\ LIBRI, SCRITTORI E STAMPA IN RETE
Gutenberg
& CO
Nel suo “Armi, acciaio e malattie: breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni”, Jared Diamond, fisiologo e divulgatore di fama mondiale, nell’affrontare la storia dello sviluppo tecnologico, rigetta decisamente l’immagine eroica dell’invenzione frutto di un esiguo numero di geniali individui ipotizzando invece un avanzamento graduale della conoscenza come accumulo d’esperienze collettive non sempre lineari ma comunque in grado di far compiere grandi balzi al progresso dell’umanità.
Insomma, in base a questa interpretazione, per le sorti dello sviluppo tecnologico quello che conta, secondo Diamond, è la combinazione tra i reiterati sforzi di un’anonima moltitudine e le necessità, a volte imprevedibili, della società piuttosto che le solitarie imprese dei vari Watt, Edison, Wright e Gutenberg ecc.
Un’ultima ed inaspettata conferma a questa tesi arriva dall’Università di Princenton negli Stati Uniti dove due studiosi, il bibliologo Paul Needham e il fisico Blaise Aguera y Arcas, impegnati nel mettere a punto un nuovo metodo scientifico per la datazione dei libri antichi, si sono imbattuti in qualcosa di così inaspettato da costringerli a rivedere radicalmente il loro progetto di ricerca.
Mentre con tecniche digitali esaminavano degli incunaboli ed in particolare alcuni lavori di Gutenberg, si sono accorti con meraviglia che gli stessi caratteri, sia nelle varie parti di un esemplare di bibbia a 42 righe che in un altro documento coevo sempre stampato da Gutenberg, ossia una Bolla di Papa Callisto II per la guerra contro i turchi, risultavano così differenti nel loro segno impresso da far concludere che il metodo di stampa usato dal prototipografo magontino non poteva essere stato quello che la storia gli ha fino ad oggi tributato.
E quale allora? Oltre ai caratteri mobili, l’essenza della rivoluzione gutenberghiana, secondo quanto sostenuto da tutti gli storici del libro, consiste nella creazione di punzoni individuali dai quali ricavare le matrici metalliche che consentono poi la fabbricazione multipla di identici caratteri di stampa. Vale a dire, quello che Needham e Aguera y Arcas hanno chiamato “sistema punzone-matrice”.
Ed è proprio la realizzazione del metodo a matrice metallica ad essere stato confutato dall’occhio digitale. Di conseguenza la nascita della stampa come processo meccanico di riproduzione tramite un set di caratteri metallici incisi e fusi mediante una matrice riutilizzabile, insomma il cuore pulsante dell’invenzione, il motore che ha aperto le porte alla modernità attraverso la riproducibilità illimitata della conoscenza, sembra proprio dover essere postdatato.
L’ipotesi che i due studiosi di Princenton fanno è di un utilizzo da parte di Gutenberg di matrici temporanee di sabbia o argilla, già segnalate in Cina e in Corea intorno al VII secolo per diffondere testi confuciani e buddisti, e probabilmente usate per la fabbricazione di tutti i caratteri tipografici prodotti prima dei tardi anni Sessanta e i primi Settanta del Quattrocento, le quali non riutilizzabili perché distrutte dopo la creazione di ogni singolo carattere, non potevano permette ancora l’avvio di quel processo di riproduzione illimitato di copie uguali partendo da un’unica matrice, processo che dunque, sulla base di questa scoperta, si sposta inevitabilmente in avanti di qualche decennio.
Needham e Aguera y Arcas ritengono,
infatti, che l’invenzione della stampa fu un processo più graduale
e complesso di quello che finora si era sempre pensato. Non ci fu solo un
unico geniale inventore, ma la nuova tecnica da Magonza s’irradiò
per mezza Europa attecchendo con particolare vigore nel nord Italia dove,
sempre secondo Needham e Aguera y Arcas, intorno al 1470 e con tutta probabilità
a Venezia, ci fu il perfezionamento dell’invenzione di Gutenberg con
il definitivo superamento della matrice temporanea e messa a punto del sistema
“punzone – matrice” interamente metallico ed illimitatamente
riutilizzabile.
Questa scoperta che ha il fascino di aprire nuovi squarci nella storia, alquanto misteriosa, di uno dei personaggi simbolo dell’era moderna, ha avuto in tale impatto nel mondo anglosassone d’andare oltre il ristretto mondo dei bibliologi, bibliofili e specialisti vari fino a raggiungere persino l’opinione pubblica con vasta eco nei mezzi di comunicazione di massa.
Ad una prima conferenza tenuta dai due studiosi a New York nel gennaio 2001 presso un’importante associazione di collezionisti di libri, il Grolier Club, con gran concorso di pubblico e forte interesse da parte della stampa statunitense suggellato dal lungo articolo intitolato “Has history been too generous to Gutenberg?” apparso sul New York Times, ha fatto seguito la trasmissione “Renaissance Secrets” messa in onda con successo dalla BBC alla fine del 2001.
In attesa che Needham e Aguera comunichino i risultati definitivi della loro scoperta, in corso di completamento, in sede scientifica, sul Web è disponibile il sito “What did Gutenberg invent?” nato al seguito della trasmissione della BBC e che mette a disposizione, per sommi capi, utili informazioni sul lavoro fin qui svolto.
Una cosa comunque è certa, da parte degli studiosi di Princeton non c’è alcuna intenzione di togliere a Gutenberg i suoi meriti e il posto simbolico che occupa nella storia della civiltà. Egli resta e rimarrà l’uomo che ha contribuito a donare al mondo, non più in eroica solitudine ma, come hanno rivelato Needham e Aguera, in concomitanza con altri meno famosi ma altrettanto valenti e geniali artigiani del tempo, quella meravigliosa invenzione che ha cambiato per sempre il corso delle società umane.
Pubblicato su Tuttoscienze (La Stampa) il 4 febbraio 2004Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007
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