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Etichette intelligenti anche sugli incunaboli

La Biblioteca Apostolica Vaticana offre uno degli esempi più rilevanti, in ambito culturale, d’interazione tra antichi tesori e tecnologie moderne. Nell’edificio voluto, alla metà del XV secolo, da Sisto IV e poi in seguito sontuosamente ampliato da Sisto V, accanto a rari codici, incunaboli e preziosi testi a stampa, dall’inizio degli anni ’80 ha fatto il suo ingresso l’informatica.

In primis lo scopo è stato quello d’automatizzare il catalogo, ma presto, l’incalzare delle innovazioni tecnologiche ha portato, prima, all’accordo con IBM per la digitalizzazione dei manoscritti più pregiati, tra cui esemplari della Bibbia, dell’Eneide, della Divina Commedia, le osservazioni astronomiche di Galileo e le lettere d’amore di Enrico VIII ad Anna Bolena, e poi in tempi più recenti, al rinnovamento e potenziamento del sito web della biblioteca, in collaborazione con Hewlett-Packard, per permettere agli studiosi di tutto il mondo di consultare online una buona parte del vasto patrimonio documentale stimabile attualmente in 1.600.000 volumi, 150 mila manoscritti e 8.300 incunaboli.

Spronata dai risultati fin qui ottenuti, la Biblioteca Apostolica Vaticana non ha cessato d’esplorare le soluzioni offerte dalle nuove tecnologie. Ultimissimo progetto in fase di perfezionamento è il sistema integrato Pergamon della SERET (azienda leader nel settore dell’ICT) per la gestione e il controllo a distanza del patrimonio della biblioteca.

Si tratta di un prodotto che utilizza la tecnologia Rfld (identificazione di prossimità in radiofrequenza) messa a punto dalla Texas Istruments, la quale consente di scambiare dati, in modalità wireless (senza bisogno di collegamenti fisici), tra microchip inseriti in qualsiasi oggetto e degli appositi lettori funzionanti in ambiente Windows CE. La particolarità davvero interessante del progetto è che per la prima volta questo tipo di tecnologia è implementata in ambito culturale, propriamente per l’amministrazione e tutela dei patrimoni di biblioteche, archivi e musei.

Nel caso della Vaticana, il sistema è stato sviluppato in stretta collaborazione tra tecnici esterni e specialisti della stessa biblioteca. L’inserimento dei microchip nei documenti cartacei è stato eseguito, utilizzando materiali e collanti non invasivi (testati dal laboratorio per il restauro della Vaticana), in modo da evitare qualsiasi danno ai prezioso volumi trattati. Le piastrine di silicio, una volta impiantate, sono state poi attivate e programmate mediante invio, in radiofrequenza, di energia e dati.

A questo punto, il sistema Pergamon-Rfld, attraverso lettori e stazioni di controllo, ha potuto iniziare a dispiegare la sua rete virtuale prendendo, via via, sotto controllo le varie funzioni della biblioteca.

I microchip dei singoli libri hanno cominciato a scambiare informazioni con i cataloghi elettronici, compresi quelli online in ambiente Web, La lettura a distanza, l’identificazione delle notizie bibliografiche, l’incrocio dei dati, a rendere possibile, in tempo reale, il conteggio delle unità inventariali con il rilevamento delle eventuali mancanze. Contemporaneamente, tutte le fasi del prestito, prenotazioni, prestito a domicilio, consultazione in sede ecc., si sono automatizzate allineandosi al sistema.

Ma forse l’aspetto più interessante di questo schema di “intelligenza” diffusa resa possibile da Pergamon, è nel progressivo concentrarsi di informazioni nei microchip. La piastrina, di materiale inerte, passivo, praticamente eterno, è infinitamente riprogrammabile. E dunque nei suoi circuiti può sedimentarsi lo di “storico” del suo ospite contenente tutte le informazioni via via ricevute: catalogazioni, transazioni, passaggi di mano, restauri ecc.

Questo tipo di “memoria” impiantata nel libro o, in altri casi, nei beni culturali di archivi e musei, e di continuo aggiornata tramite Rete, può rivelarsi lo strumento in più, non solo per una fruizione più mirata, ma soprattutto per combattere con nuove strategie conservative la endemica deperibilità dei patrimoni culturali.

Pubblicato su Tuttoscienze (La Stampa) il 12 maggio 2004


Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007

 
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