\ NUOVE TECNOLOGIE WEB

Internet è in riserva, è in arrivo Hypernet

In “2015 weekend nel futuro”, un libro uscito di recente, si racconta di un viaggio in un prossimo futuro trasformato dalle tecnologie digitali. Ma, cosa interessante, le previsioni intorno alle quali si dipanano le diverse storie, sono tutte basate su tecnologie reali, pesate e ponderate nella loro capacità di affermarsi realmente nell’orizzonte temporale preso in considerazione: 2011 – 2015, insomma, il nostro dopodomani che in parte è già iniziato.

Io digitale, ipergeografia, materia intelligente, realtà aumentata ecc., sono i vari, affascinanti, tecno-scenari protagonisti del viaggio, ma, in realtà, la novità che si annuncia più importante e soprattutto più attesa in quanto precondizione irrinunciabile per dare poi vita alle sopraindicate mirabolanti applicazioni appare un’altra e risponde al nome di hypernet, vale a dire la futura rete delle reti che decreterà la definitiva integrazione digitale delle infrastrutture della comunicazione (attuale internet, rete telefonica, telefonia mobile ecc.), determinerà la caduta delle barriere tra il mondo fisico e quello virtuale fino all’avvento del pervasive computing, alla Rete come tessuto connettivo di dispositivi elettronici di ogni natura, con il passaggio dal prevalente collegamento tra individui alla comunicazione diretta tra oggetti (machine to machine) “in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo”, automaticamente collegati tra loro per interpretare ed elaborare richieste, esigenze nonché i messaggi del corpo provenienti dagli uomini.

Tuttavia, la strada che porta alla rete del futuro (hypernet), prevede un passaggio obbligato: l’urgente superamento dell’attuale protocollo di internet, vale a dire l’ Ipv4. Oggi ogni computer per connettersi alla Rete deve usare una combinazione di quattro serie di numeri. Questo sistema, a 32 bit, che sfruttando tutte le combinazioni possibili permette di collegare un massimo di circa 4,3 miliardi di macchine, è in via di esaurimento.

Anche perché gli USA e l’Europa, sin dall’inizio, si sono accaparrati la maggior parte degli indirizzi, lasciando agli altri le briciole, compresi quei paesi asiatici che si avviano a diventare giganti dell’informatica. Tutto questo significa che lo spazio su internet sta per finire e sia per le prossime applicazioni di pervasive computing sia per le internet cinesi ed indiane in fase di vertiginosa espansione, in pratica, non c’è più posto.

Ma, niente paura, il “weekend nel futuro ” non corre alcun rischio. E’, infatti, già pronto al via l’Ipv6, ovvero il nuovo super protocollo di internet, superiore in maniera esponenziale al vecchio Ipv4, e che permetterà, migliorando di molto anche affidabilità e sicurezza, una crescita illimitata della rete, in pratica la convergenza tra reti fisse e mobili con la connessione “always-on” di miliardi e miliardi di terminali, computer, devices, PDA, smartchips, rfid ecc.

Una potenza combinatoria a 128 bit per otto serie di numeri corrispondente ad un numero di 39 cifre! Per capirci una frazione irrisoria di questo totale sarebbe in gradi assegnare un indirizzo internet ad ognuno dei 100.000 mila miliardi di metri quadrati che formano la griglia con la quale è ricopribile l’intera superficie terrestre. E da più parti ormai ci si muove, decisamente, in questa direzione. La Cisco ha puntato sull’Ipv6 sin dal 2001. Windows Vista, il prossimo sistema operativo della Microsoft è stato predisposto per funzionare con il nuovo protocollo.

Il colosso finlandese della telefonia mobile, la Nokia, ha recentemente presentato i primi telefonini equipaggiati con la versione mobile dell’Ipv6. Nel frattempo, la Cina ha già lanciato il progetto CERNET 2: attualmente il maggior network telematico al mondo basato sull’Ipv6 che collega 25 università del paese. Gli Stati Uniti si spingono oltre, e con l’iniziativa GENI (Global Environment for Networking Investigations) provano addirittura a progettare la rete del dopo Ipv6.

In ultimo, una nota stonata: la super internet che si appresta ad avvolgere virtualmente l’intero pianeta e soprattutto a pervadere le nostre vite potrebbe mettere a serio rischio o addirittura distruggere riservatezza e privacy. E malgrado l’entità del problema, al momento non è chiaro quali soluzioni possano essere trovate.

Pubblicato su Tuttoscienze (La Stampa) 3 maggio 2006


Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007

 
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