Il fascino condiviso del tagging
Sono più di 60 milioni i “netizen” statunitensi che praticano il tagging. Su una popolazione complessiva di utenti on line che – nel 2007 - ha raggiunto i 230 milioni (dati Nielsen/Ratings Usa 2007), ne rappresentano una parte ragguardevole: il 28 %.
Lo rileva un’indagine di Pew Internet & American Life Project che nel corso del dicembre 2006 ha messo sotto osservazione le famiglie americane chiedendo loro:” usate mai internet per etichettare contenuti on line come foto, video, news, blog post ecc.?”, e il 7% degli interpellati ha risposto di dedicarsi quotidianamente a questa attività di classificazione.
I “taggers”, in base ai risultati della ricerca, hanno il tipico aspetto di coloro che adottano con anticipo una tecnologia: età media sotto i quaranta, elevati livelli di educazione e di reddito, preferenza per la banda larga rispetto alla vecchia modalità di connessione dial-up.
Sono utilizzatori ad ampio raggio della rete, soprattutto dal punto di vista della condivisione dei media. Ma, anzitutto, manifestano un’esigenza precisa: organizzare il materiale digitale a modo loro piuttosto che ricorrere alle tante forme pre-esistenti di classificazione.
Bisogno che nel Web ha trovato immediato riscontro: si stanno, infatti, moltiplicando le iniziative che hanno come denominatore comune quello di rendere sempre più facilmente etichettabili i contenuti on line.
Pew Internet mostra con un grafico le recenti performance di Flickr e Del.icio.us, leader nel settore dei “tagging sites”, ma fa anche notare quanto siano state tempestive le principali major di internet: Yahoo introducendo delle web applications per agevolare il tagging, Amazon consentendo ai propri utenti di applicare etichette ai libri e ad altri materiali editoriali, Gmail (Google) offrendo la possibilità di “taggare” le e-mail utilizzando categorie individuali.
Secondo l’indagine, le ragioni del successo del tagging e del fascino che esercita su milioni e milioni di internauti americani, oltre che alle suggestioni del marchio Web 2.0, sono da ricercare nel modo di classificare l’informazione e nella conseguente libertà nel concettualizzare la stessa.
Tutto questo, secondo i ricercatori, non fa che rendere la ricerca on line sempre più attraente e personalizzata. I nuovi modi di marcare e memorizzate i propri significati recuperando, nello stesso tempo, i significati altrui, oltre a dar modo alle potenzialità individuali di esprimersi rispetto ai contenuti del Web, sono anche in grado di suscitare la nascita di gruppo di persone intorno ad interessi comuni.
Anche se, mettono in guardia sempre i redattori dell’indagine, non bisogna dimenticare che si tratta di un qualcosa venuto su in maniera disarticolata e ambigua come il prodotto di tante volontà individuali, e che potrebbe causare la prevalenza di alcuni modi di pensare su altri punti di vista meno convenzionali.E che, almeno per ora, non sembra per niente adatto ad essere integrato con i sistemi tassonomici tradizionali.Tuttavia, è un fatto che l’utilizzo sempre più esteso del tagging sta producendo una sterminata mole di informazione. E non c’è dubbio che l’esplorazione di questa crescente “tagsfera” – malgrado il suo stato caotico ed incoerente – potrebbe, comunque, rappresentare un grande vantaggio per tutti.
Ma, per questo, ci vorrebbero sistemi efficaci di raccolta e ricerca.
E in tal senso, appaiono interessanti alcune novità che giungono dal mondo dei motori di ricerca. Recentemente l’OEDB (On line Education Database) ha segnalato i Top 25 tra i “Web 2.0 search engines”, cioè quei motori di ricerca di ultima generazione che grazie alle tecnologie Web 2.0 sognano di diventare i “Google del futuro”.Alcuni di questi, per migliorare le prestazioni in ricerca, rilevanza ed interattività, oltre ad essere sviluppati in Ajax, affidarsi al mashup, puntano decisamente sul tagging.
Ad esempio, per rovistare tra le 200 milioni di foto e relativi tags disponibili sul Flickr, ora c’è uno strumento davvero efficace: FlickrStorm che consente non solo la semplice ricerca per parole-chiave, ma anche di indirizzarla verso aree specifiche o raffinarla proponendo lui stesso ulteriori termini correlati.Per impostare, invece, una ricerca a tappeto che a partire da Del.icio.us scandagli una quindicina di social bookmark, è pronto Keotag, che inoltre, per la felicità dei blogger, può fungere anche da generatore di tag e link.
Un eccellente aggregatore/raccoglitore di tags è Whonu, che in perfetto stile Web 2.0, permette un’infinità di combinazioni per ricerche personalizzate e differenziate per categoria: immagini, video, articoli, feed, iPod, domini ecc.C’è infine chi punta su una “user experience” più intuitiva e immediata con la visualizzazione grafica dei risultati ottenuti.E’ il caso di Mnemomap che risponde alle ricerche facendo partire – mediante grafo ad albero che si espande sullo schermo tanto quanti sono i risultati trovati – una serie di collegamenti/suggerimenti tra parola digitata e quattro categorie preimpostate che sono tag, sinonimi, traduzioni e token. Anche Mnemomap non fa che setacciare instancabilmente i principali “tagging sites”, a cominciare da YouTube, Technorati, Yahoo ecc.
Pubblicato su Nòva (Il Sole24ore) 26 aprile 2007
- Cultura Digitale 2003 -
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