Khmer di Cambogia.

Insomma, nell’era della riproducibilità digitale si generano eventi, si provocano meraviglie, ma soprattutto si progettano iniziative intorno alle sempre più numerose applicazioni della realtà virtuale, della computer grafica, della robotica ecc., ai domini della storia, dell’arte, dell’archeologia.

La copia digitale, da semplice clone, via via è andata acquisendo, per ragioni estetiche, didattiche, scientifiche, conservative ecc.,   status sempre più qualificati fino poi al recente boom del turismo culturale, con la scoperta dell’edutainment, ovvero della fruizione della cultura come educazione + divertimento.

Modello comunicativo che negli ultimi ha visto il fiorire di archeopark. Tuttavia, gli scenari in costruzione sono tanti. Tante sono le “macchine virtuali temporali” pronte a far rivivere il lontano passato. E tra i luoghi remoti, c’è ne uno che sembra riscuotere più consensi: Roma antica.

Una preferenza che viene da lontano, e che ha prodotto nel tempo un continuum di architetti, artisti e studiosi, divisi per tecnologie utilizzate ma accomunati dal medesimo obiettivo: far rinascere Roma dalle sue rovine.

Un interessante viaggio virtuale nell’antica Roma è quello realizzato -  per la Treccani - da Altair4 Multimedia, sorta di bottega dell’arte moderna nella quale coesistono e operano diverse discipline tecnologiche e artistiche.

Interdisciplinarietà per una ricostruzione archeologica basata sull’ordine delle somiglianze mediante la tecnica dell’anamorfosi sferica che consente di ottenere un’esperienza immersiva su semplice PC senza il ricorso ad  attrezzature hardware e software particolarmente costose.

Della periferia dell’Impero si sono interessate le università di Siviglia, Granada, Santiago de Compostela che hanno realizzato ricostruzioni in 3D della antiche città romane di Segobriga, Italica, Carthago Nova.  

Del recupero virtuale dei teatri romani di Venafro e Cassino se ne sta, invece, occupando il Ministero per i beni e le attività culturali, con progetti mirati di ricostruzione in 3D degli antichi monumenti che impiegano tecniche tridimensionali fotorealistiche, riprese a volo d’uccello e sistemi per la fruizione dei modelli in modalità interattiva.

Il tutto con l’intenzione di promuovere attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie una migliore conoscenza del patrimonio archeologico. Sempre del ministero, ma più finalizzato alla fruizione turistica, è il programma “Archeologia on line”.

Basato su tre moduli: le “Archeoguide”, un servizio integrato di guide multimediali utilizzabili all’interno dei siti da visitare e  per immergersi nella ricostruzione degli stessi tramite palmare o game boy; le “Visite virtuali” consultabili on line; “l’ArcheoAtlante3D”, un atlante virtuale per effettuare – mediante postazione visiva – un tour all’interno dell’itinerario prescelto.

Delle ricostruzioni virtuali in ambito culturale se ne sta occupando anche l’Europa. Una realtà molto interessante è il progetto Epoch: rete di eccellenza che raccoglie un centinaio di istituzioni culturali europee impegnate nell’innovazione attraverso la produzione di tools destinati a musei, parchi archeologici ecc.

L’officina Epoch ha ultimamente sfornato un modello di salone interattivo per la comunicazione museale, ma soprattutto un servizio on line chiamato “Web 3D service” per la creazione di modelli tridimensionali  e il “CityEngine”, una sorta di kit per la generazione di ricostruzioni virtuali di città del passato.

Tuttavia, malgrado il clima di euforia suscitato dalle rivisitazioni digitali di capolavori artistici e di monumenti di fama mondiale,  non va però dimenticato che la modellistica in 3D, le ricostruzioni virtuali ecc. hanno bisogno, per mantenere gli impegni presi e  non deludere le grandi aspettative alimentate, di un rigoroso lavoro dietro le quinte.

In altre parole, è fondamentale che i momenti della progettazione e della divulgazione siano di qualità, vale a dire possano fare riferimento a metodologie e standard certificati.

Di questo se ne sta occupando un’apposita “task force sul 3D” predisposta dal progetto Minerva, un progetto che ha il compito non facile di coordinare le politiche culturali europee per arrivare ad una piattaforma comune sulle tecnologie e riproduzioni digitali.

Pubblicato su Tuttoscienze (La Stampa) il 12 novembre2008


- Cultura Digitale 2003 -

 
CULTURA DIGITALE