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Biblioteca digitale ma libro di carta

Robert Darnton, storico newyorkese, uno che se ne intende di libri tradizionali e di testi elettronici, qualche anno fa, nel suo famoso artico The new age of the book scriveva: “Il libro tradizionale ... non mi sembra in pericolo. La carta resterà insostituibile, anche perché il libro a stampa è un invenzione perfetta…”. Convincimento confermato, udite udite…, dallo stesso Bill Gates che sembra aver più volte confessato di non riuscire a leggere sullo schermo più di quattro pagine.

Insomma, dato troppo presto per morto, dopo l’avvento di Internet e del digitale, il libro tradizionale sembra invece mostrare longevità e vitalità inaspettate. Aiutato in questo anche dal sopravvenire di un generale scetticismo riguardo la tecnologia considerata da tutti, un po’ troppo affrettatamente, come la sicura erede del libro a stampa: l’eBook, rivelatasi invece, alla prova dei fatti, una sempre più fragile alternativa sia per l’assenza di un definitivo standard che, e soprattutto, per la carente qualità e costo dei lettori hardware nonché per la scarsissima comodità d’uso.

Ma ora, oltre alla persistenza come supporto tradizionale, il libro vede aprirsi davanti a se un nuovo ed inaspettato futuro conseguenza di una sua integrazione proprio con quelle tecnologie che secondo la vulgata corrente ne dovevano decretare la fine. La parola magica è Print-On-Demand. Non è una tecnologia nuovissima, se ne parla da qualche anno. finora però limitata a sistemi localizzati di stampa digitale fatti su misura per lavori di piccola editoria come cataloghi, atti di convegni, pubblicazioni scientifiche, bilanci aziendali, manualistica, tesi di laurea ecc.

Ultimamente però, le prospettive potrebbero allargarsi a dismisura. Jason Epstein, grande editor e fondatore del New York Review of Books, da sempre protagonista del mondo dell’industria libraria, ha rilanciato il suo progetto di rivoluzione digitale dell’editoria. Secondo Epstein la tecnologia attuale è ormai matura per il grande salto. Il sistema post-gutenberg da lui disegnato si compone di pezzi, in parte, già esistenti e funzionanti che attendono al massimo d’essere completati e poi connessi per interagire fra loro. Anzitutto, Internet, ovvero il grande ed unico medium commercialmente capace di riproporre l’antico rapporto faccia a faccia, poi un grande catalogo online di file digitali ed infine un’infrastruttura esterna.

Riguardo Internet, c’è ben poco da dire, la rete delle reti è pronta, in costante espansione e suscettibile di ulteriori potenziamenti. Il grande archivio digitale deve essere invece assemblato. Il contenuto è però in gran parte già pronto. Fin dalla metà degli anni ’90 quasi tutti i libri pubblicati in quasi tutti i paesi del mondo sono stati composti a partire da file digitali che, con piccole modifiche, possono essere trasmessi, scaricati in forma leggibile su qualsiasi computer e stampati a richiesta. Inoltre, molti titoli più vecchi, alcuni da tempo fuori catalogo, come pure tante riviste scientifiche, specialistiche, economiche e via dicendo, sono stati nel frattempo digitalizzati.

L’infrastruttura esterna dovrebbe, dalla sua, includere gli innumerevoli database dei tanti singoli editori (ancora da implementare) collegati all’archivio centrale e poi le unità periferiche, cioè le macchine per la creazione dei libri veri e propri dislocate strategicamente in vari punti vendita. Queste macchine già esistono. Sono in funzione in alcuni piccoli laboratori. Il loro inventore Jeff Marsh le propone via Internet come soluzione globale ai problemi che affliggono l’attuale obsoleta industria editoriale. Si tratta di una serie di apparecchi lunghi circa due metri e mezzo e alti poco più di uno, in grado di interfacciarsi sia con Internet che con una Lan e di ricevere un file digitale contenente il testo di un libro poi di convertirlo nelle dimensioni desiderate, stamparlo e rilegarlo. Il tutto in pochi minuti e senza intervento umano. Ad esempio, il modello più potente, la “PerfectBook-120”, è addirittura in grado di sfornare un libro di 200 pagine in un tempo record di soli 2 minuti.

Queste macchine, secondo Epstein, potranno essere installate, al pari degli sportelli automatici, ovunque esistano elettricità e riserve di carta: all’interno di biblioteche, nelle università, nei centri commerciali, in chioschi appositamente allestiti. Inoltre, punti vendita con queste macchine Print-On-Demand potranno risultare particolarmente utili in tutte nei paesi in via di sviluppo o in tutte quelle località dove scarseggiano le librerie e i costi di spedizione per singole copie di libri sono troppo alti.

Quando questo ramificato sistema di Books-On-Demand sarà operativo, quando sarà pronta anche l’indispensabile infrastruttura commerciale, ai lettori basterà un accesso ad Internet attraverso un computer, o un palmare, per consultare un catalogo illimitato fatto di innumerevoli database contenenti i file digitali, fatta poi la scelta si tratterà di trasmettere i file alla più vicina stazione di Print-On-Demand che a sua volta s’incaricherà di segnalare quando i libri saranno pronti per essere ritirati.

Pubblicato su Tuttoscienze (La Stampa) il 5 maggio 2005


Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007

 
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