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Una "freccia" per le biblioteche

È stato definito il “buco nero” del patrimonio culturale del XX secolo,  si tratta della complicata questione dei libri “fuori commercio” pubblicati nel Novecento (e quindi ancora sotto diritti) posseduti dalle biblioteche europee e ancora non digitalizzabili. Milioni di volumi diventati oggetto di interesse per l’editoria digitale in prospettiva di una loro “liberalizzazione”.

Le biblioteche digitali europee (Europeana, Gallica-2) stanno provando ad implementare in tal senso innovativi modelli di gestione dei diritti.  Parole d’ordine: approccio collaborativo con tutti i soggetti coinvolti (biblioteche, autori, editori) e sinergia pubblico/privato.

Ma sulla strada della digitalizzazione degli out of print, c’è un ostacolo: i costi dovuti alla “ricerca diligente” degli aventi diritto. Costi superabili solo sviluppando un’infrastruttura di rete che faciliti la gestione delle informazioni sui diritti.

È quanto si propone di fare ARROW, un progetto europeo (2008-2011) coordinato dall’AIE, e che la Commissione ha deciso di rifinanziare. ARROW è stato disegnato per raccogliere – attraverso la rete - informazioni sia bibliografiche che sullo stato dei diritti delle opere.

Nel dettaglio, quando una biblioteca  chiede informazioni ad ARROW su libri che avrebbe intenzione di digitalizzare, il sistema prima interroga la banca dati TEL (The European Library), poi controlla che l’opera richiesta sia in commercio oppure no, quindi contatta le banche dati delle società di gestione collettiva dei diritti, infine verifica se tali società abbiano mandato per fornire alla biblioteca richiedente una licenza di digitalizzazione.

Alla fine del processo, oltre alla facilitazione della “ricerca diligente”, si ottiene soprattutto l’effetto “time saving”, ovvero una drastica riduzione dei tempi di ricerca (80% in meno rispetto ai sistemi manuali) che significa abbattimento dei costi per i progetti di digitalizzazione libraria.

Nel workflow di ARROW sono anche comprese le “opere orfane” – vale a dire quella categoria particolare di “fuori commercio” i cui autori risultano sconosciuti o introvabili – che vengono trattate come sottoprodotto del processo di ricerca.

Noi facciamo la ricerca dei genitori” – ha spiegato Piero Attanasio coordinatore del team che si occupa del progetto – “e se non li troviamo, qualcun altro poi dovrà dichiarare  in maniera definitiva se un’opera orfana”. ARROW nasce centrato sulle biblioteche digitali europee e come supporto ad Europeana, tuttavia in quanto infrastruttura distribuita per la gestione delle informazioni sui diritti, potrà – in prospettiva – essere utilizzato da tutta la filiera editoriale.

Anche perché – come sottolinea Piero Attanasio – nell’editoria digitale diventerà sempre più importante gestire – oltre le tradizionali variabili commerciali– i diritti. E penso che nel tempo le banche dati dovranno andare verso la gestione anche delle informazioni sui diritti, e ARROW che si sta sviluppando come infrastruttura di rete neutrale, basata su standard aperti,  sarà utilizzabile da chiunque “

Pubblicato su Nòva (Il Sole24ore) 28 aprile 2011


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