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Nasce ARROW per gestire i "digital rights"

Per Vivian Reding - commissaria europea per la società dell’informazione e dei media – “è importante proteggere la proprietà intellettuale per stimolare la creatività e l’innovazione in un’economia basata sulla conoscenza”. Vale a dire, per trasformare l'idea di Biblioteca digitale europea in realtà è necessario trovare soluzione alle questioni legate al diritto d'autore in ambiente on line.

Proprio per questo scopo è stato creato un gruppo di esperti – tra i quali responsabili della British Library, della Deutsche Nationalbibliothek, della Federazione degli editori europei e di Google – che ha prodotto per la Commissione europea una relazione.

Punto centrale: la raccomandazione di concludere accordi volontari tra biblioteche e titolari di diritti, a cominciare dai settori della conservazione digitale e delle opere orfane e fuori stampa.

Si chiama ARROW, ed è stato presentato all’ultimo London Book Fair. Si tratta di un progetto che nasce nell'ambito di un consorzio di ricerca coordinato dall'AIE (Associazione Italiana Editori)  e che coinvolge la Federazione degli editori europei (FEE-FEP), la European Digital Library Foundation , l'International Federation of Reproduction Rights Organisation e l'European Writers Congress,  e che in pratica raccoglie le sollecitazioni della Reding e le raccomandazioni formulate dal gruppo di esperti.

Come ha spiegato il direttore tecnico Piero Attanasio dell’AIE, ha l’obiettivo:  "di gestire i problemi del diritto d'autore nel mondo digitale in modo non conflittuale attraverso la collaborazione tra autori, editori e biblioteche e l'uso innovativo delle tecnologie".

Insomma, nell’urgenza di risolvere l’impasse di una digitalizzazione che forzatamente limitata al “pubblico dominio” sta creando nelle collezioni digitali il “buco nero” delle opere del XX secolo (in regime di copyright) con conseguente rischio per strategie, economie e sviluppi delle biblioteche digitali, si scommette sulle “performance” della tecnologia.

Mentre per i movimenti “Open Access” è la proprietà intellettuale ha rappresentare oggi il principale ostacolo alla libera circolazione del sapere, per ARROW l’approccio è diverso: la chiave per facilitare la diffusione e l’accesso ai contenuti digitali è invece nella gestione non conflittuale del copyright.

L’ostacolo si dovrebbe trasformare in opportunità, in punto di partenza. Anche perché solo il copyright può garantire quegli investimenti, incentivi e remunerazioni essenziali per l’apporto di innovazione tecnologica.
 
In base al disegno di ARROW le biblioteche digitali e i vari provider di contenuti possono tranquillamente coesistere. Si tratta soltanto di creare le giuste condizioni, cioè di realizzare un’infrastruttura per i “digital rights” che faccia da intermediazione e da incentivo.

Perché con il passaggio dai libri cartacei ai files, vale a dire nell’era “dell’intangible book”,  il problema non è più quello dei contenuti stessi, ma dei diritti (digitali) che ne regolano gli utilizzi.

Mentre negli USA esistono già iniziative per la gestione delle informazioni sui diritti d’autore e metadata come DiscoverWorks e il Registry of Copyright Evidence (OCLC), in Europa il problema è più complesso.

L’ambiente multiculturale e multilinguistico del vecchio continente necessita di soluzioni diverse, più articolate. Per questo ARROW propone un’infrastruttura distribuita per facilitare l’accesso ai contenuti digitali nel rispetto del diritto d’autore.

L’innovazione consiste nel prevedere una piattaforma operativa dove lo sviluppo di molteplici modelli di accesso alle opere è perfezionato  e potenziato attraverso la garanzia di una loro completa interoperabilità.

Tutto ciò, per gli utenti della futura Biblioteca digitale europea, dovrebbe significare massima trasversalità nella ricerca, mentre per i fornitori di contenuti – pubblici e privati che aderiscono al network - la possibilità di scegliere una propria politica di copyright stabilendo liberamente certe condizioni d’uso.

ARROW può contare su un finanziamento europeo di oltre 2,5 milioni di euro, ma anche sul fatto di essere parte di una strategia ben più ampia: il programma eContentplus, un forte impegno comunitario da 149 milioni di euro finalizzato a rendere i contenuti digitali in Europa più accessibili, utilizzabili e sfruttabili, facilitando la creazione e diffusione di informazioni e conoscenze.

Rimane il dubbio se il “quid” d’innovazione tecnologica applicato in funzione collaborativa  possa realmente bastare a dirimere l’ingarbugliata questione dei diritti di proprietà intellettuale.

Oppure è indispensabile anche qualche intervento normativo, come sembra suggerire il Parlamento europeo che in recente relazione (marzo 2008) sulle industrie culturali in Europa, si è così espresso: “bisogna tener conto delle peculiarità dell’era digitale e ripensare l’assetto della disciplina della materia, ricercando nuove posizioni di equilibrio tra il diritto di accesso alla cultura digitale e quelli relativi al copyright”.  

In ogni caso, entro giugno 2008 ARROW dovrebbe mettersi in moto, poi avrà almeno 30 mesi per affrontare i suoi obiettivi. Il compito non è facile, anche perché i tempi della Biblioteca digitale europea incalzano sempre di più.

Pubblicato su Biblioteche oggi n.8 2008

 


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