Il Convegno di Parma: un "manuale" per l'evoluzione del Web
Nel novembre
scorso a Parma si è tenuta una conferenza internazionale, promossa
dal Ministero per i beni e le attività culturali nell’ambito
delle iniziative europee di settore, sulla “Qualità
del Web per la cultura”, durante la quale Pierre
Levy, filosofo canadese noto per la sua teoria sull’intelligenza
collettiva indotta dai nuovi media, ha ribadito l’urgenza di far uscire
il Web dall’attuale stadio d’immaturità in cui ancora
prevalgono caos ed anarchia e trasformarlo in uno strumento strutturato
capace di gestire, conservare e trasmettere i flussi di cultura e memoria
collettiva che in continuazione si riversano in esso.
Un intervento, quello del filosofo canadese, non solo in sintonia con un ormai diffuso comune sentire, ma capace di cogliere in pieno l’aspetto sostanziale della conferenza: l’esigenza improcrastinabile di un’evoluzione del Web. Esigenza avvertita, in particolare, da chi, sia come semplice utente o come esperto addetto ai virtual reference desk, utilizza le risorse culturali distribuite dalla Rete.
Insomma, bibliotecari, archivisti,
documentalisti, studenti, semplici cittadini, studiosi ecc., accomunati
dallo stesso problema: le troppe inesattezze, incongruenze, insidie di Internet.
Parola d’ordine è dunque: invertire la tendenza, ponendo la
“qualità del Web” in cima alle priorità.
Ed è proprio quello che si è tentato a Parma, dove, nel corso delle due giornate di lavori che hanno visto la partecipazione dei 25 paesi della nuova EU più Israele e Russia, il ruolo di protagonista è toccato appunto al progetto Minerva .
Nella politica europea per il digitale è stato infatti assegnato al network Minerva, coordinato dal Ministero per e le attività culturali italiano, il compito fondamentale di approntare una piattaforma europea di standard tecnologici, raccomandazioni e linee guida al fine di garantire la coerenza e l’affidabilità dei patrimoni culturali e scientifici europei in formato digitale fruibili attraverso Internet.
E il programma della Conferenza,
oltre ad affrontare temi, importanti, ma di carattere più generale
quali l’accessibilità in Rete del patrimonio culturale per
consentirne l’accesso al più vasto pubblico possibile e lo
sviluppo e la valorizzazione di tutti quei servizi collegabili al concetto
di “turismo culturale”, ha riservato la massima attenzione alla
presentazione di un documento assai atteso, molto particolare, redatto e
più volte aggiornato dal gruppo di lavoro appositamente costituitosi
all’interno del progetto Minerva: il “Manuale
per la qualità dei siti web”.
Punto di partenza del Manuale è il piano d’azione eEurope 2002 sull’accessibilità dei contenuti online delle pubbliche amministrazioni. Da cui sono stati fatti discendere una serie di principi fondamentali e di criteri specifici propriamente ponderati per le AWCP .
A loro volta poi integrati da un catalogo di “patterns”, cioè di soluzioni già pronte riguardo ai problemi di progettazione di siti web culturali, con l’obiettivo sia di far assumere agli operatori del web culturale la piena responsabilità nella gestione dei siti che di superare la sperimentazione ed a volte l’improvvisazione delle prime fasi.
Nondimeno, il Manuale prescrive
due concetti chiave: accessibilità e usabilità, che, insieme
alle linee guida del W3C , rappresentano, secondo gli autori, la strada
maestra nella realizzazione di un Web culturale centrato sugli utenti. Più
esattamente, l’accessibilità e l’usabilità di
una AWCP si ottengono applicando alcuni stringenti principi di qualità,
secondo i quali il sito deve essere: efficace, mantenuto, reattivo, multilingue,
interoperabile, conservato ecc.
Il Manuale identifica come destinatari delle sue raccomandazioni/ prescrizioni 8 SCP che insieme formano il patrimonio culturale-scientifico: archivi, biblioteche, patrimonio culturale diffuso, musei, uffici di gestione e tutela, centri di ricerca e formazione, progetti culturali, eventi temporanei.
Ad ognuno è poi applicata
un’identica griglia di qualità costituita da 12 obiettivi,
i quali mettendosi in relazione con le diverse specificità e competenze
di istituti e progetti, producono il risultato finale, cioè danno
luogo agli 8 schemi da trasferire nei relativi siti web.
Per il “soggetto culturale pubblico” biblioteca, il Manuale suggerisce come principio generale (o missione) di far circolare il sapere superando le mura della biblioteca fisica per raggiungere una sempre più vasta area d’utenza. Indica poi alcune caratteristiche irrinunciabili: la diffusione telematica di informazioni controllate ed organizzate, l’accessibilità garantita a tutte le tipologie d’utenza, in modo particolare ai disabili, la formazione permanente online come risposta al digital divide.
Quindi, spiega come i 12 obiettivi devono essere applicati alla biblioteca nel Web: rappresentando l’identità dell’istituto, rendendo trasparente la sua attività, partecipando attivamente ai network di settore e ai vari servizi di Rete, diffondendo contenuti culturali, sostenendo il turismo culturale con pagine web dedicate al territorio locale, offrendo servizi di virtual reference desk, fornendo contenuti digitali e multimediali, programmando politiche di digitalizzazione del patrimonio, cooperando per la definizione di standard e metadati per la gestione e la conservazione degli archivi elettronici ecc.
Insomma, consigli, metodi e buone pratiche. Ma non si esaurisce qui l’importanza del Manuale. Si tratta, infatti, di un primo concreto contributo per cominciare a gestire le complesse problematiche derivanti dall’interazione tra mondo della cultura e le tecnologie di comunicazione del Web.
Problematiche alle quali sono state, non a caso, riservate i primi 3 punti della Carta di Parma, programma comune sottoscritto dal NRG al termine della conferenza, lì dove si riaffermano: sia l’uso intelligente delle nuove tecnologie che i concetti di qualità e accessibilità.
Le risorse culturali in Rete, che in maniera esponenziale stanno di continuo aumentando grazie all’interconnessione di tutte le memorie, le interfacce e i processori digitali, cominciano a vedere la possibilità di un utilizzo più razionale, un primo passo verso quell’evoluzione del World Wide Web auspicata da Pierre Levy.
Pubblicato su Accademie
& Biblioteche d'Italia n.
1-2 2004
Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007
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