Granai dello spirito in Iraq
Era il 13 aprile 2003 quando l’attacco al patrimonio culturale iracheno, dopo il saccheggio del Museo Archeologico di Bagdad ripreso dai media di tutto il mondo, si rivolge anche contro biblioteche e archivi. La prima ad essere investita è la Biblioteca Nazionale di Bagdad, poi incendi e devastazioni colpiscono, in rapida successione, tutte le altre. In pratica, nessuna delle principali biblioteche pubbliche, universitarie, religiose della capitale e delle altre principali città del paese sfuggono alla furia distruttrice. Quello che resta sono strutture seriamente danneggiate, ma soprattutto uno dei più importanti patrimonio librari del Medio Oriente – considerando che nella sola Biblioteca Nazionale di Bagdad erano custoditi gli esemplari più antichi del Corano e nell’attiguo Archivio Nazionale collezioni uniche di documenti d’epoca ottomana – in larga parte devastato e puntualmente depredato dei suoi volumi più preziosi.
Nel mondo della cultura l’impressione è enorme. Interviene l’Unesco che organizza subito una task force per valutare i danni arrecati al patrimonio iracheno. L’indagine sulle biblioteche è affidata all’esperto francese Jean-Marie Arnoult che effettua un sopralluogo nelle principali città, redige un dettagliato rapporto che è tempestivamente diffuso in Internet (www.ifla.org/VI/4/admin/iraq2407.htm). Ed è lo stesso Arnoult che di lì a poco, al Congresso mondiale delle biblioteche che si tiene a Berlino nell’agosto 2003, s’incarica d’illustrare, con l’ausilio di scioccanti immagini raccolte sul campo, davanti ad una platea di bibliotecari convenuti da ogni parte, la catastrofe abbattutasi sugli archivi e le biblioteche d’Iraq.
In realtà, il rischio
catastrofe era nell’aria. Non a caso l’organizzazione internazionale
indipendente Blue Shield (Scudo Blu), preposta alla protezione di archivi,
biblioteche, musei, siti e monumenti storici nelle zone investite d’attività
belliche, già nel marzo 2003 s’era messa in allerta, lanciando,
in vista dell’inevitabile guerra in Iraq, un appello internazionale
sulla necessità di predisporre misure urgenti per la protezione di
un patrimonio culturale di un paese considerato universalmente “la
culla della civiltà”. Non solo. Ross Shimmon, presidente di
Blue Shield, aveva addirittura provato a rivolgersi direttamente a George
W. Bush, Tony Blair e Saddam Hussein, inviando ad ognuno di loro una lettera,
ma purtroppo senza alcun risultato.
La vistosa assenza dei paesi impegnati in Iraq rispetto all’emergenza
culturale - la convenzione dell’Aja del ’54 che obbliga gli
occupanti a precise responsabilità di tutela sul patrimonio culturale
dei vinti, non è stata ratificata né dagli Usa né dalla
Gran Bretagna – è stata, come ormai spesso accade nei teatri
di crisi, in un certo senso surrogata da tutte quelle organizzazioni non
governative impegnate a difesa della cultura. Per le biblioteche si è
subito mossa l’IFLA (International Federation of Library Associations)
che in qualità d’associazione mondiale di settore si è
proposta come riferimento per tutte le possibili iniziative d’aiuto,
coadiuvata nel difficile compito da alcune delle più importanti biblioteche
del mondo.
A cominciare dalla British Library
che mossa soprattutto dall’intenzione d’offrire una solida una
prospettiva futura alle biblioteche irachene, ha impostato il suo intervento
lungo due direttrici: ricostruire la professionalità dei bibliotecari
locali con corsi di formazione “ad hoc” sulle più avanzate
tecniche di conservazione, mettere al sicuro le collezioni irachene con
un programma internazionale che ne consenta la duplicazione e quindi la
collocazione, al sicuro, delle copie di “backup” presso un istituzione
garante, magari all’interno della stessa BL.
La ricostruzione della Biblioteca Nazionale di Bagdad è, invece,
al centro dell’azione della Library of Congress. Istituzione che vanta
una grande esperienza nell’assistenza a biblioteche colpite da ogni
tipo d’emergenza. Su invito del Dipartimento di Stato USA, la LoC
ha inviato, nell’ottobre scorso, un suo team per la verifica dei danni.
I circa 5 milioni di dollari stimati per la ricostruzione sono dati già
come disponibili dalle autorità irachene preposte alla cultura. Forse
il fatto d’essere uno dei simboli del paese, ma anche la depositaria
d’importanti archivi dello Stato – e se quello repubblicano
di Saddam Hussein che documentava il periodo dal 1977 ad oggi, pare sia
andato distrutto, sicuramente gli archivi dal 1920 al 1976 sono in salvo
- sembrano aver suggerito, in questo caso, una solerzia del tutto particolare.
Un’altra prestigiosa biblioteca, quella dell’Università di Harvard, in parternship con una delle principali scuole di biblioteconomia degli Stati Uniti, la Simmons Graduate School of Library, si è assunta il compito di lavorare sul fronte della modernizzazione del sistema bibliotecario iracheno. Il progetto fa parte del più vasto programma “Recovering Iraq’s Past” ed ha preso l’avvio nel maggio 2004 dopo un incontro preparatorio tenutosi ad Amman in Giordania tra i team della Harvard e della Simmons e una rappresentanza di bibliotecari iracheni. Per ora, si prevede una durata di 2 anni con un finanziamento di 100 mila dollari. Primi impegni nell’agenda di lavoro: preservazione, management ed informatizzazione dei sistemi.
Dell’emergenza biblioteche si sta occupando anche il CER (Cultural Emergency Response), una sorta di “forza di reazione rapida” della cultura pronta ad intervenire ovunque guerre o cataclismi naturali minaccino i fragili patrimoni dell’umanità. Nata, nel settembre 2003, da un’iniziativa dell’organizzazione filantropica olandese Prince Claus Found insieme all’ICSB (International Committee of the Blue Sheild). In collaborazione con Wishyar Muhammed, responsabile per le biblioteche presso il CPA, e recependo le raccomandazione di Jean-Marie Arnoult, ha già messo a segno il suo primo intervento: la ricostruzione della sala di lettura della Biblioteca dell’Università di Bagdad compresi gli arredi e le attrezzature informatiche.
Infine, nella speranza di contribuire a ricreare un minimo di tessuto sociale in città martoriate dalla guerra e ancor peggio dal dopoguerra, si è anche pensato, sempre sotto la supervisione dell’IFLA, alla rinascita delle Public Library. Una prima iniziativa concreta in questo senso è stata presa dall’ALA (American Library Association) che è riuscita ad ottenere aiuti economici per cominciare a ricostituire le collezioni di libri per ragazzi in Iraq. Il progetto, che verrà seguito da un particolare comitato dell’ALA delegato ai rapporti con le biblioteche e i bibliotecari dei paesi mediorientali, dovrà selezionare libri per ragazzi nelle varie lingue locali (arabo, curdo ecc.) sulla base delle esigenze manifestate dalle diverse Public Libraries irachene, via via, da ripristinare.
Pubblicato su Il Riformista il 9 luglio 2004
Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007
|
|
|||||||
|
|
|
|||||||
|
|
||||||||