La Biblioteca della Memoria
Prima l’avvento della stampa, poi la
rivoluzione delle memorie digitali, hanno cancellato ogni traccia delle
antiche arti della memoria. Tramontata per sempre l’epoca della cultura
orale che imponeva agli eruditi la padronanza di raffinate mnemotecniche
per memorizzare lunghissimi elenchi di nomi, enormi quantità di concetti
e argomenti, con il libro a stampa e poi con l’archiviazione elettronica,
una massa sempre più ipertrofica di dati si è prima trasferita
su montagne di carta, ed ora sta implacabilmente riempiendo, in forma di
bit, i dischi magnetici, ottici e qualsivoglia supporto di memorizzazione
contenuto nei milioni e milioni di computer sparsi per il mondo.
Ma per fortuna, qualche tempo fa, qualcuno a pensato bene
di muoversi per salvare da un paradossale oblio le ultime testimonianze
rimaste concernenti le prime tecniche di memorizzazione messe a punto dall’uomo.
Morris N. Young, un oftalmologo newyorchese, si è, infatti, impegnato
per anni in una pervicace ricerca di opere e documenti vari sulle artes
memoriae , riuscendo alla fine a mettere insieme quella che probabilmente
è la più vasta e significativa collezione sull’argomento
esistente al mondo e che comprende: libri antichi, opere moderne, riviste,
memorabilia, gadgets, giochi, artifici prestidigitatori e cimeli di ogni
genere.
Tuttavia, sul finire degli anni ’80, l’emerito
dott. Young, spinto dal fatto che la sua abitazione in Fifth Avenue ed un
altro appartamento adibito esclusivamente a magazzino non solo non bastavano
più a contenere materialmente la collezione ma soprattutto ne impedivano
una ragionata sistemazione, l’avvio di una catalogazione e quindi
la possibilità di fruizione per studi futuri, decide, probabilmente
con forte rammarico, di privarsene. Il compito di trovare un acquirente
prestigioso e in grado di garantire la conservazione, la valorizzazione
e il pubblico utilizzo della raccolta è affidato al librario antiquario
inglese Robin Halwas.
Di lì a poco iniziano i contatti con l’Università di
San Marino che per questa particolare ricognizione può anche avvalersi
dell’autorevole consulenza del suo più famoso docente: Umberto
Eco, il quale nel corso di un viaggio a New York esamina la collezione traendone
un giudizio positivo. A questo punto la strada per la conclusione delle
trattative è spianata. E la collezione denominata “Fondo
Young” viene acquisita, agli inizi degli anni ’90, dalla
Biblioteca dell’Università di San Marino.
Per prima cosa i bibliotecari si concentrano sulla parte più rara
e preziosa della raccolta: 197 opere anteriori al 1800, 11 incunaboli, un
manoscritto medievale e alcuni manoscritti più tardi. La catalogazione
di questo ricco settore librario antico è affidata all’esperto
Paolo Pamploni. Il passo successivo è la visibilità in Internet.
Sia il catalogo antico che una selezione di immagini digitalizzate tratte
da alcune delle più pregevoli opere, vengono messi in Rete .
E siamo all’oggi. Il recupero dall’oblio delle artes memoriae
caldeggiato da Eco e progettato dall’Università di San Marino
non si ferma qui, è già proiettato oltre il pur importante
risultato, per bibliofili e studiosi, del catalogo antico online. C’è
ancora un cospicuo materiale ricevuto dal dott.Young che attende di essere
investigato, si tratta del settore moderno che contiene altri 2 mila volumi,
altrettanti articoli, ma specialmente 500 pezzi di grafia e oggetti vari,
pezzi unici dalle fogge e significati particolari, tutti comunque legati
alla memoria e all’atto del ricordare. Intanto, a breve, sarà
avviata la completata la digitalizzazione (testi ed immagini originali e
bellissime) del settore antico ed una prima catalogazione dell’oggettistica
d’uso mnemonico. Insomma, quella “Biblioteca della memoria”
tenacemente voluta e messa insieme pezzo dopo pezzo dal dott. Young sembra
farsi sempre più reale, un luogo aperto a tutti per capire e non
dimenticare quanto è stato importante il saper ricordare per lo sviluppo
della civiltà.
Pubblicato su WUZ n.1 gennaio/febbraio 2005
Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007
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