\ STORIE DI BIBLIOTECHE

Salviamo le Biblioteche del Deserto della Mauritania

Nel territorio della Repubblica islamica di Mauritania, negli insediamenti di Chinguetti, Ouadane, Tichitt, Oualata, un tempo importanti centri di cultura lungo le piste carovaniere sub-sahariane e dal 1996 dichiarate dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità, si trovano circa 30 mila manoscritti in maggioranza datati dal XVIII al XIX secolo, ma anche esemplari preziosissimi che risalgono fino al XII secolo.

Un patrimonio in grave pericolo – finora mai restaurato ed ancora in gran parte da studiare - di straordinario valore che mette insieme sapere dell’Islam e rare testimonianze della cultura berbera.

I codici, per la maggior parte in pessime condizioni e spesso ammucchiati alla rinfusa, riguardano, nello specifico, un ampio ventaglio di materie.  Soprattutto religione e giurisprudenza, ma anche letteratura, astronomia, medicina, grammatica ecc.

Tra i pezzi particolarmente pregiati: un testo di teologia dell’anno 480 dall’Egira e due antichi Corani medievali, uno riccamente miniato, l’altro con una doppia rilegatura in cuoio con all’interno delle monete d’oro.

L’allarme di rischio-sparizione per questo tesoro culturale non è nuovo. In passato,  già americani, francesi e tedeschi, hanno, in vario modo, provato a cimentarsi con il problema. Ma, con scarsi risultati. Ora, la richiesta d’aiuto è stata raccolta dall’Italia, paese leader mondiale nel campo del restauro dei patrimoni artistico-culturali.

E su invito della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, la Regione Friuli Venezia Giulia ha sottoscritto con la Mauritania un piano d’intervento, affidandone la progettazione e realizzazione al Centro regionale di catalogazione e restauro dei beni culturali di Udine che potrà inoltre avvalersi dei specialisti del Ministero per i beni e le attività culturali, vale a dire del supporto dell’Istituto Centrale per la Patologia dei Libro.

E’ stato così avviato il progetto biennale: “Salvaguardia delle biblioteche del deserto in Mauritania” , presentato lo scorso luglio a Villa Manin (Udine), sede del Centro regionale di catalogazione e restauro dei beni culturali.

Finanziato con 900 mila euro, di cui 600 mila dal fondo del Ministero degli Esteri e 300 a carico della Regione Friuli, prevede due principali linee d’azione: formazione di personale locale specializzato in conservazione, creazione di strutture tecniche adeguate agli interventi necessari.

A Nouakchott, capitale della Mauritania, si è già svolta la fase iniziale del programma di formazione. Dodici studenti mauritani hanno ricevuto un addestramento di base su alcune discipline scientifiche (chimica, biologia, fisica e informatica) a cui si sono aggiunti approfondimenti culturali sulla storia delle biblioteche e manoscritti della Mauritania.

A questo,  seguirà a breve un corso intensivo in Italia, presso Centro regionale di catalogazione e restauro dei beni culturali di Udine, basato su discipline storiche, scientifiche e tecniche: codicologia e archeologia del libro islamico, conservazione, biologia applicata alla conservazione, digitalizzazione e tecnica fotografica ecc.

La ricchezza delle biblioteche del deserto nasce dal lavoro di tanti uomini che nel tempo  hanno scritti, trascritto, trasportato a dorso di cammello - da ogni angolo dell’impero mussulmano - opere che poi valenti artigiani hanno rilegato con pelli arabescate.

E per salvaguardare anzitutto questo contesto storico-culturale,  che è stato scelto un intervento caratterizzato da un approccio locale e decentrato. Intanto, si è pensato di creare un sistema di laboratori: uno nella capitale, presso l’Institut Mauritanien de Recherche Scientifique,  gli altri decentrati, allestiti a Chinguetti, Ouadane, Tichitt e Oualata.

I cinque laboratori costituiranno le basi operative per i dodici specialisti formati fornendo una rete di servizi distribuiti sul territorio – mediante unità mobili su mezzi fuoristrada – di cui fruiranno i proprietari delle biblioteche.

Nei vari siti dove sono dislocati i manoscritti si procederà al monitoraggio dei parametri ambientali, alla spolveratura dei volumi, alla disinfestazione, alla costruzione e fornitura di involucri per la conservazione e alla digitalizzazione.  Le “biblioteche del deserto” sono, infatti, sottoposte a gravi e molteplici fattori di rischio.

Tra i principali: l’attacco di insetti nocivi che si nutrono dei materiali di cui sono fatti i manoscritti: carta, cuoio, fibre vegetali ecc. Verrà a questo proposito utilizzata una tecnologia appropriata – di produzione italiana -  basata sulla creazione artificiale di uno stato anossico, cioè su un generatore di azoto che ricava gas direttamene dall’atmosfera,  separandolo dall’ossigeno,  senza bisogno di bombole o altro.

Con un compressore, il solo azoto viene poi inviato in una sacca ermetica dove vengono inseriti i manoscritti da trattare. In questo modo, la totale assenza d’ossigeno elimina, dopo un certo tempo, qualsiasi agente nocivo in qualsiasi stadio di sviluppo (uovo, larva, pupa ecc).

Si tratta di una tecnologia efficiente e collaudata che non comporta problemi per la salute degli operatori o dei proprietari delle biblioteche.  L’altro grande nemico, la sabbia, che agisce come devastante abrasivo sulle pagine e rilegature dei manoscritti, sarà combattuto dotando i laboratori periferici di sistemi avanzati di depolveratura con filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air) in grado di intercettare le particelle più microscopiche.

Per il clima desertico, altro enorme problema per i materiali di cui sono composti i libri, gli operatori avranno a disposizione  piccoli lettori portatili  di umidità e temperatura capaci di registrare in continuo i parametri ambientali su memorie elettroniche, permettendo così un monitoraggio globale che renderà possibile le opportune contromisure.

Infine, la digitalizzazione. Per proteggere gli originali e permettere in futuro agli studiosi di consultare i testi senza bisogno di sottoporre ad ulteriore usura gli originali, sarà creato un archivio digitale di sicurezza che conterrà tutte le immagini delle pagine dei manoscritti.

Pubblicato su Biblioteche oggi n.1 2009

 


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