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Eurocultura in digitale

Il Commissario dell’ Unione Europea per la società dell’informazione e i media, Viviane Reding, ha recentemente sostenuto che sarà l’Europa Digitale ha portarci fuori dalla crisi.

Secondo la Reding, il potenziale c’è, ed è enorme: il 60% delle abitazioni del continente sono già connesse ad internet, ma negli anni a venire l’Europa promette di diventare sempre più digitale.

Al momento solo il 35% della popolazione europea usa servizi internet evoluti, ma se si prendono in considerazione le persone tra i 16 e 24 anni, la cifra cambia radicalmente e raggiunge un 73% di utilizzatori avanzati, in particolare per upload e download di contenuti e per i social networking .

L’Europa punta poi molto sull’accoppiata: cultura digitale + economia. L’opportunità storica è rendere accessibile - mediante le tecnologie digitali -  il patrimonio culturale europeo incentivando in questo modo competitività e business.

Ma condicio sine qua non è la digitalizzazione dei patrimoni culturali nazionali degli Stati membri, cioè la conversione in file digitali di milioni e milioni di oggetti culturali tra cui libri, foto, giornali, film, documenti sonori ecc., contenuti nei musei,  archivi, biblioteche, centri di ricerca di gran parte d’Europa. 

Il problema è che la maggioranza dei 27 Stati membri (Italia compresa) ha finora digitalizzato ben poco: circa l’1% dei rispettivi patrimoni. Con qualche virtuosa eccezione: il 52% della Francia, il 10% di Gran Bretagna e Olanda.

Urge quindi compiere progressi decisivi in questo settore. La Commissione ha cofinanziato con 11,5 milioni di euro il progetto IMPACT (VII programma quadro) proprio per realizzare centri di competenza per la digitalizzazione sul territorio europeo.

Nello stesso tempo, sono partiti e partono piani e programmi nazionali. Ad esempio, il piano di digitalizzazione della Grecia 2008-2013 da 100 milioni di euro, oppure il programma olandese per la digitalizzazione degli archivi audiovisivi che mette - per il periodo 2007-2014 -  sul piatto 90 milioni di euro.

Anche l’Italia si sta muovendo per ridurre nel più breve tempo possibile il gap, ma forse con qualche difficoltà in più degli altri in considerazione del suo unico e sterminato (quasi metà di quello mondiale) patrimonio culturale. 

Qualche anno fa è partito il progetto Biblioteca Digitale Italiana (BDI) proprio per “promuovere e coordinare le attività di digitalizzazione sul territorio”, a cui a fatto seguito l’avvio del Portale Internet Culturale pensato “per un accesso integrato alle risorse digitali nell’ottica di valorizzare la conoscenza e la fruibilità del patrimonio turistico-culturale nazionale”.

Recentemente, con un protocollo d’intesa tra MiBAC (Ministero per i beni e le attività culturali) e il Mistero per l’innovazione nella PA, la digitalizzazione della cultura ha ricevuto nuovo impulso.

L’accordo, che fa parte del Piano industriale per l’innovazione (e-Government 2012), prevede in particolare la spesa di 7,2 milioni di euro per la realizzazione di 2 progetti: CulturaItalia e MuseiD-Italia.

Il primo già operativo (www.culturaitalia.it) ha l’impostazione innovativa del portale cross-domain (trasversale) e si occupa della ricerca specializzata ed dell’aggregazione di contenuti culturali già digitalizzati provenienti sia dal patrimonio pubblico che privato, mentre il secondo è finalizzato alla digitalizzazione e valorizzazione del settore musei.

Anche in questo ambito l’Italia possiede il più grande patrimonio del mondo con circa 3.800 musei, una rete culturale in teoria straordinaria che però, causa una storica frammentazione,  ha difficoltà a fare sistema.

Affanno segnalato anche dall’ultimo rapporto del Touring Club “Dossier musei 2009” dove a fronte di  un trend negativo rispetto al numero globale di visitatori (oltre un milione e mezzo in meno rispetto al 2007) il rapporto chiosa imputandolo: “non tanto ad una crisi delle singole strutture quanto ad un calo generalizzato di settore”.

MuseiD-Italia mira proprio a contribuire alla costituzione di un “sistema museale nazionale” che comprenda i musei pubblici, privati, le fondazioni ecc. La scommessa è la ricomposizione e rivitalizzazione di un settore culturalmente ed economicamente strategico mediante l’apporto delle più avanzate tecnologie digitali e di rete. 

Non si parte ovviamente da zero. Il progetto intanto intendere aggregare tutte quelle attività e realizzazioni di qualità già esistenti: banche dati, siti web ecc., puntando poi sulla comunicazione via web e sull’e-commerce.

Anche se la questione decisiva rispetto alla quale si misurerà l’efficacia  del progetto rimane la digitalizzazione del patrimonio museale nazionale, con particolare attenzione alla riproduzione digitale dei maggiori capolavori degli artisti italiani.

Si tratta di una sfida non da poco, difficile perché richiede risorse da rinnovare e probabilmente da incrementare nel corso del tempo. Ma che permetterà, tra l’altro, la messa in opera dei “Musei impossibili”, vale a dire la ricomposizione, all’interno di un ambiente virtuale, di opere (dello stesso autore, di una particolare corrente artistica) attualmente fisicamente e concettualmente disseminate.

Pubblicato su Nòva (Il Sole24ore) 27 agosto 2009


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