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Digitalizzazione di massa del libro antico

Se è vero che per sostenere la digitalizzazione di massa dei patrimoni librari delle biblioteche europee, mancando  ormai risorse pubbliche disponibili, ci si rivolge – anche su esplicita sollecitazione della Commissione Europea -  sempre di più ai privati ed in particolar modo a Google, tutto questo diventa ancor più vero se parliamo di libro antico, per il quale – escludendo alcune iniziative importanti ma circoscritte  soprattutto in ambito universitario – una vera “mass digitization”  è ancora là da venire.

Infatti, nel caso del libro antico, il materiale di pregio e raro pone tutta una serie di problematicità sia rispetto alle garanzie conservative e scientificità nel trattamento dei documenti che riguardo le tecnologie “scanning book” da utilizzare. Si tratta di un insieme di particolarissime attenzioni che si riflettono inevitabilmente sui costi,  a cominciare da quelli dovuti alle speciali esigenze nei processi di scansione, facendoli impennare rispetto al costo standard di un normale libro digitalizzato quantificabile nell’ordine di diverse decine di euro.

La BNCF (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze) - che con il suo patrimonio di 6 milioni di libri a stampa, 120 mila periodici, 25 mila manoscritti, 4 mila incunaboli, è una delle più importanti biblioteche europee e la più grande biblioteca italiana - deve fare anch’essa i conti (come tutte le biblioteche italiane) con un bilancio sempre più falcidiato da ripetuti tagli e con il conseguente problema (insieme ai tanti altri dovuti sempre alle ristrettezze finanziarie) di non riuscire più a portare avanti quel programma di digitalizzazione – iniziato  negli anni ’90 – quale strumento già d’allora scelto per la conservazione e l’accesso alle  raccolte.

Per far ripartire la costruzione della sua biblioteca digitale ha pensato ai privati. Una scelta nella quale è disegnata una strategia (che può costituire un riferimento nel settore biblioteche digitali) mirante ad accordi differenziati con partner diversi. Alla base, la distinzione tra materiali posseduti in pubblico dominio: materiali più antichi – fino al 1700 -  affidati a società altamente specializzate, e materiali pubblicati dal 1701 al 1868 che invece possono essere trattati in modo meno specialistico in quanto più rivolti alla generalità degli utenti. Per questi ultimi c’è già l’accordo MiBAC - Google Books, mentre per i documenti del XV e XVI secolo la BNCF si è rivolta ad una società con grande esperienza nella digitalizzazione di materiali antichi.

  ProQuest ha già digitalizzato le opere in ligua inglese del XV, XVI e XVII secolo. Si tratta di EEBO (Early English Books On line) una grande biblioteca digitale – a pagamento -  che raccoglie oltre 25 mila opere in lingua inglese dei primi secoli dell’era moderna (1473-1700) tra le quali figurano scritti di Shakespeare, Galileo, Newton, Erasmus, Bacon ecc. Ora, ha messo in piedi un nuovo progetto: EEB (Early European Books) con il quale, allargando il raggio d’azione oltre la lingua inglese, intende tracciare la storia della stampa in Europa dagli inizi al 1700.

Una nuova sfida editoriale e bibliografica per realizzare una biblioteca digitale europea che riunisca – con il contributo delle biblioteche nazionali europee che mettendo a disposizione  i loro contenuti più preziosi ne ottengono in cambio la  digitalizzazione in alta qualità e relative royalties -  le tante fonti diverse stampate in Europa tra il XV e il XVII secolo. La Biblioteca Reale Danese di Copenhagen è stata la prima ad entrare in EEB con oltre 2500 volumi stampati tra il XV e il XVI secolo. Tra questi: le opere di Tyco Brahe, Keplero, Erasmo, Boccaccio, Petrarca, Martin Lutero, ed anche autori classici come Cicerone, Demostene.

La seconda è la BNCF. L’accordo con ProQuest prevede – inizialmente - la digitalizzazione di circa 3 mila opere appartenenti a quattro raccolte di importanza storica e bibliografica: la collezione Nencini di stampe Aldine; una raccolta di seicento sacre rappresentazioni teatrali del ‘500 e ‘600; una collezione di testi rinascimentali di letteratura, filosofia, teologia e storia dell’arte; una serie di più di cento volumi di valore per le note a margine, tra cui opere di Euclide, Ariosto, Tasso e Orazio annotate da Galileo Galilei.

Si parte con un accordo pilota riguardante una serie limitata di opere, ma presto il progetto di digitalizzazione sarà esteso fino a comprendere circa 100 mila volumi - sempre antecedenti il XVIII secolo – e avrà una durata complessiva di sette anni. Insomma, al quel punto si tratterà di una vera e propria “mass digitization” del libro antico che andrà a rifornire di contenuti lo “store” di EEB, la futura biblioteca digitale europea dei secoli XV-XVI.

Nel caso di ProQuest, ancor di più rispetto all’intesa con Google (gestita a livello ministeriale), il punto di svolta è rappresentato dai termini dell’accordo che la BNCF è riuscita a realizzare, e che mostra come le biblioteche pubbliche – anche in una fase difficilissima dal punto di visto economico come l’attuale – possono prendere ancora in mano l’indirizzo della loro politica culturale fino a proporsi come modelli di riferimento nei rapporti pubblico – privato.

Il partenariato BNCF – ProQuest presenta passaggi interessanti e punti  qualificanti, vediamoli. Intanto, la delicata questione della movimentazione dei materiali di pregio che non sono soltanto antichi ma anche molto fragili, è risolta opportunamente (a differenza di Google Books che allestisce solo scan center esterni) con la digitalizzazione in loco, dando così modo alla biblioteca di seguire ed esercitare un continuo controllo su tutte le fasi delle operazioni. Anche sull’altra delicata questione relativa alla catalogazione, la BNCF mette a segno un altro punto a suo favore.

Il fatto è che non tutte le opere antecedenti al 1700 sono state catalogate in SBN dalla Nazionale di Firenze, e dunque prima di procedere alla digitalizzazione di questi materiali è necessario effettuare la catalogazione compreso inserimento di metadati gestionali e amministrativi. E tutto ciò, in base all’accordo, sarà completamente a carico di ProQuest che produrrà sia i dati catalografici che relativi metadati mancanti. Sul versante poi propriamente tecnico riguardante la  digitalizzazione di materiali antichi, come si è già accennato, la società britannica può mettere in campo grandi esperti e nuove tecnologie di “scanning book”.

E in questo senso risulta particolarmente interessante la configurazione della stazione ProQuest costituita da tre scanner, di cui uno specificatamente dedicato alla acquisizione in alta risoluzione di tutto il manufatto libro: non solo testo ma anche copertine, dorsi, particolari rilegature, fedeli riproduzioni di immagini. Con in più, la possibilità – a differenza degli scan book di Google – di andare oltre standard e  specifiche, e di lavorare anche sui grandi formati e tavole spesso presenti nell’universo del libro antico.

Un approccio innovativo ed importante quello della digitalizzazione “in toto”, perché permetterà agli studiosi di accedere ad ulteriori e particolari informazioni provenienti direttamente dalla storia dell’oggetto libro. E se digitalizzare significa anche (e soprattutto) assicurare la trasmissione nel tempo dell’opera preservandola da danni o disastri di vario genere, la BNCF potrà contare – per ogni volume scannerizzato - su una copia master in altissima definizione (utilizzabile anche per fini commerciali) e su una copia in microfilm come ulteriore supporto di conservazione, inoltre avrà a disposizione l’OCR effettuato sulle opere digitalizzate.

Infine, arrivando alla parte più strettamente economica, si evince ancor di più come dal rapporto fiduciario stabilito tra BNCF e ProQuest sia nata una joint-venture che può essere considerata un interessante esempio di collaborazione pubblico-privato in ambito culturale. ProQuest avrà l’esclusiva per quindici anni sui contenuti digitalizzati e la BNCF avrà una diritto al 15% del ricavato delle vendite, ma con un’importante eccezione: gli accessi al materiale effettuati dalla rete italiana saranno sempre gratuiti.

Il principio già in precedenza fissato dalla BNCF in previsione dell’accordo con Google, cioè che le digitalizzazione devono essere comunque fruibili gratuitamente dai siti web delle biblioteche proprietarie, è stato qui riconfermato e potenziato stabilendo che studiosi, istituzioni e privati che si collegheranno in rete dall’Italia  potranno fruire liberamente non solo di testi digitalizzati in alta risoluzione, ma anche di una base dati di riferimento con catalogazioni e notizie bibliografiche di valore qualificato. Inoltre, scaduti i quindici anni (calcolati dall’inizio vendita dei prodotti) i contenuti torneranno ad essere totalmente free source: accessibili globalmente dall’intera rete.

Pubblicato su Biblioteche oggi n.2 2011


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