Il burocrate ti aiuta in Rete
Per la più grande azienda italiana, circa 3 milioni e mezzo di dipendenti distribuiti in ben 15 mila uffici, cioè la Pubblica Amministrazione, è pronta la più estesa e complessa rete telematica mai realizzata: il “Sistema Pubblico di Connettività e Cooperazione”, meglio conosciuto con l’acronimo SPC.
Si tratta, secondo il Presidente del CNIPA (Centro Nazionale per l’informatica nella PA): “del più grande progetto mai definito in Italia nel campo delle telecomunicazioni “.
Insomma, una mega rete nazionale con robuste propaggini internazionali – fa parte dell’SPC anche la RIPA (Rete Internazionale della PA) già operativa che raggiunge 400 sedi all’estero dislocate in 120 paesi – che sembra promettere ai cittadini e alle imprese l’avvio di quella “rivoluzione copernicana” chiamata “e-Government” più volte annunciata ma tuttora attesa.
Dal punto di vista tecnologico i segnali ci sono, a cominciare dal nuovo approccio di base: il passaggio dal semplice trasporto dati – servizio svolto dalla vecchia rete unitaria della pubblica amministrazione (RUPA) – alla gestione globale dei dati (SPC). Evoluzione resa possibile da alcune – fondamentali – innovazioni.
Tra queste, un posto importante spetta alla nuova architettura SOA (Service Oriented Architecture). Adottare questo modello vuol dire andare oltre l’architettura client – server, finora modello imprescindibile per ogni servizio di rete a cominciare da internet.
Non più dunque il semplice “botta e risposta” tra un client che chiede un servizio e un server che lo fornisce, ma un diverso tipo di transazione – pensata per realtà complesse e distribuite – dove tra client e server si inserisce un terzo basilare elemento: il registry.
Tutti i servizi messi a disposizione dai fornitori che partecipano ad una rete vengono raccolti al suo interno. Ed è poi qui che i client accedono per contattare i vari fornitori (server) e scegliere i servizi di cui al momento necessitano.
Scopo del “Service Oriented”: soddisfare le richieste degli utenti utilizzando tante singole applicazioni come fossero parti di un unico processo. Applicare questo modello alla PA, significa qualcosa di “rivoluzionario”, vuol dire – in sostanza – rimettere insieme – dopo averli elaborati – i vari pezzi di un qualsivoglia procedimento amministrativo cosicché il cittadino possa ricavare un documento e/o una certificazione mediante una singola risposta a prescindere dal numero delle amministrazioni e degli uffici coinvolti nella formazione degli atti.
Altra fondamentale innovazione è l’infrastruttura di trasporto dei servizi digitali PA, la rete SPC. Qui interviene il QXN (Qualified eXchange Network), cioè i nuovi punti di interscambio ideati per i trasformare le reti dei quattro operatori telefonici che si sono aggiudicati la gara “multifornitore” bandita dal CNIPA - FastWeb, BT Italia, Wind e Telecom – in un unico ambiente di rete in grado di distribuire in maniera omogenea applicazioni e servizi.
Gli QXN interconnessi ad alta velocità sono situati presso i due principali NAP (Neutral Access Point) italiani: il Mix di Milano e il Namex di Roma.
La dotazione tecnologica dell’SPC è completata dal nodo di interconnessione VoIP alla cui realizzazione hanno contribuito aziende leader del settore quali Alcatel e Cisco System.
Grazie al quale tutte le amministrazioni potranno scambiarsi dati, voce ed immagini - tramite IP (protocollo internet) – non solo con notevoli risparmi economici (vedi bollette telefoniche) ma anche con la possibilità di implementare servizi quali telelavoro o condivisione a distanza di documenti con risparmi aggiuntivi sugli spostamenti ed incrementi sulla tempestività ed efficacia dei procedimenti.
Con questa nuova architettura tecnico-organizzativa la PA promette immediati risparmi – le spese per i servizi di connettività per la sola PA centrale dovrebbero ridursi dai 130 milioni di € del 2004 ai circa 65 milioni di € nel 2007 – e duraturi vantaggi ai cittadini in termini di efficacia, trasparenza e qualità dei servizi forniti.
Ripromettendosi anche di contrastare il digital divide mettendo a disposizione (con modalità tutte ancora da definire) la banda larga dell’SPC quando questa non viene utilizzata dagli uffici: dalle 18 alle 8 del mattino.
Staremo a vedere, anche perché il costo del “Sistema Pubblico di Connettività e Cooperazione” non è roba da poco, si parla di un investimento, nell’arco di cinque anni, di oltre 1,5 miliardi di euro.
Pubblicato su Tuttoscienze (La Stampa) il 6 giugno 2007
- Cultura Digitale 2003 -
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