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La Biblioteca Digitale Europea

Tra libri e periodici rilegati, il numero dei volumi presenti nelle biblioteche europee ammonta a 2.533.863.879 , mentre considerando pellicole cinematografiche, registrazioni video e registrazioni sonore, si stima che negli archivi europei sia conservata una mole di materiale audiovisivo corrispondente a circa 200 milioni ore/ trasmissione . Si tratta, con tutta evidenza, di un patrimonio culturale vastissimo, disseminato fisicamente ai quattro angoli del vecchio continente, e soprattutto assai eterogeneo giacché frutto di un habitat multiculturale e multilingue.

Consapevoli che se un tale patrimonio non verrà digitalizzato e reso accessibile on line, potrebbe non occupare il proprio posto nella futura geografia del sapere , i capi di Stato e di governo di Italia, Polonia, Germania, Spagna e Ungheria, sulla scia del promotore, il presidente francese Jacques Chirac, facendo proprie anche le preoccupazioni di Jean-Noel Jeanneney, presidente della Biblioteca Nazionale Francese, secondo il quale “si tratta di evitare il crescente dominio dell’America nella definizione dell’idea che le prossime generazioni si faranno del mondo”, hanno chiesto all’Unione europea di avviare urgentemente un’iniziativa per la realizzazione di quella che può essere definita la “Biblioteca Digitale Europea”.

La Commissione, organo esecutivo della UE, ha raccolto la richiesta, decidendo di avviare, nell’ambito della strategia per la “società dell’informazione” e all’interno dell’iniziativa “i2010” volta ad incentivare l’economia digitale, il progetto BDE (Biblioteca Digitale Europea). Viviane Reding, commissario per la “Società dell’informazione e media”, nel promuoverlo, oltre, ovviamente, a metterne in risalto le ambiziose finalità, affermando che: “le tecnologie dell’informazione consentiranno di attingere alla memoria collettiva dell’Europa con un semplice clic...”, ha, nello stesso tempo, indicato gli snodi fondamentali dai quali dipenderà il futuro del progetto:”...ciò diventerà realtà grazie al contributo della Commissione europea al finanziamento di centri di competenza per la digitalizzazione e alla definizione di un quadro prettamente europeo per la tutela, l’accessibilità e l’uso dei diritti di proprietà intellettuale nelle biblioteche digitali”.

Come, infatti, dimostrano i vari tentativi simili in campo, primo fra tutti il mega-progetto targato Google, il destino di ogni qualsivoglia progetto di biblioteca digitale è oggi indissolubilmente legato ai seguenti fattori: finanziamenti adeguati all’impresa, tecnologie di digitalizzazione innovative, sistemazione della questione copyright. Si tratta ora di vedere, come il progetto BDE intenda rispondere a questa triplice sfida.

Nell’ultima comunicazione ufficiale della Commissione sulle biblioteche digitali , si legge:”al momento è stata digitalizzata solo una piccola parte delle collezioni europee. In tutti gli Stati membri esistono attività di digitalizzazione, ma gli sforzi sono frammentati e i progressi sono stati relativamente lenti ”. E più avanti:”la digitalizzazione richiede molta manodopera ed è un processo costoso. Richiede inoltre un cospicuo investimento iniziale che, nella maggior parte dei casi, oltrepassa le possibilità delle istituzioni che detengono le informazioni ”. Risulta evidente da questi estratti, quanto l’urgenza di una vasta campagna di digitalizzazione del patrimonio culturale europeo sia legata a doppio filo ad una commisurata disponibilità di risorse economiche.

La risposta del progetto è: cofinanziamento e allestimento di una rete di “centri di competenza” per la digitalizzazione. Riguardo al primo punto, per ora, non c’è altro che questa indicazione: la Commissione finanzierà solo parte del progetto, mentre per la restante è prevista la partecipazione di soggetti privati e grandi aziende. Insieme ad un’unica certezza: i costi per l’avvio e il decollo del progetto si annunciano salati, da qui al 2010, alcune stime parlano di almeno 150 milioni di euro .

Vi è poi, pressante, la sfida tecnica, cioè la rincorsa a migliorare le tecniche di digitalizzazione per renderle più accessibili ed efficienti in relazione ai costi e alla velocità di scansione, sia per il materiale audiovisivo che per i libri. A questo proposito, vale la pena di ricordare che uno dei punti di forza del progetto Google sta nella tecnologia di digitalizzazione ritenuta dagli esperti, tra quelle attualmente disponibili sul mercato, la più veloce e la più perfezionata anche nel trattamento del materiale librario di pregio. E proprio per colmare, e in fretta, questo considerevole gap, la BDE ha intenzione d’affidarsi al supporto tecnico e gestionale che i “centri di competenza”, tutti ancora però da realizzarsi e sempre attraverso il cofinanziamento, dovranno garantire, come tanti avamposti d’assistenza dislocati nel territorio, all’insieme degli istituti culturali europei impegnati nell’attività di digitalizzazione dei propri patrimoni.

Dovranno, ad esempio, per quel che riguarda le difficoltà tecniche nella digitalizzazione dei testi scritti, lavorare per migliorare le prestazioni dei sistemi di riconoscimento ottico (OCR) per le lingue diverse dall’inglese . Oppure, rispetto alle difficoltà organizzative, operare il massimo sforzo per promuovere strategie del tipo: “digitalizzare una sola volta e diffondere al massimo”, in altre parole inculcare il principio del coordinamento e della cooperazione a livello nazionale ed europeo per evitare dispendiose duplicazioni con la digitalizzazione, più volte, delle stesse opere o collezioni.

Nessuno immaginava di vedere Google Print, la supercorazzata di Google partita baldanzosamente alla conquista della Biblioteca digitale universale on line, arenarsi quasi subito sulle secche del diritto d’autore, e li rimanere non sapendo più come venirne fuori. Infatti, la digitalizzazione implica due delicati problemi: la copia e l’accesso alla copia, e di conseguenza il copyright è diventato la “questione” dell’era digitale.

D’accordo per la disponibilità di stanziamenti e l’indispensabile know-how tecnologico, ma se le biblioteche digitali non trovano una soluzione a questo impasse giuridico rischiano di rimanere al palo. In base alla legislazione universalmente vigente, può essere digitalizzato ed offerto on line soltanto materiale di “dominio pubblico”, ossia opere del primo ‘900 o precedenti, secondo l’anno di morte dell’autore.

Ma spesso la situazione è assai più complicata. Infatti, anche quando le opere non sono più soggette a diritto d’autore è possibile, ad esempio, che persistano diritti sulle varie edizioni di un’opera: diritti relativi alle introduzioni, alle copertine, alla veste tipografica ecc. Tutto questo, Google docet , può significare la paralisi, il ridimensionamento o addirittura il fallimento del progetto.

L’Europa, con la direttiva 2001/29/CE , aveva già in passato provato a superare il problema ritagliando, per l’accesso alla cultura, un’eccezione per gli atti di riproduzione specifici effettuati da biblioteche accessibili al pubblico, istituti di istruzione, musei e archivi. Tuttavia, tale direttiva non essendo obbligatoria, non ha vincolato, di fatto, in nessun modo gli Stati membri. Ora, per preparare la strada alla BDE, ci riprova.

Entro la fine del 2006 è prevista una comunicazione della Commissione per un riesame complessivo del quadro relativo ai diritti d’autore anche alla luce dei risultati ottenuti dalla consultazione on line, effettuata nel 2005 sul gradimento della BDE, che rispetto alla delicata questione del copyright ha evidenziato, nelle risposte, una serie di divergenze, da ricomporre, tra istituzioni culturali (biblioteche, archivi e musei) e detentori di diritti (autori ed editori).

In conclusione, se il progetto riuscirà a superare i principali ostacoli fin qui segnalati, la strategia tripartita imperniata sulla digitalizzazione delle collezioni analogiche, l’accessibilità on line e la conservazione digitale, dovrebbe portare la BDE ad avvalersi, entro il 2006, della collaborazione di tutte le biblioteche nazionali dell’Unione, poi entro il 2008, aggregati anche gli archivi e musei, potrebbero cominciare ad essere accessibili i primi 2 milioni di documenti digitalizzati tra libri, film, fotografie ecc., quindi alla scadenza del 2010, la BDE, avviata a quel punto a diventare una gigantesca mediateca, dovrebbe non solo arrivare ad offrire almeno 6 milioni di contenuti ma anche proporsi come centro di una rete multimediale alla quale andranno, man mano, a collegarsi le biblioteche, gli archivi e i musei d’Europa. Sempre che nel frattempo le incognite sui finanziamenti e il copyright non ci mettano lo zampino…

Pubblicato su Biblioteche oggi n.7 2006


Cultura Digitale 2003 - ultimo aggiornamento: 5.03.2007

 
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