Google vs Wikipedia
Dicembre 2007: Google annuncia il progetto di enciclopedia on line “Knol”. Gennaio 2008: Wikipedia risponde lanciando il nuovo motore di ricerca “Wiki Search”.
La sfida tra i due colossi del Web è appena cominciata. “Trovare il miglior sistema per consentire alle persone di condividere la loro conoscenza”, così sul Blog ufficiale di Google, è presentato “Knol”.
Invece, secondo Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, è il mondo dei “search engines” ad aver urgente bisogno di novità: “la ricerca on line è ormai corrotta per le stesse ragioni che hanno corrotto il software proprietario: mancanza di libertà, di comunità, di credibilità, di trasparenza. Noi cambieremo tutto questo”
E’ una sfida che ha le caratteristiche di una competizione strategica. Obiettivo: contrastare e togliere fette di mercato al rivale proprio lì dove è più forte e consolidato, proponendo come alternativa in pratica “la stessa cosa ma realizzata in maniera diversa”.
Wikipedia, è regina assoluta delle enciclopedie on line: 8 milioni di voci suddivise in 250 lingue. La sua forza: migliaia e migliaia di collaboratori sparsi in tutto il mondo impegnati a produrre pagine web ricche di contenuti.
Una comunità, quella wiki, assolutamente su base volontaristica, con un sistema ormai collaudato di controllo e correzione nella redazione delle voci, il tutto comprovato da una continua espansione quantificabile – dati ultimi – nei circa 30 milioni di accessi al giorno per la sola home page.
A tutto questo, Google vuole contrapporre Knol (Knowledge-conoscenza), cioè sempre una community ma organizzata intorno agli autori.
“Gli utenti potranno scrivere di argomenti sui quali si sentono esperti, noi poi faremo il resto”, hanno chiosato Larry Page e Sergey Brin appellandosi alla diffusa esigenza di far evolvere il web come strumento di conoscenza qualificata e responsabile.
Ma, in verità, c’è dell’altro. Rovesciando l’impianto di Wikipedia – basata sullo sforzo disinteressato e collaborativo di tante persone – “Knol” punta sulla competizione tra gli autori per raggiungere il migliore piazzamento negli indici di Google, competizione inoltre incentivata da previste forme di advertising.
Insomma, un modello di enciclopedia on line si collettivo ma non paritario, basato non più sull’anonimato volontaristico bensì su notorietà e remunerazione.
Se Wikipedia è regina delle enciclopedie on line, Google, accaparrandosi qualcosa come l’80% delle ricerche in internet, è il re dei motori di ricerca.
Un settore cruciale: grandi prospettive di incremento e business con un mercato dell’advertising stimato (dati 2006) intorno ai 28 miliardi di dollari, ma anche insoddisfazione diffusa per le attuali performance dell’informazione on line.
In sostanza, più che validi motivi per giustificare quella che viene definita come la “search engines war”. Jimmy Wales ha dichiarato che punta alla conquista di almeno il 5% di questo ricco mercato.
L’anti-Google si chiama “Wiki Search”, una rivoluzionaria idea di motore di ricerca: open source e collaborativo. Niente più page rank, ma classificazione dei siti in base al giudizio degli utenti con il rischio, paventato da alcuni osservatori, insito nell’utilizzo del criterio soggettivo.
Fattore umano contro algoritmi. Cuore di “Wiki Search”: Grub, un sistema – open source - per l’indicizzazione del web che sfrutta il modello del calcolo distribuito.
Chi collaborerà alla community “Wiki Search” installerà un client sul proprio pc che invierà i risultati del proprio lavoro ad un server centrale.
Un sistema simile a quello utilizzato dal famoso progetto “Seti@home” basato sulla potenza di calcolo di milioni di pc sparsi in tutto il mondo.
Per adesso “Wiki Search” dichiara 100 milioni di pagine indicizzate (pochine rispetto alle decine di miliardi di Google), ma è solo l’inizio e si spera, come per Wikipedia, nella veloce espansione del social network.
La sfida incrociata tra Google e Wikipedia con relative irruzioni nel dominio altrui e difesa del proprio, ha sicuramente come posta in palio importanti fette di mercato del Web presente e futuro.
Tuttavia, non va circoscritta al business. Rappresenta anche un confronto più generale e profondo tra due filosofie globali che spingono per modellare a loro immagine internet: il mondo open source collaborativo e quello dei sistemi proprietari competitivi.
“La stessa cosa realizzata in maniera diversa” può significare progressione dal basso con utenti sempre più protagonisti oppure strategia “top-down” delle major e delle software house.
Il che può fare una bella differenza nel determinare o meno la crescita di un sistema di media orizzontali nell’ambito della società dell’informazione.
Pubblicato su Tuttoscienze (La Stampa) il 27 febbraio 2008
- Cultura Digitale 2003 -
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