Dopo un suo recente intervento presso l’American University di Washigton D.C sul tema “Who runs Internet?” (Chi controlla Internet?), abbiamo posto a Laura De Nardis, tra i maggiori esperti mondiali di governance della rete, alcune domande sugli interessi, i meccanismi di controllo, il copyright e le questioni di privacy che cercano di “forzare” l’architettura universalista e paritaria della rete con il rischio alla fine di stravolgerla mettendo in pericolo la libertà d’informazione.
Secondo lei la presenza di grandi interessi di governi, d’imprese
e di grandi società in Internet è sufficiente per la creazione
di meccanismi di controllo della rete? Oppure è necessaria l’esistenza
di una specifica volontà di controllo?
Ci sono, in generale, tre entità che governano Internet:
gli Stati nazionali sovrani con le loro leggi; le nuove istituzioni
globali come la ICANN (Internet Corporation for Assigned Names Numbers)
e la IETF (Internet Engineering Task Force); le società private
che controllano alcuni aspetti di Internet, come quello della privacy
nel caso di Facebook. Ma, nello stesso tempo, la governance di Internet
può essere condizionata tecnicamente da decisioni prese dall’industria
privata. Voglio dare un esempio al riguardo. Durante la controversia
Wikileaks sulla diffusioneo dei dispacci diplomatici USA, l’industria
privata decise il blocco sia tecnico che finanziario di WikiLeaks. In
pratica, l’azienda fornitrice dei servizi DNS ( Domain Name System)
blocco il servizio è quindi oscurò – anche se temporaneamente
– il sito Wikileaks. Insomma, una società privata (e non
un ente governativo) prese ed adottò la decisione di cancellare
una presenza on line (quella di Wikileaks) ritenuta scomoda. Analogamente,
Amazon decise di interrompere il suo servizio di hosting per i siti
wikileaks.org e cablegate.wikileaks.org. Mentre altre società,
come MasterCard, PayPal, Visa, interruppero i loro flussi finanziari
verso Wikileaks. Qui non importa il giudizio su Wikileaks, ma importa
invece che entità private, che a vari livelli gestiscono le infrastrutture
di Internet, abbiano facoltà di eliminare una presenza on line.
Nella società dell’informazione, questo è un grande
potere.
Pensa che di norma i meccanismi di controllo su internet siano indifferenti
ai contenuti ? Oppure l’obiettivo nascosto è sempre la
censura di contenuti sgraditi?
In teoria, la governance di Internet è indifferente rispetto
ai contenuti. Ad esempio, una funzione importante della governance è
la distribuzione delle risorse critiche di Internet, come nomi di dominio
e indirizzi Internet. Questa funzione non ha nulla a che fare con i
contenuti che circolano in Internet, ma è condizione necessaria
per “essere in Internet”. Altre funzioni importanti di governance
– come ’Internet Exchange Points – sono sempre sotto
il livello dei contenuti. Tuttavia, si tratta di funzionalità
che comunque determinano il modo di accedere alle informazini ed i livelli
di libertà e privacy mentre si scambiano informazioni. Infatti,
l’architettura di Internet viene sempre più utilizzata
come una sorta di proxy per intervenire sui contenuti. Basta pensare
alle pratiche dei governi autoritari oppure alle azioni delle grandi
società dei media contro la pirateria. Di fatto, le battaglie
sui contenuti si combattono ormai sempre più intervenendo sulle
infrastrutture tecnologiche di Internet. Esempio inquietante di ciò
è il "kill switch", cioè impedire il flusso
delle informazioni attraverso le infrastrutture, quello che in pratica
ha fatto il governo egiziano chiudendo Internet nel 2011.
È Internet il posto dove lo scambio tra meno diritti più
sicurezza può funzionare meglio? E se si, perché?
La governance di Internet comporta compromessi significativi
tra i valori in conflitto, come la sicurezza nazionale contro la privacy
individuale e l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale
contro la libertà di espressione. Il ruolo delle norme di legge
e dei tecnici è cercare di bilanciare questi valori in conflitto.
Legislazioni restrittive riguardo il copyright e l’antipirateria possono costituire un serio rischio per il libero accesso in Internet?
Questa è una domanda importante. La pirateria è un problema serio per Internet ma leggi troppo restrittive possono danneggiare la libertà di espressione. Anche le battaglie per la difesa del copyright stanno cercando soluzioni nell'infrastruttura di Internet. La violazione del copyright avviene tipicamente a livello individuale, mediante l’utilizzo delle reti di contenuti peer-to-peer, e poi a livello di contenuti illegali con rimozione dei contenuti imposta agli Internet provider. Ad esempio, alcuni paesi hanno adottato il pugno di ferro con la sospensione dell’accesso a Internet agli individui che violano ripetutamente le leggi sul copyright, con il rischio però di ulteriori danni collaterali alla libertà d’espressione: intere famiglie tagliate fuori da Internet soltanto perché una persona ha violato il copyright.
Facebook ed altri simili grandi social network sono un serio pericolo per la nostra vita privata?
Social media come Facebook non influiscono, in linea generale, sulla privacy. Gli individui che volontariamente si iscrivono a questi servizi possono leggere i termini d’accordo e quindi regolare l’impostazione della propria privacy come meglio desiderano. Tuttavia, ci sono molte domande che possiamo porci sulla privacy. Ad esempio, con che trasparenza le imprese utilizzano i dati individuali? Gli introiti della pubblicità on line rendono gratuiti i social network, i motori di ricerca e i servizi di email. Tuttavia, la monetizzazione della pubblicità è sempre più basata sulla capacità di “tracciare” gli utenti relativamente al comportamento e alla localizzazione. Gli utenti non hanno informazioni su questo monitoraggio e sull’utilizzo di questi dati. A mio parere, deve esserci più visibilità rispetto a queste pratiche di compartecipazione di dati. Sono anche preoccupata per il ruolo di una pratica tecnica ancora meno visibile: la “deep packet inspection” (DPI). Si tratta di una nuova possibilità data dalle tecnologie firewall di scrutare all’interno delle informazioni inviate attraverso Internet. Ci sono diverse ragioni per usare questa nuova tecnologia: monitoraggio di worm e/o virus oppure gestione del traffico di rete. Tuttavia, questo tipo di sorveglianza “informata” solleva nuove implicazioni per i cittadini che utilizzano Internet.
Libertà di espressione e profitto potranno alla fine coesistere
in Internet? Oppure l’architettura di Internet ne sarà
stravolta?
Nella maggior parte del mondo, credo che la libertà di
espressione e di profitto già generalmente coesistono su Internet.
Sì, ci sono esempi in cui l'accesso non è disponibile
per tutti o dove i governi o le aziende private hanno tagliato l'accesso.
Nonostante questi problemi, i singoli cittadini con l’accesso
a Internet hanno conquistato una sfera pubblica digitale con la quale
esprimere se stessi e nello stesso tempo accedere ad un patrimonio di
conoscenze e notizie come mai prima. Intere industrie sono emerse grazie
a questa sfera pubblica digitale con grandi vantaggi soprattutto grazie
al business della pubblicità on line. Tuttavia, questo equilibrio
tra libertà di espressione e profitto non può essere dato
per scontato. Richiede infrastrutture aperte, parità di condizioni
per l’innovazione, e la costante vigilanza per preservare la libertà
di espressione da parte delle nazioni libere ed infine la promozione
della libertà di espressione nelle zone del mondo dove questa
è repressa.
(Laura De Nardis, tra i maggiori esperti mondiali di governance di
Internet. Docente di scienze della comunicazione presso la l’American
University School of Communication, direttore esecutivo del “progetto
sulla società dell’informazione” della Yale Law School.
Ha pubblicato “Information Technology in Teoria” nel 2007
e più recentemente “The Globalization of Internet Governance”)
- Cultura Digitale 2003 -
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